#MARTEDÌCLASSICI ✍️ – Prof.sse scrittrici (& femministe): Angela Carter (parte 1) 👩🐺💋

Ricomincia la scuola e anche noi di Sottolacopertina facciamo ritorno sui banchi… anzi, andiamo dritte in cattedra! A settembre, in #MARTEDÌCLASSICI, parliamo infatti di grandi autrici femministe (complice la graphic novel di Liv Strömquist, rimastaci nel cuore!) che sono state anche professoresse: e iniziamo con la divina saggista, giornalista e scrittrice di speculative fiction Angela Carter!

Grandissime fan dell’autrice, presto faremo partire un progetto di approfondimento sulla vita e sulle opere di Angela, diviso tra blog e profilo Instagram: a preso con l’hashtag #leggiamoAngelaCarter!

L’estate del 1976 è in Inghilterra la più calda a memoria d’uomo: quarantacinque giorni senza una singola goccia di pioggia in tutti il Paese. In casa Carter, il sudore scorre a fiumi: Angela è impegnata nella traduzione di Histoires ou contes du temps passé avec des moralités (o, più semplicemente, I racconti di Mamma Oca di Charles Perrault). 

The Fairy Tales of Charles Perrault è edito Penguin: la sua è una traduzione a un passo dall’adattamento, in cui la prosa originale viene trasformata per riecheggiare quella tradizionale inglese, quasi i racconti di un cantastorie di campagna più che di un poeta alla corte di Re Sole.
 
 

Ma perché non si vive di sole lettere, nemmeno se hai già numerose pubblicazioni alle spalle e una discreta fama nazionale, Angela non può rinchiudersi in quel mondo fiabesco che servirà da ispirazione alla sua raccolta-capolavoro, La camera di sangue. Oltre a dedicarsi al controverso progetto a lungo termine de La donna sadiana (una rilettura di de Sade in chiave femminista che le fa sudare sangue al punto da giurare di non scrivere mai più non-fiction), la priorità va al giornalismo, unica fonte di sostentamento nelle pausa tra un romanzo e l’altro: da gennaio ad ottobre di quell’anno, scrive dodici pezzi lunghi per il New Society, due per Radio Times, uno per Cosmopolitan, uno per Vogue, uno per il New Review, senza contare le recensioni per la rivista femminista Spare Rib e per The Guardian

Ritmi di superproduzione talmente impossibili da mettere alle corde persino lei, che è una nota stacanovista: raggiungere il minimo di parole, rispettare la scadenza, ripetere. Arrivata allo stremo delle forze, giunge a una intuizione geniale: forse, piuttosto che sottoporsi quella spaventosa routine, non sarebbe meglio insegnare?

Il fato sembra darle il la quando sulla sua strada si para un’offerta per una fellowship sponsorizzata dalla Arts Council of Great Britain, quasi troppo bella per essere vera: l’Università di Sheffield cerca uno scrittore di narrativa che sia soprattutto a disposizione degli studenti; non si richiede che insegni più di qualche classe, e di base sarà libero di pensare al proprio lavoro. 

Scorcio da un piano interno dell’Università di Sheffield. ©  Paolo Margari

Il comitato per la selezione dei candidati conta Brian Morris, a capo del dipartimento di Lettere dell’università, Neil Roberts, esperto di letteratura del XXI secolo, e lo scrittore cattolico Piers Paul Read, membro esterno e quanto di più lontano ci sia dalla produzione dalle tinte perverse e blasfeme che Angela ha prodotto sino quel momento. Ma Angela è fortunata: solo cinque o sei candidati si presentano per il posto, e con carriere meno avviate della sua.

Ricorda Neil Roberts: 

L’impressione più forte che ha lasciato, considerato quello che avevo letto del suo lavoro, che è in qualche modo narrativa fantastica, quello che mi ha colpito e in qualche modo sorpreso fu quanto fosse intelligente – davvero una mente fine. E anche, in maniera un po’ paradossale in contrasto con la sua scrittura estremamente articolata, la sua parlata colloquiale, alla moda. Non parlava con quel tipo di fluidità che ci si sarebbe aspettati dal suo modo di scrivere. Forse è perché non voleva sembrare troppo inaccessibile. Inoltre, aveva molta più coscienza e motivazione politica di quanto avessi potuto capire dalle sue storie.

Il giudizio è unanime: è la candidata ideale. Ed è così che, all’inizio di ottobre, Angela si trasferisce nel sud dello Yorkshire, panorami di provincia che le sono familiari, così come il cibo semplice; la parlata del posto, relativamente intoccato dai flussi migratori dell’epoca, le ricorda quella di sua nonna. Un mondo lontano da Londra, dove le donne sopra i quaranta non escono di casa senza un fazzolettone in testa. 

Armata della sua famigeratissima macchina da scrivere portatile (che una volta, a suo dire, le venne lanciata addosso da un fidanzato violento), Angela si trasferisce in una piccola stanza affittata da amici di amici in una grande casa vittoriana. Sotto lo stesso tetto vivono due ragazze figlie di rifugiati politici cileni, una storica femminile con suo marito, e una madre con suo figlio. Se Angela descrive la casa come una “comune” agli amici per lettera, in realtà pagano tutti l’affitto; vige un’atmosfera di comunione e civiltà, e Angela è ricordata da chi la conobbe come una inquilina esemplare seppure un po’ reticente.

