#MARTEDÌCLASSICI – La vita in verde di Beatrix Potter 🌱🐰

Le storie di Beatrix Potter riportano alla dolcezza dei barattoli di miele che scompaiono facilmente dalle cucine; a quella dei grumi di zucchero posati (e poi aspirati!) sul naso di una volpina nera, invitata a un tea party; e alle credenze abbondanti di torte, «formaggio, marmellata e biscotti – tutto per i bravi gattini». I suoi personaggi antropomorfi, pellicce arruffate e baffi sensibili, ci ricordano «luoghi e sentimenti» della più tenera età.

Ma la famosissima scrittrice e illustratrice inglese è anche altro. Una donna forse non così vicina alla (un po’ stereotipata) figlia impacciata e promettente zitella del film Miss Potter, anima romantica e fonte d’imbarazzo per la sua rispettabile famiglia tradizionalista, a cui Renée Zellweger ha prestato il viso rubicondo. Nel disegno del regista Chris Noonan, tra le tinte delicate degli acquarelli di Beatrix, non trovano spazio quei grigi che nella realtà, oltre la fiction e l’immaginario comune, colorano la personalità della mamma di Peter Coniglio.

Beatrix è un’artista consapevole, interessata alle nuove tecnologie. Un’imprenditrice modernissima, che si autoproduce, e una volta diventata celebre si preoccupa di registrare il personaggio di sua creazione, realizzando un curato merchandising. È una naturalista entusiasta che coltiva i frutti del sapere con la determinazione tipica dello scienziato vittoriano. È anche un’ambientalista ante litteram, preoccupata della conservazione di terre e fauna locale e che combatte l’inquinamento acustico provocato dagli idrovolanti. 

Luoghi e incontri dell’infanzia, tra Scozia e Inghilterra

Come molti dei suoi giovani lettori, ha trascorso un’infanzia appartata, lontana dal mondo degli adulti. Impara a disegnare per lo più da autodidatta, copiando le illustrazioni dei libri o ritraendo dal vero gli animali, soprattutto quelli che cattura e addomestica con il fratellino. I piccoli Potter amano trafficare con i colori, stare all’aria aperta e sono affascinati dalla fauna selvatica. Conigli, lucertole, pipistrelli, topi, tritoni, serpenti e ricci sono solo alcune tra le bestiole che i due bambini iniziano a conoscere, arrivando addirittura a scuoiarli e conservarne poi gli scheletri, per studiarli.

Beatrix, ormai adulta, tra il padre Rupert e il fratello minore, Walter Bertram

Fino all’adolescenza, frequentano la località scozzese di Dalguise, a ovest del fiume Tay. A Dalguise House, la residenza estiva dove la famiglia si trasferisce da maggio all’arrivo della stagione dei salmoni, Beatrix si lascia ispirare per le sue prime creazioni. Il posto conquista il suo cuore, facendole, già giovanissima, apprezzare la vita di campagna. E forse è proprio qui che trascorre i suoi anni più felici. Una volta cresciuta, ricorderà Dalguise come un luogo romantico, dai boschi popolati da dame e cavalieri della sua immaginazione, misteriosi e gentili.

Può sembrare discordante per la sensibilità moderna, educata al rispetto per le forme di vita non umane, che un animo tanto sognatore possa essere anche molto lontano dal nostro concetto di eticità. Le indagini naturalistiche di Beatrix, però, vanno inquadrate nell’ottica (effettivamente troppo entusiasta!) del suo tempo. Le trappole, la cattività e le dissezioni non precludono il suo sincero affetto per le creature più indifese di madre natura. Dimostrano, semmai, la curiosità esuberante, l’intelligenza impassibile e la predisposizione al perfezionismo di una donna straordinaria. Se non fosse stato per il suo sesso, chissà, forse sarebbe diventata uno scienziato a tutti gli effetti (si impegna infatti nella ricerca micologica, teorizzando con largo anticipo la natura dei licheni e riscuotendo grande successo negli ambienti accademici).

