#LIBRIEDINTORNI – I colori dell’editoria: Bianco Einaudi 📚

Negli scorsi appuntamenti abbiamo ripercorso la storia del “blu Sellerio” (con La memoria, mitica collana della casa editrice palermitana) e del genere giallo o, per meglio dire, della collana gialla di Mondadori (che poi ha dato il nome all’intero filone narrativo).

Quest’oggi, protagonista assoluto è il bianco Einaudi.


Con affetto facciamo il verso al capolavoro di Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio. Qui in versione ET Classici, con traduzione di Fernanada “Nanda” Pivano.

È un fatto universalmente noto, riconosciuto tanto dagli addetti ai lavori quanto dai lettori, che una casa editrice, soprattutto se all’esordio sulla scena, non possa fare a meno di distinguersi nel mare magnum di proposte che affollano il panorama editoriale.
E spesso è stato il lavoro ingegnoso e coraggioso dei professionisti della grafica (o, più in generale, dei professionisti delle immagini e della comunicazione: come il già visto Enzo Sellerio, fotografo prima ancora che editore) a fare la storia culturale del nostro Paese.

Innegabilmente, le copertine immacolate Einaudi fanno ancora scuola: un modello fondato su un’eleganza sobria e funzionale che è requisito imprescindibile per il fondatore della casa editrice piemontese, Giulio Einaudi. Grande sostenitore dell’essenzialità, desideroso di attirare lo sguardo del pubblico, sì, ma con una «forma» che non stimoli mai alcun «disturbo ottico»; tant’è che dichiara schiettamente di non riuscire a leggere libri dai «caratteri troppo grandi, copertine troppo indiscrete».

Il fondatore della Giulio Einaudi Editore, Giulio Einaudi (1912-1999). Foto da LA STAMPA.
Il carattere tipografico degli interni Einaudi.

Non c’è che da sfogliare uno qualunque degli ormai innumerevoli libri pubblicati della casa editrice per scovare, impressa anche tra le pagine, l’identità einaudiana, grazie alla cura silenziosa e maniacale riservata a ciò che (permetteteci la battuta!) si trova sottolacopertina. 
Ma se chiudiamo gli occhi e pensiamo a Einaudi, è la prima di coperta, rapida, a occupare la nostra mente: pulita e, soprattutto, bianca. Pochi elementi sul fondo casto, purissimo: autore, titolo, un inserto di forma rettangolare, lo struzzo del logo (che, parole di Norberto Bobbio, «non ha mai messo la testa sotto la sabbia») e/o il nome della casa editrice.

Un’immagine chiara e forte. Che non vale solo oggi, e né vale solo per lettori. Tant’è che questo candore, per Giulio «così bello», influenza le decisioni di diversi suoi colleghi nella progettazione grafica.

Un libro che è un omaggio accorato al mestiere di “fare libri”.

Risaputa la scelta di Adelphi Edizioni, per distanziarsi dall’estetica della concorrente, di bandire il bianco alla nascita della collana Biblioteca Adelphi; una presa di posizione fortunata, che conduce la casa editrice milanese all’utilizzo (dell’ormai iconico) imitlin in «varie gamme di toni intermedi», come racconta Roberto Calasso nell’interessantissimo L’impronta dell’editore. Un libro che è un omaggio accorato al mestiere di “fare libri”.

Ma pare che il bianco Einaudi abbia indotto anche un vecchio dipendente di Giulio, Paolo Boringhieri, a optare per il nero come componente dominante delle copertine di saggistica della sua casa editrice, fondata dopo il “divorzio” per differenze inconciliabili con l’ex capo: o almeno così suggerisce Riccardo Falcinelli in Cromorama… Anche se in casa Boringhieri non si sostiene la teoria della “guerra delle copertine”; semmai, viene rimarcata la grande stima, mai venuta meno, tra i due signori dell’editoria.

Naturalmente il bianco non è stato, negli scorsi decenni, appannaggio unico di Giulio Einaudi Editore. Il pensiero corre, ad esempio, alle collane firmate dalla geniale Anita Klinz per ilSaggiatore o a quelle Laterza Editori, alle Sansoni (tra cui le essenzialissime, e molto “tipografiche”, SBS. Superbiblioteca Sansoni e Biblioteca Sansoni). In realtà, sarebbero fin troppi i nomi da tirare in ballo!

Senza contare che i libri Einaudi non sono sempre stati biancovestiti: inizialmente, l’ufficio grafico realizza diversi volumi colorati e neppure in tempi recenti (gli affezionati lo sanno) è possibile parlare di un reale “total look einaudiano”: pensiamo alle tante collane che, pur vantando parecchi titoli con più sobria impostazione, non fanno uso costante del campo bianco; e vale anche per quelle che meritano, agli occhi dei lettori, il giusto l’appellativo di “collane classiche”.

