#LIBRIEDINTORNI – Libri arcobaleno. 🏳️‍🌈 Parte 1: libri per l’infanzia 📚🧒🏻👧🏾🌈

È con l’umiltà di non madre e non educatrice che scrivo questo piccolo articolo sui “libri arcobaleno” per l’infanzia, prima tappa di un appuntamento a più parti sulle storie, puramente testuali o grafiche, incentrate sul mondo LBGTQ.

Piuttosto che cominciare questa breve indagine elencando titoli su titoli, o citando statistiche sull’argomento o, ancor peggio, sciorinando nozioni pedagogiche rimaste indietro di parecchie estati, quando ancora i mesi più caldi dell’anno significavano per me “vacanze”, preferisco cominciare con semplicità e chiarezza. Manifestando cioè la mia posizione al riguardo: portare agli occhi dei bambini la varietà non distrugge nessuna preziosa innocenza. Semmai crea qualcosa di assoluto valore. Conoscenza, innanzitutto. E forse, un giorno, accettazione. Di sé stessi e degli altri.

Virgiania Wolf. La bambina con il lupo dentro di Kyo Maclear e Isabelle Arsenault, Rizzoli Editore. Il lupo dentro alla protagonista è l’allegoria del suo malessere, che la spinge a comportarsi come un “animale”.

Nella più recente letteratura per l’infanzia si sta verificando un grande ampliamento dei temi trattati. Sempre più apertamente si raccontano quelle emozioni considerate, per tradizione, negative: non solo tramite personaggi moderni, maggiormente sfaccettati (non più figli, o alunni, amici perfetti, ma sorte di proto antieroi); o figure più classicamente positive, ritratte alle prese con proprie disavventure. Ma, forse, persino più interessanti sono quei libri che hanno per protagonista proprio rabbia, paura, tristezza e altri “cattivi” sentimenti.

Come utili e liberatrici sono quelle pubblicazioni che cercano di combattere tabù così anacronisticamente attuali (i più, ovviamente, riguardano la vergogna sociale circa la nostra natura fisica): sugli scaffali di reparto abbondano volumi e volumetti sul decadimento fisico (sulla morte, quindi) e sulle più basilari necessità fisiologiche (urinare, defecare e via di seguito); ce ne sono diversi, anche se non diffusi quanto all’estero, persino sulle parti “imbarazzanti” del corpo umano e sull’attività sessuale.

Un esempio di libri che si focalizzano sulle emozioni da conoscere: il pop-up I colori delle emozioni di Anna Llenas, Gribaudio Editore.

Ma se i libri sullo sviluppo della consapevolezza etica nei confronti del mondo e dei suoi abitanti (umani e non) sono ancor più numerosi delle già citate tipologie, non tutte le sensibilità sembrano essere considerate appropriate. Addirittura, lecite.

Nonostante la cultura LGBTQ stia cominciando a venir trattata (fortunatamente, sempre più spesso e con più dignità) da media maggiormente potenti rispetto alla carta stampata, perché immediati e massici, in grado di raggiungere persino più facilmente i piccoli (televisione in primis), sembra che nella cultura di massa il libro per i giovani lettori debba veicolare valori assolutamente conservatori.

Illustrare ai bambini la natura umana, nella sua sfera fisica e relazionale, oggi è considerato un momento pedagogico doveroso… purché, nel farlo, si rispettino i diritti propri dell’età puerile. Diritti che, a una riflessione critica, più che a quella dei bambini stessi rispondono alla sensibilità di chi ormai è lontano dalle prime, più delicate fasi della vita. L’adulto, se portatore di maggiore esperienza, è però spesso depositario di valori così fissi da risultare resistenti ai mutamenti d’opinione e a quella personale crescita che solo l’apertura di pensiero permette. E l’assenza di schemi è facilmente riscontrabile nella mente infantile, curiosa e libera. 