A sedici anni, la prima vacanza nel suggestivo (ma ancora moderno, nel 1882) e neogotico Castello di Wray, nella regione montuosa di Lake District. Lì Beatrix conosce il vicario Hardwicke Rawnsley, anche poeta e ambientalista, tant’è che l’uomo partecipa alla fondazione del National Trust for Places of Historic Interest or Natural Beauty. Il pastore la influenza profondamente, suscitandone l’ammirazione in quanto autore pubblicato (il primo da lei mai incontrato!), grande illustratore e attivista per la conservazione del patrimonio naturale. Rawnsley la incoraggia più tardi a pubblicare una versione da lui stesso rivisitata di The Tale of Peter Rabbit, prima pubblicazione con editore di Beatrix.

© stevenwilly24

Un altro incontro, però, la forma: quello con l’amatoriale “naturalista del Perthshire” e musicista Charlie McIntosh; personaggio curioso, molto più grande di lei, alto, dinoccolato e timido. Tra i due nasce una collaborazione, fatta di scambi di campioni naturali e disegni.

Nel frattempo, Beatrix ha già venduto certe sue illustrazioni a due editori di origini tedesche, a capo della Hildesheimer & Faulkner, che le hanno usate per stampare biglietti d’auguri e arricchire dei libri in rima. E nel 1895 riceve l’inusuale incarico di realizzare dodici litografie entomologiche per il londinese Morley Memorial College for Working Men and Women… ma il compito, alla fine, la lascia frustrata ed è insoddisfatta del lavoro svolto (troppo curiosa, per le teste del Morley). A oggi, solo due litografie di insetti sono sopravvissute.

Illustrazione scientifica di funghi Hygrocybe punicea, realizzata nell’ottobre del 1894. 

Ma quale sono gli altri luoghi più rilevanti che hanno fatto da sfondo alla vita della mamma di Peter Coniglio?

Near Sawrey e Hill Top

Voglio iniziare con il villaggio Near Sawrey, che ospita alcuni dei suoi possedimenti e dove Beatrix trova riposo finale, dopo avervi vissuto e lavorato per quasi quarant’anni. Arriva però a Near Sawrey tempo prima, nel 1892. I suoi genitori, quattro anni dopo, spinti in parte dalla predilezione della figlia per quel posto, affittano una casa lì vicino. È in questo luogo «ultraromantico» che più tardi arriva anche il giorno del suo trentesimo compleanno, che però non accusa, anzi si sente rinvigorita grazie alle passeggiate dopo l’ora del tè per le strade abbellite da piccoli giardini fioriti.

Grazie alle vacanze con la famiglia conosce così anche la vicina Hill Top, quella che è nota ai fan come la casa per eccellenza della loro beniamina. In realtà, sebbene rifugio dall’ambiente londinese e fertile terreno per la creazione dei suoi iconici personaggi e delle storie che li vedono protagonisti, Beatrix non abita in maniera continuativa questa pittoresca dimora del Seicento. E quello che forse ha più contribuito nell’immaginario collettivo a renderla la “casa di Beatrix Potter” è la sua perfetta conservazione. Acquistata nell’autunno del 1905, dopo la morte improvvisa del suo promesso sposo (nonché editore), Hill Top non può vantare un notevole giardino… almeno quanto a dimensioni. Compensa in bellezza, semplice e autentica. Perché questo fazzoletto di felice terra è quanto di più potteriano si possa sperare di ammirare, per lo meno in tema luoghi.

© Sykes Holiday Cottages

Fautore di questa memoria storica in verde è il giardiniere capo di Hill Top, Pete Tasker, che da oltre venticinque anni si occupa di ricreare e mantenere il giardino di Beatrix come quando era sotto le sue cure. Ma com’è possibile conoscere quale aspetto avesse un giardino di così tanto tempo fa? 

Oltre a Hill Top, Beatrix Potter ha lasciato al National Trust anche una vasta raccolta di lettere, disegni, fotografie e diari. È stato così possibile sapere quali i tipi di piante coltiva nel suo paradiso di piante e fiori e in quali punti del suo giardino si trovano, di preciso.

I fiori amano la casa, cercano di entrare… Ma non c’è niente di più dolce della vecchia rosa centifolia che fa capolino dalle piccole finestre a vetri.

– Beatrix Potter da Hill Top, 1930
© brian_bru

Attorno alla casa crescono azalee, lillà, viole, papaveri del Galles e aquilegie. Emozionante, per i lettori più affezionati, intravedere alcuni scorci verdi di Hill Top nelle illustrazioni di alcune di Beatrix, come The Tale of Tom Kitten (in Italia La storia di Tom Micio) e The Tale of Jemima Puddle-Duck (La storia di Jemima Anatra de’ Stagni). Gli stessi ambienti, aperti nel 1946, che è possibile visitare tutti i giorni (tranne il venerdì).