Come la fondamentale I millenni, voluta da Cesare Pavese, che raccoglie i tesori della letteratura di ogni dove e tempo; un prestigioso progetto che, seppure con qualche modifica durante i lunghi anni di onorata carriera, mantiene le caratteristiche che l’hanno reso materialmente prezioso: tela bianca e sovraccoperta dello stesso colore, con un’immagine inscritta in un quadrato bordato di rosso, che viene ricalcata sul cofanetto; la cornice rossa ha il compito di indirizzare lo sguardo verso ciò che contiene, il pieno che campeggia in mezzo a tutto quel “vuoto” (così come le due righe parallele della stessa tinta guidano l’occhio all’emblema della casa editrice).

Si può dire lo stesso anche di un’altra celeberrima collana, Coralli, sempre di matrice pavesiana: insieme a narrativa di altissimo livello (ospitò anche l’esordio di Italo Calvino), propone di frequente le famose copertine dal raffinato nitore, ma fin dal principio non promette assolutezza.

Uniformità mancante anche in altri progetti più o meno recenti: Stile Libero, con le sue sezioni; ET; Passaggi; Fuori collana; Saggi; Frontiere; Coralli; L’Arcipelago Einaudi.

Esistono però delle eccezioni. Alcune collane sono interamente fedeli al concept pulito e efficiente del bianco Einaudi. Curiosi di sapere quali? Eccole qui, con qualche breve accenno su storia e caratteristiche tecniche fondamentali.

  • Collezione di Poesia, meglio conosciuta come “collana bianca”, disegnata da Bruno Munari e Max Huber, è rimasta invariata dall’anno della sua fondazione, il 1964. La poesia in casa Einaudi rimane biancovestita anche in ET Poesia;
  • Vele, recente collana di brevi saggi d’attualità che richiamano un po’ Poesia, dove però si evidenzia in rosso il nome dell’autore;
  • Nuova Universale Einaudi, o NUE, altra collana di grande personalità visiva, dall’aria suprematista e molto ricercata dai collezionisti anche per i suoi materiali, tra cui la sovraccoperta bianca e lucida con cinque bande orizzontali in rosso; il ritratto dell’autore, in formato (quasi) francobollo, non è però una costante. È stata aperta due anni prima di Poesia ed è tornata sugli scaffali, rinnovata, nel 2010 (ad esempio, le barre sono passate da cinque a tre e si interrompono prima di toccare i lati della copertina);
  • Biblioteca della Pléiade, nata nel 1992 e sospesa nel 2008, in collaborazione con Éditions Gallimard, con bei volumi cartonati in pelle scura e impressioni oro, protetti da un cofanetto bianco;
  • Collezione di teatro, esordita nel 1953, e Ubulibri, del 1977, dove si pubblicano testi teatrali con vesti grafiche molto simili tra loro (e che sembrano un rimescolamento degli elementi presenti nei più “canonici” tra i Supercoralli);
  • Nuovo Politecnico, a metà anni Sessanta, collana d’attualità fortemente identitaria diretta da Bollati e graficamente concepita da Munari, con quadrato rosso su fondo bianco. 

Rigore intellettuale ed etico, abbiamo visto, porta pulizia grafica. Che genera identità, in un processo di sottrazione che non toglie nulla, anzi aggiunge valore.

Non è quindi vero, come a volte mi è capitato sentire, che è stato l’autore de Il giovane Holden a plasmare la linea grafica della casa editrice. J.D. Salinger recita comunque una parte nell’affermazione dello stile enaudiano: il famoso romanzo dello scrittore statunitense, uno dei libri einaudiani per eccellenza, in effetti è stato portato alla sua forma finale proprio dal gusto di Salinger. Non gradendo l’illustrazione dell’artista Ben Shahn per la prima edizione Einaudi (circa dieci anni addietro l’opera era stata pubblicata da Gherardo Casini Editore), in casa editrice si opta per una più semplice area tinteggiata d’azzurro; ma l’autore non è ancora soddisfatto, così si sceglie la monocromia e il solo elemento grafico (ad eccezione del titolo del romanzo e del nome di autore e editore) resta il profilo di un’immagine ormai scomparsa, di forma rettangolare. L’ultima versione de Il giovane Holden ha persino quelle quattro linee nere.

Dopo lo sdoganamento del bianco, numerose altre case editrici puntano su una qualche veste grafica che, contando sull’associazione di idee del consumatore, richiama la forza tonale e la purezza compositiva propria della Giulio Einaudi Editore. Oggi il bianco non è più un colore difficile. Varie sono le realtà che sfoggiano copertine candide e, tra loro, tante mostrano anche un’orgogliosa, predominante semplicità razionale degli elementi grafici che si sviluppano sullo fondo. Ma piuttosto che parlarvene qui, ora, invito tutti a fare un giro in una libreria (perché no? Anche in una virtuale, online!).

A volte, dietro la semplicità, si nasconde qualcosa di sorprendentemente profondo.

E così noi vi salutiamo. Grazie a tutti per aver letto, ci ritroviamo qui, se vorrete, il prossimo giovedì per un nuovo #Libriedintorni.

– Ornella 🐱

2 pensieri riguardo “#LIBRIEDINTORNI – I colori dell’editoria: Bianco Einaudi 📚

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