Famoso è stato, nel nostro Paese, il caso delle “fiabe gay”: vicenda risalente ormai a qualche anno fa. Campagna di sensibilizzazione pensata per i più piccoli, basata sull’offerta di un catalogo mirato ad allentare le sbarre di ogni forma di ingabbiamento mentale, ma che, complice disinformazione e un radicatissimo immaginario culturale, ha portato a reazioni sconsiderate e manifestazioni pubbliche di chiusura nella forma di commenti e immagini stereotipate che certo non rappresentano nel modo più lusinghiero il mondo LGBTQ.

Camilla Seibezzi con alcuni dei testi della biblioteca contro la discriminazione da lei proposti a scuole e biblioteche veneziane.

Il progetto Leggere senza stereotipi di Camilla Seibezzi, esperta di diritti civili e delegata per la lotta alle discriminazioni della giunta dell’allora sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, partiva da un concetto di educazione gentile. Proposte di lettura per scuole e biblioteche, peraltro non interamente focalizzate sui nuclei familiari non convenzionali.

Nessuna volontà, ed è chiaro anche per l’ampiezza degli obiettivi del progetto, di pilotare la sessualità futura dei giovani lettori: l’intento, semmai, era illustrare la pluralità delle forme del mondo che li circonda e fornire un aiuto, laddove necessario, per decodificare alternative naturali e già in atto (da sempre, da che mondo e mondo!) nella nostra società.

Portare il bambino a riflettere su temi reali, tanto comuni quanto fortemente dibattuti. Pensieri che non possono essere rimandati in nome dell’innocenza, in attesa di raggiungere la maturità intellettuale. Perché stereotipi e pregiudizi prendono forma proprio nella mente infantile: come dimostrato, già dai tre-quattro anni, i bambini tendono ad allontanarsi e respingere chi è meno simile a loro. E, del resto, stereotipi e pregiudizi sono valutazioni che si formano prima di un’adeguata esperienza diretta, difficilmente attuabile in un’età in cui è pressoché totale la dipendenza dagli altri. 

Il nuovo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha fatto rimuovere i testi incriminati. Utilizzando il paradosso del diritto alla scelta come arma di segregazionismo identitario: la possibilità di consultazione dei “libri gay”, secondo Brugnano, poteva avvenire solamente nelle biblioteche; che, seppur aperte ai bambini, sono più difficilmente fruibili rispetto alle scuole (evidentemente, non riconosciute come luoghi di crescita civile e umana).

[…] ebrei? […] musulmani? […] donne? […] neri? […] bambini sordi? […] ciechi? […] single? […] omosessuali? Sono questi temi e soggetti di cui parlano i libri che ho fatto acquistare come delegata ai diritti civili. I diritti di chi altro dovremmo tutelare?

– Camilla Seibezzi sulle accuse di propaganda (Il Gazzettino, articolo dell’8 febbraio 2014)

La famiglia, quella tradizionale, non si tocca. Sono però volati schiaffi (metaforici, ma come fanno male!) alle mamme e ai papà single, ai nuclei familiari omogenitoriali e alle coppie miste. Le citazioni sono prese, rispettivamente, ancora da Il Gazzettino dell’8 febbraio 2014 e dal giornale la Nuova di Venezia e Mestre dello stesso giorno.

Nessuno vuole alimentare le discriminazioni nei confronti dei gay, ritengo solo una scelta azzardata e infelice affrontare temi eticamente sensibili soprattutto se ci si rivolge ai bambini

– Antonio De Poli, presidente del partito Unione di Centro (UdC)

Mi sembra evidente che i piccoli che frequentano gli asili non possono essere cavie di cervellotici esperimenti che segnalano soltanto la confusione mentale di chi li vuole imporre a creature innocenti.

– Carlo Giovanardi di Identità e Azione (IdeA)

Faccio mia la risposta, limpida, dell’allora presidente della Commissione cultura della Camera, Giancarlo Galan: «Ritengo che non ci sia proprio niente di atroce nell’iniziativa; anzi, non vedo come si possa rendere un bambino una cavia se si cerca di rendergli meno difficile il comprendere una realtà che magari non vive personalmente e quindi per lui inspiegabile».