Come nelle pagine dei due libri sopra citati, garofani dai toni caldi crescono accanto alla porticina di legno con il tetto a spiovente e c’è ancora l’alveare sotto una grande lastra di ardesia, nel muro del giardino, vicino all’inferriata del cancelletto.

 © woodytyke

Quando Tasker inizia a lavorare a Hill Top, però, non è rimasto molto del giardino di Beatrix ad eccezione di un melo nel frutteto e un glicine che negli anni si è arrampicato sulle pareti di casa. Ora, nell’orto ha piantato tutte quelle piante che, verosimilmente, la vecchia padrona di Hill Top avrebbe potuto coltivare all’epoca e le cura secondo metodi tradizionali. 

Uso il letame e la paglia per le nostre fragole dalla fattoria accanto, e raccolgo rami e rametti dai boschi locali per costruire i supporti per far crescere i piselli dolci […].

– Pete Tasker

Nell’ordinato orto, dove si trovano anche molti animali (soprattutto insetti e uccelli), all’inizio dell’autunno si raggiunge il picco produttivo. Tasker coltiva numerosi ortaggi (da frutto, foglia, radice, bulbo e fiore): tra i molti, prosperano zucche, cipolle, rabarbari, carote, cavoli e lattughe.

Oltre a questa casa, Beatrix lascia al National Trust greggi, ben oltre una decina di fattorie e cottage e 4000 acri di terra, che oggi compongono gran parte dell’area protetta del Lake District National Park. 

Vorrei che ci fossero un numero sostanziale di vecchie fattorie nelle mani del Trust.

– Beatrix Potter in una lettera a Eleanor Rawnsley, 1934

Anche il marito, che sparge le sue ceneri per le loro terre e le sopravvive per meno di due anni, devolve tutto a quell’organizzazione no-profit che è sempre stata tanto cara a entrambi.

Il lago di Moss Eccles Tarn

© tokyobogue

Un altro posto da Beatrix molto amato è il Moss Heckle Tarn, poi chiamato Moss Eccles Tarn, un piccolo lago di montagna a poche miglia da Near Sawrey. Mentre il marito adora pescare, Beatrix trascorre innumerevoli ore disegnando e dipingendo sulla riva. Nel 1926 ne acquista una parte e popola il lago di ninfee rosse e bianche ma anche di pesci. Forse è uno dei luoghi che la ispirano per il libro La storia del signor Jeremy pescatore, ma certo è che illustra la strada per giungere al lago da Near Sawrey in La storia di Samuel Baffetti. Marito e moglie navigavano le acque del Moss Eccles con una particolare barca a remi, ora al Windermere Steamboat Museum. 

Troutbeck Park

© AnnieB2010

Una delle più interessanti avventure imprenditoriali di Beatrix è Troutbeck Park. Si tratta di una fattoria a nord del villaggio di Troutbeck, sulle pendici del Kirkstone Pass; anche questo apprezzamento di terra, di ben mille acri, come le altre proprietà di Beatrix, si trova nell’amata contea di Cumbria. L’acquisto, nel 1923, è un vero e proprio salvataggio: a rischio di sfruttamento, Beatrix rileva il terreno e alleva qui una particolare razza di ovini, le robuste pecore herdwick. Decide di gestire in autonomia Troutbeck Park, assistita di George Walker, pastore imparentato con il sopraintendente di Hill Top Farm, per cui Beatrix fa costruire un’apposita dependance.

© Hogan Cobbold

Le herdwick sono poco produttive rispetto ad altre razze, tanto da rischiare di scomparire dai pascoli già negli anni Venti. Beatrix salva così terreno, animali e tutela i lavoratori locali: salvare capre e cavoli, si potrebbe benissimo dire! Si impegna tanto che, l’anno della sua morte, Beatrix riceve anche la carica di presidente (prima volta conferita a una donna!) della Herdwick Sheep Breeders’ Association. Carica che, sfortunatamente, non fa in tempo a ricoprire…

