#MARTEDÌCLASSICI – Zuffe letterarie. ✍️ Parte 3: la terza sorella Brontë 👩 🥊 👩

Cosa sappiamo, realmente, delle tre sorelle Brontë? Quel che ci raccontano di sé nei loro componimenti poetici, certamente; quanto traspira delle esperienze personali nei loro romanzi, d’accordo; ma con Emily e Anne morte prima dei trenta, la responsabilità di tramandare il ricordo delle altre ricade sulla sorella superstite, Charlotte (e lei stessa morirà a causa di una gravidanza difficile ad appena trentotto anni).

Charlotte ritratta dal pittore John Hunter Thompson. Il quadro si trova al Brontë Parsonage Museum.

Ormai è un’autrice famosa, sì, ma è anche esposta a giudizi che vanno al di là della qualità delle sue opere senza più lo pseudonimo di Currer Bell a farle da scudo. 

Uno degli esemplari della prima edizione del romanzo più famoso si Charlotte: Jane Eyre: An Autobiography, firmata con il suo nome di penna.

Di fronte alle recensioni moralizzanti che bersagliano il suo magnum opus, il romanzo Jane Eyre, definito da alcuni voci della critica “grezzo” e “mascolino”, Charlotte reagisce preoccupandosi della propria immagine: per tutti dovrà essere una martire e la sua opera incompresa. Custode della memoria delle sorelle, anche la loro immagine si modifica, filtrata dalle sue testimonianze: Emily, l’ammiratissima, «un gigante», un «dio bambino» della scrittura, diviene un genio ignaro del proprio valore; la più giovane Anne, un angelo di sacrificio e innocenza ma invero non troppo talentuosa e di poca compagnia.

E la biografia di Elizabeth Gaskell, che Charlotte ha brevemente conosciuto e che per prima ne narra il privato, sigilla questi ritratti che hanno più a che fare con giudizi e sentimenti personalissimi di una sorella maggiore che non con la pura oggettività. 

Una foto della prima edizione della biografia firmata da E.C. Gaskell su Charlotte Brontë. Attualmente, il testo è disponibile nell’edizione a cura di Castelvecchi Editore.

La stessa Charlotte è ben lontana dalla santità: un’infanzia funestata da lutti, abusi e privazioni negli anni della scuola (materia prima dei suoi romanzi) contribuiscono a formare una donna spesso preda della depressione, soggetta a cambiamenti d’umore e scoppi di rabbia spesso rivolti alle persone a lei più care. Un temperamento ben diverso da quello di Anne, minore di lei di quattro anni; quieta quanto Charlotte è ardente, ma talentuosa proprio come lei. Una ricetta esplosiva di gelosie e rivalità.

Se da adulte il loro sarà un rapporto fatto spesso di litigi e risentimenti, da bambine il legame che le unisce è quasi quello tra madre e figlia: rimasta orfana di Maria Bramwell, Charlotte si prende carico dei fratellini minori, e di Anne in particolare; la tiene spesso sulle ginocchia, leggendole una favola scritta e illustrata di suo pugno, primissima impronta sul sentiero letterario che si troverà a percorrere.

C’era una volta una bambina e il suo nome era Ane. La mamma di Ane era molto malata, e Ane si occupava di lei con grande premura. Le dava la medicina.

– così ha inizio la favola scritta e illustrata da Charlotte, di soli nove anni, per Anne

Eppure, fin da subito in famiglia si formano schieramenti e sottili rivalità: Emily e Anne sono simili per età e per indole, il che naturalmente avvicina Charlotte (dopo la morte delle sorelle più grandi, cadute vittima del tifo ancora giovanissime) al fratello superstite, Bramwell; insieme, i due scriveranno le prime storie ambientate nel mondo fantastico di Angria. La loro immaginazione si lascia ispirare dai soldatini giocattolo di Bramwell, dono del padre Patrick e che il ragazzino condivide con tutte le sorelle.

Le tre sorelle (rispettivamente, da sinistra verso destra: Anne, Emily e Charlotte) ritratte dal loro fratello, Patrick Branwell

Come gemelle – compagne inseparabili, in profonda, ininterrotta sintonia. 