Amore vero è rispetto. © Guillom

Poco ci si preoccupa del rischio di omologazione che, allora, corrono i piccoli che vivono in famiglie diverse. Bambini a cui è negato il diritto di veder rappresentata la propria identità e viene reso più arduo instaurare rapporti con i coetanei, probabilmente impreparati a capire, se non addirittura a immaginare, altre realtà relazionali.

Ma quali sono questi «libri spazzatura» – come vergognosamente definiti da Raffaele Speranzon, al tempo assessore della Pronvincia di Venezia per le attività culturali – che hanno offeso la morale degli adulti e minacciato l’innocenza dei piccoli? Qui la lista completa.

In particolare, c’è un titolo che, già qualche tempo prima della guerra ai «libretti» contro la discriminazione, aveva creato un certo scompiglio. E ben oltre i nostri confini.

Si tratta dell’albo E con Tango siamo in tre, portato in Italia nel 2010 da Edizioni Junior, dal 2014 marchio editoriale del Gruppo Spaggiari Parma, e ormai esaurito. Una storia vera, forte nel messaggio ma delicata per l’onesta semplicità con cui è esposta: And Tango Makes Three, questo il titolo originale dell’opera, è il racconto degli eventi realmente accaduti a partire dal 1998 al Central Park Zoo di New York, quando il personale nota che Roy e Silo, due dei pinguini antartici ospiti, si corteggiano e poi formano una coppia omosessuale; l’anno successivo, non potendo avere un piccolo, i due maschi cercano di covare un sasso e provano a prendere le uova dalle altre coppie. È così che, dopo aver compreso che nonostante l’assenza di una madre Roy e Silo sono in grado di incubare e allevare un pulcino, viene permesso loro di adottare un uovo che un’altra coppia che non riesce a curare. I “pinguini gay”, come battezzati dai media, hanno permesso a Tango, la piccola pulcina dentro l’uovo abbandonato, di nascere e crescere.

La storia di questo amore inclusivo ha ispirato, in realtà, due diversi adattamenti: oltre alla quello a quattro mani (autori sono Peter Parnell e Justin Richardson) illustrata da Henry Cole e pubblicata nel 2005 da Simon & Schuster Children’s Publishing, in Germania è uscito il libro Zwei Papas für Tango per la casa editrice specializzata in libri per l’infanzia Thienemann-Esslinger Verlag, con testi di Edith Schrieber-Wicke e disegni di Carola Olanda.

E con Tango siamo in tre al nono posto nella classifica del 2017 dei libri dai contenuti che “corromperebbero” la mente dei giovani lettori.

Ma è E con Tango siamo in tre a essere diventato un best seller, nonostante (o forse proprio per questo) sia stato osteggiato a lungo: il libro più contestato dal 2006 al 2008, scendendo alla seconda posizione solo l’anno successivo; e resta nella top ten della classifica Most Frequently Challenged Books, stilata dalla American Library Association (ALA), per gli anni 2012, 2014 e 2017. Fortunatamente, in compenso, viene acclamato dalla critica, venendo candidato a numerosi premi e vincendone diversi. E vale la pena aggiungere che, pur essendo tecnicamente un testo di narrativa, poiché basato su fatti realmente accaduti, c’è chi dibatte se E con Tango siamo in tre possa essere considerato un saggio, per quanto romanzato!

Ma la storia delle storie arcobaleno non è naturalmente iniziata con i due pinguini decisi a farsi, anche loro, una famiglia come tutti gli altri. Sull’onda dei grandi cambiamenti culturali in atto a partire dagli anni Sessanta, tra la fine della decade successiva e il principio degli anni Ottanta qualcosa è mutato nella letteratura per i bambini. In realtà erano state già pubblicate delle storie dove, velatamente, si propone la bellezza dei legami tra personaggi (spesso antropomorfi) affiatatissimi, a prescindere dal loro sesso, storie non palesemente romantiche ma dove i gesti dei protagonisti suggeriscono un abbattimento dei preconcetti relazionali: un esempio è Frog and Toad Are Friends (1970) di Arnold Lobel. Oppure si ritraggono personaggi che mostrano atteggiamenti in aperto contrasto con quelle che sono le convenzioni di genere parte del comune immaginario eteronormativo: come in William’s Doll (1972), la storia di un bambino che desidera invece dei soliti giochi destinati ai maschietti una bambola, di Charlotte Zolotow e con illustrazioni di William Pène du Bois.