Monk Coniston

© ramblingsimon

A sessantatré anni, Beatrix diventa padrona di Monk Coniston. La tenuta si estende per quasi tremila e ottocento acri. Di nuovo, è un acquisto fatto principalmente per salvaguardare il territorio. La terra appartiene a una famiglia di nome Marshal, ma gli imprenditori l’hanno adocchiata con l’intenzione di destinarla a una silvicoltura intensiva, a fini commerciali. Il National Trust prova a comprarla, ma per mancanza di fondi non può concludere l’affare. Ma tra l’organizzazione e Beatrix (anzi, Mrs. Heelis, come ormai nota), che acquista Monk Coniston, si arriva a un patto: il National Trust comprerà metà della proprietà non appena avrà il danaro necessario. E, una volta mantenuti gli accordi, Beatrix agisce come agente del National Trust per circa dieci anni, curando la proprietà a nome dell’organizzazione per la salvaguardia del patrimonio storico-ambientale. L’altra metà di Monk Coniston è ormai del National Trust grazie al testamento di Beatrix. 

Melford Hall

© UltraPanavision

Un altro luogo profondamente legato alla vita di Beatrix è Melford Hall. Si tratta di una casa signorile, non di una fattoria. Ethel Hyde Parker, la signora della proprietà, è una parente di Beatrix. È così che si trova a trascorrere molto tempo in questa bella e grande casa, dal 1899 al 1916: non a caso, oggi, ospita una collezione di acquarelli e schizzi dell’eclettica cugina, e anche molti dei suoi peluche. Per il divertimento dei bambini di Melford Hall, Beatrix porta spesso degli ospiti a quattro zampe in piccole gabbie: topolini, criceti, porcospini… Gli animali trovavano poi momentaneo alloggio in una torretta del maniero.

La West Bedroom, destinata a Beatrix, qui in un acquarello da lei stesso dipinto.

Persino qui, Beatrix lavora ad alcune delle sue storie. E è anche il luogo in cui è conservata l’originale Jemima, giocattolo che pare abbia ispirato la creazione del famoso personaggio, papera sprovveduta ma dal cuore puro che rischia di perdere le sue uova a causa di una volpe tanto astuta quanto affamata. Anche il laghetto delle anatre vicino alla grande casa ha contribuito a ispirare Beatrix per le (dis)avventure di Jemima e della rana Jeremy.

Qui una delle riproduzioni del personaggio al The World of Beatrix Potter, a Bowness-on-Windermere. © ajmc_27

Castle Cottage, la casa della maturità

Infine, dopo Hill Top, il luogo potteriano per eccellenza è Castle Cottage, a Castle Farm.

© Bob Radlinski

Quattro anni dopo l’acquisto di Hill Top, nel 1909, Beatrix diventa padrona di questa seconda fattoria, proprio di fronte alla prima, destinata a diventare la sua maggiore proprietà nella regione Lake District. Anche se è solo più tardi, una volta sposata (finalmente!), che vi risiede in pianta stabile. Entrambi i possedimenti a Near Sawrey, infatti, sono principalmente meta di passeggiate giornaliere durante le vacanze di famiglia a Broad Leys.

Una foto di Beatrix a Broad Leys, in data agosto 1909. Autore dello scatto sarebbe il padre.

Ad aiutarla nell’acquisto a buon prezzo della fattoria è l’avvocato William Heelis: proprio l’uomo che nel 1913 diventa suo marito e con cui si trasferisce a Castle Cottage. Nonostante sia una casa di campagna, circondata da fienili e da terre per il pascolo, Beatrix porta, inevitabilmente, un certo gusto londinese in questo luogo (per esempio le ampie finestre a baldacchino). Alla sua morte, lascia Castle Cottage al National Trust, ma impone di non aprire la casa come attrazione. Oggi, però, è possibile effettuare visite guidate.

Beatrix e il marito, William Heelis, spirito a lei affine.

Un’altra persona che si lega a Castle Cottage, e quindi a Beatrix, è una donna: il suo nome è Louie Choyce e arriva alla fattoria dopo che, nel 1916, Beatrix scrive al Times circa la carenza di manodopera nelle piccole aziende agricole in tempo di guerra. Tra le due, che lavorano a stretto contatto tra il verde, si sviluppa una solida amicizia.

In questa casa, dopo settantasette anni di vita appassionata, Beatrix si spegne il 22 dicembre 1943.

Si chiude così la nostra breve, virtuale gita in verde nei luoghi potteriani. Grazie a tutti per aver letto e aver conosciuto meglio, insieme a me, questa grande donna!

– Ornella 🐱

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