– Ellen Nussey, amica di lunga data di Charlotte, descrive Anne e la sorella Emily

E nel descrivere le rispettive scelte, le parole di Charlotte rivelano già una certa gelosia: «Il mio [soldatino giocattolo] era il più grazioso di tutti, e il più alto, il migliore in ogni sua parte… Quello di Anne era una strana cosetta, proprio come lei, e lo chiamavamo l’Attendente». Un atteggiamento di vaga superiorità che sarà la costante piaga del loro burrascoso rapporto, come donne, sorelle e autrici

E i diversi temperamenti, i demoni personali, persino le circostanze sembrano cospirare per tenerle emotivamente distanti: quando Anne comincia a frequentare la Roe Head School di Mirfield, dove Charlotte lavora come insegnante, il carattere inflessibile della sorella maggiore si manifesta nel peggiore dei modi. Charlotte, in quel periodo preda dei suoi “attacchi di bile” (un profondo stato depressivo che spesso la costringe a letto per giorni), è decisa a non mostrare favoritismi per il proprio sangue e finisce per trascurare Anne, che in quel momento è lei stessa vittima di una intensa malinconia religiosa: si sente una peccatrice che dopo la morte sarà condannata al tormento eterno. 

Non ingannarti immaginando che vi sia qualche reale bontà in me… Se conoscessi i miei pensieri; le fantasticherie che mi assorbono; e l’immaginazione senza freni che alle volte mi consuma e rende ai miei occhi miseramente insipida qualunque compagnia, avresti compassione di me e, oserei dire, mi disprezzeresti. 

– Come rivela nelle sue lettere a Ellen Nussey, Charlotte è spesso dilaniata dai dubbi e dall’odio verso se stessa

Anne finisce per ammalarsi, probabilmente di tifo, e solo allora Charlotte comprende di averla trascurata. Così lasciano insieme la scuola: un dottore arriva a dichiarare che Charlotte (che ormai odia profondamente l’insegnamento e le sue allieve) finirebbe per morire di crepacuore se restasse.

Charlotte, del resto, è ben poco entusiasta della propria carriera, e le sue esperienze come istitutrice la aiutano ben poco a cambiare idea, come leggiamo in Jane Eyre; Anne, d’altra parte, sembra più versata per il ruolo, tanto che due delle sue alunne mantengono con lei contatti epistolari e affrontano persino le minacce dell’inverno per andare a trovarla ad Haworth. Anne ha anche altri talenti che potrebbero attirarle l’invidia di Charlotte: per esempio, molto versata nello studio della Bibbia e parla fluentemente latino. Un’altra delle sue passioni è suonare il piano (passione condivisa dalla sorella Emily); ma a Charlotte il mondo della musica è precluso, a causa di un difetto di vista. 

Nel dicembre del 2016 la BBC One manda in onda il drama To Walk Invisible sulla vita delle tre sorelle.

A tutto ciò si aggiunge l’arrivo nelle loro vite di William Weightman, di modi gentili e solida erudizione, che si trasferisce ad Haworth per lavorare come assistente curato. Sebbene Charlotte ne faccia un lusinghiero ritratto nelle sue prime lettere (tanto da venirne bonariamente presa in giro), fa presto a cambiare opinione su di lui, a causa di «tutti quei trucchetti, astuzie e inganni dell’amore» per cui «quel gentiluomo non ha eguali in venti miglia», un uomo «lieto di far credere a ogni donna sotto i trent’anni su cui posa lo sguardo di essere disperatamente innamorato di lei». 

Magari, questo brusco mutamento è dovuto al fatto che il giovane e attraente curato «siede di fronte ad Anne in chiesa, sospirando dolcemente e guardandola con la coda dell’occhio per conquistarsi il suo affetto – e Anne se ne sta tutta silenziosa, con lo sguardo tutto basso – sono proprio un bel quadretto». 

Nonostante più volte nel corso della sua vita Charlotte abbia ricevuto più proposte di matrimonio (persino quello che poi diviene suo marito deve dichiararsi due volte prima che lei lo accetti), il suo editore George Smith la ricorda come una donna insicura del proprio aspetto, tanto per la sua statura estremamente minuta quanto per la sua pelle imperfetta e per i denti mancanti. 

Avrebbe dato tutto il suo genio e la sua fama per essere bella.

– George Smith sull’autrice 

Per contro, Anne è descritta da Ellen Nussey come la più graziosa delle sorelle, con una chioma di boccoli castano-chiaro, occhi blu-viola e sopracciglia ben delineate su un viso così pallido da sembrare trasparente, in linea col il modello di bellezza dell’epoca. 

Charlotte (Finn Atkins) e la ben più affascinante Anne (Charlie Murphy) in una scena di To Walk Invisible.