Due pagine da William’s Doll. © This picture book life

Mancano però, come detto, veri e propri libri a tema. Così, a fronte di tale vuoto, la giovane omosessuale Jane Severance, insegnante in una scuola materna e molto attiva nella comunità lesbica-femminista di Denver, in Colorado, scrive la storia di una separazione familiare: ciò che è rivoluzionario è il fatto che la coppia che si è divisa è composta da due donne con una figlia, Shannon; a rimarcare l’antisessismo delle famiglie ideali dell’autrice, il personaggio di Shannon viene rappresentata come una bambina fuori dalle tipiche caratteristiche di genere. When Megan Went Away, edito dall’indipendente e impegnata Lollipop Power, Inc. nel 1979, viene considerato a tutti gli effetti il primo libro a tema LGBT per l’infanzia nonostante la poca attenzione ricevuta all’epoca e l’assenza di riferimenti palesi alla natura della relazione tra le due donne adulte della storia, Megan e la mamma di Shannon (l’espressione “madri lesbiche” appare infatti solo nella prefazione dell’illustratrice, Tea Schook). E, ingiustamente, il titolo di prima pubblicazione arcobaleno verrà invece a lungo assegnata a un altro libro, successivo di ben dieci anni.

In ogni caso, a prescindere dalle critiche ricevute (molte lesbiche non videro di buon occhio una storia in cui due donne si separavano e, allo stesso tempo, fu criticata la troppa apparente semplicità della vita insieme del nucleo familiare, minimizzando tutti i sacrifici che le coppie omogenitoriali dovevano compiere per far funzionare le cose), è innegabile che si tratti di un testo importante, per quanto poco noto, che ha aperto la strada ad altre pubblicazioni fuori dalla eteronormativa e quella della Lollipop Power non è infatti la sola edizione uscita.

L’autrice stessa, nel 1983, pubblica Lots of Mommies, la storia di una ragazza cresciuta da quattro forti donne lesbiche, con illustrazioni di Jan Jones; e, nel 1992, Ghost Pains, libro però rivolto, date le tematiche affrontate, a un pubblico più adulto.

In termini di popolarità, viene però considerato uno dei capisaldi della letteratura per l’infanzia a tema LGBTQ proprio il libro che ha strappato il titolo di prima pubblicazione arcobaleno a When Megan Went Away: si tratta del famoso Heather Has Two Mommies di Lesléa Newman, con illustrazioni di Diana Souza. La storia, scritta per avverare il desiderio di una coppia lesbica casualmente conosciuta, parla della vita serena di Heather, una bambina con due madri, che si rende conto di essere diversa perché senza un papà e ne soffre; fortunatamente, una maestra sensibile aiuta a far capire a Heather, e ai lettori, che non esiste un giusto modello di famiglia (in principio, per sua composizione) in assoluto.

Come per il suo predecessore, non sono naturalmente mancate critiche dal mondo LGBTQ e non solo, per come l’autrice ha rappresentato le famiglie con due madri (o padri, volendo) e, come accaduto a E con Tango siamo in tre, il libro è stato a lungo osteggiato e ha scatenato violente reazioni (tanto da essere indicato come un libro contro Dio). La strada per la pubblicazione, inoltre, è stata lenta e difficoltosa: nessun editore sembra interessato, finché l’autrice non incontra il titolare della Alyson Publications, che di lì a breve diventerà la più grande casa editrice indipendente di libri a tema gay e lesbo, con un fatturato annuo di quasi un milione di dollari.

È il libro che ha portato alla ribalta i problemi, i conflitti, le questioni che riguardano l’identità GLBT, gli stili di vita dovrebbero essere accessibili per i bambini piccoli.