Quali che siano i pensieri di Anne, la morte prematura del curato pone fine a ogni fantasticheria. Il risentimento sotterraneo di Charlotte, però, rimane: spesso scrive di lei con una punta avvelenata, per esempio sottolineando all’amica Ellen che non crederebbe mai a che sfoggio di buon senso Anne abbia dato in una sua lettera, o dichiarandosi preoccupata che i nuovi datori di lavoro di Anne la credano affetta da qualche difetto di pronuncia (in realtà, per quanto timida, Anne riesce a destreggiarsi quando è messa nella condizione di interagire con un pubblico – a differenza di Charlotte, ben più loquace con la penna in mano).

Ma è nel campo da gioco della scrittura che tutti i nodi vengono al pettine.

Le opere più iconiche delle tre sorelle raccolte in questa edizione della Penguin Random House.

Come è accaduto altre volte nella storia della letteratura, la prima opera delle sorelle Brontë è autofinanziata: si tratta di una silloge poetica che raccoglie i versi di Currer, Ellis e Acton Bell (pseudonimi, rispettivamente di Charlotte, Emily e Anne, sotto i quali pubblicheranno anche le loro opere magne). Per quanto Emily sia superiore alle sorelle come poetessa, i componimenti di Anne sono considerati migliori di quelli di Charlotte, che ha una versificazione spesso lunga e faticosa. 

Le vendite sono magre, ma il brivido di potersi chiamare autrici le incoraggia a perseguire la scrittura: le tre sorelle decidono di pubblicare assieme i rispettivi romanzi d’esordio. Ma sono solamente Agnes Grey e Cime tempestose a trovare un editore e diversamente da essi Il professore, opera semi-autobiografica firmata da Charlotte, sulla sua esperienza a Bruxelles, riceve un rifiuto dopo l’altro. La risposta più incoraggiante è quella della Smith, Elder & Co, che, pur riconoscendo in lei un talento, la incoraggia a scrivere dell’altro.

Il romanzo primo di Charlotte, Il professore, è disponibile in edizione Fazi Editore.

Leggenda narra che Charlotte inizi a scrivere la sua seconda opera a Manchester, in attesa che il padre termini un’operazione alla cataratta. Jane Eyre, di Currer Bell, fa il suo ingresso nella storia della letteratura il 16 ottobre del 1847: la Smith, Elder & Co, che ne ha visto il potenziale, lo pubblica tanto rapidamente da renderlo un fulmine a ciel sereno nel panorama editoriale dell’epoca; Thomas Cautley Newby, l’editore di Anne e Emily, lo segue a ruota, sperando di batter cassa sulla popolarità di Jane Eyre: Cime tempestose e Agnes Gray vengono pubblicati in un’edizione congiunta in tre volumi, nel dicembre di quell’anno. 

Lettori e critica si accorgono presto delle vicinanze tra Agnes e Jane: due orfane, entrambe poco attraenti, che hanno perso il padre e diventano governanti; simili per l’indole gentile e onesta, entrambe trovano l’amore nel corso del libro, che culmina con due matrimoni, brevemente descritti in due finali curiosamente simili.

È Jane a diventare la più nota tra le due istitutrici nate dalle penne delle sorelle Brontë.

Del resto, le autrici provengono dallo stesso retroterra, senza contare che le due si consultano durante la scrittura, e Charlotte potrebbe essersi lasciata ispirare. In ogni caso, il cattivo tempismo del suo editore condanna Agnes Grey alla fama di imitazione. 

Anche la pubblicazione simultanea con Cime tempestose, un libro così estraneo alle logiche dell’epoca da guadagnarsi l’unanime attenzione della critica nel bene e nel male, non fa ad Anne alcun favore: infine, sostenuta dalla volontà di descrivere la realtà della condizione delle governanti e, più in generale, della donna, priva della furiosa passione romantica di Jane Eyre, l’opera di Anne passa in secondo piano. 

Il secondo romanzo di Anne, pubblicato nel 1847, è La signora di Wildfell Hall e si rivela ben più rivoluzionario di quello che lo ha preceduto: in esso, l’autrice gira completamente le carte in tavola, incitando le donne a star lontane da individui come Rochester e Heathcliff, uomini torturati che, nella vita reale come in parte nella fiction, finirebbero per sfogare i propri demoni sulle donne che affermano di amare. 

Il più rivoluzionario romanzo di Anne è edito anche da Neri Pozza Editore.

Così accade alla protagonista, Helen Graham, che si trova vittima insieme al figlio dell’alcolismo dell’affascinante (almeno una volta) marito; la donna narra dei suoi tentativi di rifarsi una vita senza di lui – un’ambizione non solo innaturale per il tempo, ma anche illegale. 

Dire che non amo più mio marito non è sufficiente – lo ODIO! La parola mi fissa in volto come una confessione di colpevolezza, ma è la verità: lo odio – lo odio! Ma che Dio abbia pietà della sua anima meschina.

– la parola “ODIO”, in maiuscolo, riprende l’apertura del trentottesimo capitolo di Jane Eyre: “L’ho sposato, lettore mio” 

La materia dell’opera sciocca tanto i lettori quanto i critici, ma è anche il libro delle Brontë che registra il più rapido successo di vendite; e quanto alle critiche, l’autrice si difende egregiamente nella prefazione della seconda edizione: la rappresentazione dei vizi che i detrattori definiscono “gratuita” è in realtà necessaria per la funzione artistica dell’opera.

Se ve ne fosse meno, di questo delicato celare di fatti, questo sussurrare “Pace, pace”, quando di pace non ve n’è –  i giovani di entrambi i sessi andrebbero incontro a meno peccati e infelicità; invece, vengono lasciati a carpire la loro amara istruzione dall’esperienza.

– la difesa di Anne alle critiche ricevute

Ma ne ha anche per coloro che discutono del sesso dell’autore del testo.

Credo che se si tratta di un buon libro, lo sia a prescindere dal sesso dell’autore… Proprio non riesco a comprendere come un uomo possa permettersi di scrivere qualcosa che sarebbe una vera indecenza per una donna, o perché una donna dovrebbe essere criticata per aver scritto qualcosa che sarebbe appropriato e consono per un uomo.

– la risposta, profondamente femminista, di Anne

Ma Anne non deve lottare solamente contro i pareri avversi della critica: anche Charlotte non riesce a farsi piacere quella che sarà l’ultima opera della sorella. Anzi, si racconta che, vedendosi attribuire lo scritto (equivoco in parte causato dal lavoro poco scrupoloso del suo editore), si sia recata con Anne a far visita a George Smith, che segna l’inizio di una fruttuosa relazione professionale (da cui forse Charlotte spererebbe di più).

Per parte sua, si tratta dell’unica esperienza per la minore delle  Brontë a Londra: solo due anni dopo, nel 1849, Anne si ammala fatalmente. Si trova a Scarborough, luogo del suo cuore, e sta combattendo la sua ultima battaglia contro la tubercolosi. Nonostante le rivalità e le incomprensioni, tutto l’affetto di Charlotte per la sorella traspira dalle sue lettere; dopo la sua morte, scriverà per lei una toccante elegia: 

La vita mi offre ben poca gioia,
e ben poco terrore mi incute la tomba;
ho vissuto abbastanza da vedere l’estremo addio 
di chi sarei morta pur di salvare

Nei suoi ultimi momenti, anche Anne mostra tutto l’affetto che la lega a Charlotte, pregando Ellen Nussey di starle accanto come una sorella. A Charlotte rivolge le sue ultime parole: «Fatti coraggio, Charlotte, fatti coraggio». 

Il secondo ritratto di gruppo, eseguito con gli acquarelli e attribuito a Sir Edwin Landseer, delle sorelle scrittrici. Da sinistra: Emily, Charlotte, Anne.

La scomparsa ha un effetto devastante sulla sorella, ormai rimasta sola, le vendite ne traggono indiscutibili vantaggi: se il suo esordio gode di un buon successo, e i suoi versi vengono ancora pubblicati nelle riviste, La signora di Wildfell è un vero e proprio bestseller. 

Ma per quanto Charlotte ami Anne, non riesce a superare quelle incomprensioni che in vita le hanno sempre divise. Quando le viene chiesto di curare la ripubblicazione delle opere di Anne e Emily, il suo astio verso La signora di Wildfell (forse per la materia trattata, forse per il grande successo) la spinge a vietare la sua ripubblicazione: il libro sarebbe un errore, indegno di essere rimesso in circolazione. Non si addice per nulla alla persone che sua sorella è stata, afferma, è semplicemente il frutto del lavoro di una scrittrice solitaria e priva di esperienza. È stato scritto quasi in espiazione di un qualche peccato – e del resto, continua, c’era sempre stata una qualche melanconia religiosa, in lei. Ed è così che, con buona pace di Charlotte, il romanzo sparisce dagli scaffali per ben dieci anni. 

C’è chi sostiene che Anne avrebbe potuto guadagnarsi un posto accanto a Jane Austen; chi sostiene invece che i lettori del suo tempo non fossero pronti per lei. Soltanto nel 1970 la sua figura è stata riscoperta e riletta in chiave proto-femminista, e i suoi romanzi stanno riaffacciandosi sugli scaffali; e forse, anche per la terza sorella, i tempi sono finalmente maturi. 

– Lucrezia 🐵

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