– Deborah Caldwell-Stone, vice direttore dell’Ufficio per la libertà intellettuale di Chicago dell’ALA

Nel 2015, senza che ancora le polemiche si siano del tutto esaurite, è uscita una nuova versione, con aggiornamenti contenutistici e rinnovate illustrazioni di Laura Cornell. Negli anni Duemula, invece, tra le molte opere, l’autrice ha pubblicato una storia stavolta pensata per papà gay, con disegni di Carol Thompson: Daddy, Papa, and Me, edita Penguin Random House.

Ultima curiosità: Heather Has Two Mommies ha in parte ispirato un episodio della diciassettesima stagione The Simpson, dal titolo, chiaramente simile, Bart Has Two Mommies! Nella puntata in questione Toot-Toot, un’anziana femmina scimpanzé, attira il piccolo Bart Simpson nella sua gabbia e lo rapisce, decidendo di adottarlo.

Un’immagine tratta dalla puntata, andata in onda in America il 19 marzo 2006.

Naturalmente l’America non è il solo Paese ad aver pubblicato (e poi prontamente tentato di censurare) da tempo libri a tema LGBTQ. Vale la pena di citare qualche titolo significativo, pur consapevole che si tratta di un numero ristretto di esempi: Mette bor hos Morten og Erik di Susanne Bösche (1981, Danimarca); Asha’s Mums, scritto da Rosamund Elwin e Michele Paulse, con disegni di Dawn Lee (1990, Canada); King & King scritto da Stern Nijland e illustrato da Linda De Haan (2000, Olanda); The Rainbow Cubby House, lavoro a quattro mani di Brenna Harding e della madre omosessuale (2005, Australia).

Ma esiste una letteratura per l’infanzia in cui si affrontano anche altre sfumature del mondo LGBTQ?

A quanto pare, la bisessualità non è ancora pienamente contemplata. Anche se qualche testo può fornire uno spiraglio sul tema. Un esempio è il libro (tutto italiano!) Qual è il segreto di papà? scritto da Francesca Pardi e illustrato da Desideria Guicciardini, edito Lo Stampatello, dove un papà, ex marito di una mamma, resta lontano dai suoi figli per un segreto imbarazzante di nome Luca (ovvero, il suo nuovo compagno).

E chiudo l’articolo con un accenno ai libri per l’infanzia a tema transgender, invece ormai sviscerato a partire dai primi Duemila. O almeno così è all’estero. Sicuramente, si tratta di uno dei temi, in ambito identitario e sessuale, che più ha portato grandi cambiamenti culturali negli ultimi dieci anni. Sempre più bambini (relativamente recente è la notizia del boom di casi in Inghilterra) manifestano disordini di genere. L’editoria, ovviamente, non poteva restare in silenzio. Del resto, anche qui i libri possono aiutare grandi e piccoli lettori a gestire problemi di identità. È importante che anche i bambini che non hanno ancora una chiara idea della propria identità di genere si vedano rappresentati in maniera positiva, trovando un aiuto al loro sviluppo fisico e psicologico. 

Incredibilmente, anche da noi sono arrivati questi libri. Mondadori Editore ha pubblicato, per esempio, George di Alex Gino, sebbene il target sia già più adulto: si tratta di una lettura consigliata dai dieci anni in su. Ed ecco la quarta di coperta.

George ha un segreto, un segreto tutto suo che non ha ancora svelato a nessuno: anche se gli altri quando lo guardano vedono un bambino, da tempo George sente di essere una bambina, Melissa. Quando a scuola iniziano i preparativi per la recita di fine anno tratta da La tela di Carlotta, George decide di fare il provino per la parte della protagonista, la sua eroina. La maestra, però, pensa si tratti di uno scherzo di cattivo gusto e così George si ritrova a lavorare dietro le quinte… ma il giorno dello spettacolo la sua migliore amica Kelly ha un’idea semplice e astuta, che permetterà a George di realizzare il suo sogno e di mostrare a tutti chi è davvero.

Termino qui questa panoramica sulla letteratura LGBTQ indirizzata al pubblico più giovane. Al prossimo appuntamento, per scoprire… i fumetti arcobaleno!

– Ornella 🐱

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