La maggior parte del suo tempo è speso negli edifici vittoriani dell’Università di Sheffield: Angela ha ereditato un ufficio personale dal poeta nigeriano Wole Soyinka nella Arts Tower, un grattacielo funzionante costruito negli anni Sessanta che sovrasta la città nelle giornate di sole. Poster dadaisti e ritagli di Vogue alle pareti: Angela presto lo rende proprio, anche se non si può dire sia entusiasta di essere lì. La sua è una scelta dettata dalla convenienza, non dalla vocazione, e le mancano la casa appena acquistata a Londra, e il fidanzato che la lì sta aspettando.

L’Arts Tower dove si trovava l’ufficio di Angela. © Shane Rounce

Non voglio fare proprio niente, tranne sedere nel mio ufficio e fissare il muro senza vederlo.

– Angela in una lettera a Christopher Frayling

In realtà, il suo è un autoritratto fin troppo indolente: non solo si dà da fare, prendendo in prestito libri dalla biblioteca e gettandosi nelle ricerche sul linguaggio figurativo delle fiabe, ma compone anche due dei racconti che poi figureranno in La camera di sangue, incluso quello che ispirerà, qualche anno più tardi, il meraviglioso In compagnia dei lupi, di Neil Jordan. 

Capolavoro onirico e simbolista, In compagnia dei lupi (The Company of Wolves) del 1984 è ispirato a tre dei racconti della celebre raccolta: La compagnia di lupiLupo-AliceIl lupo mannaro.

Sarà anche poco entusiasta del luogo e della distanza da Londra, ma Angela prende sul serio il ruolo di insegnante: nel primo periodo alla Sheffield, viene coinvolta in un progetto con un gruppo di quattro studenti che non è molto lontano dal gioco di ruolo, o dalla round-robin: sotto la sua guida, i quattro si lanciano nella scrittura di un testo narrativo. Come sostiene nell’introduzione del lavoro, una volta finito,

[comporre] narrativa comporta pensare lateralmente – e cioè trasversalmente, portando a compimento un’idea ragionando in termini di connessioni, così da creare dei personaggi; comporta pensare strutturalmente, o verticalmente, per creare una narrazione che abbia abbastanza impulso verso l’alto da bastare finché non giunge alla conclusione; comporta anche pensare in termini di immagini, oltre che di parole.

Proprio questo aiuta i suoi studenti a fare, nonostante non riusciranno mai a vedere il risultato finale pubblicato: incoraggiandoli a creare vere e proprie schede dei personaggi, Angela assegna loro un semplice punto di inizio, il tema archetipico della “missione”, e li sostiene nel lavorare a una trama. Ogni settimana, dà loro un nuovo compito, che vede gli studenti scrivere un pezzo secondo certe direttive; poi, insieme, discutono il risultato, rimpolpando simbolismi e linguaggio figurativo. 

Un processo descritto dai fortunati partecipanti come molto piacevole, e che ha dato dei concreti risultati. 

Angela si impegna molto perché il pezzo sia dato alle stampe sul giornale dell’università, ma niente di fatto; si guadagna però la stima di Gerard Langley, lo studente editor, che uscito di scuola le dedicherà una canzone nel 2011 nel suo album con la band Blue Aeroplanes. 

« It might have meant nothing to her / I wasn’t one of her real students / But we did write the first part of a tri-partite novel together / I’m sure she would have remembered»: ecco parte del testo della canzone Angela Carter:

Angela non si insinua solo nel panorama musicale, ma anche nelle reading list degli altri colleghi: compare nel corso The Gothic Imagination il che la rende molto fiera di sé.

La reading list comprende di tutto a partire da Melmoth the Wandered di Bram Stoker, e ora include anche A. Carter, sono felice di dirti.

– Angela a Christopher Frayling

Non le manca però un certo riserbo, dato probabilmente dalla potente sensazione che la sua vita sia altrove, nella casa che si è lasciata dietro a Londra – dove torna il più possibile e che abbandona di nuovo l’anno seguente, quando il suo contratto alla Sheffield viene rinnovato: ancora un periodo di lontananza dagli affetti, speso ad arrovellarsi su La donna sadiana, scritto «infinito, impossibile da finire», su cui perde le notti da quasi quattro anni, tra la noia di dedicarsi sempre allo stesso progetto e l’ansia di come sarà recepito dalla critica. 

Eppure, non abbandona l’insegnamento, anzi: l’estate del 1978 la vede unirsi, in maggio, alla scrittrice Fleur Adcock per lavorare all’istituto magistrale di Ambleside, non lontano dalla dimora di William e Dorothy Wordsworth; un’esperienza illuminante per Angela che, nonostante di Wordsworth fratello ne sappia ben poco, si avvicina molto alla Wordsworth sorella, leggendo i suoi diari.

Penso di essere arrivata a qualcosa dicendo che dietro ogni grande uomo ci sia una donna che si dedichi alla sua grandezza mentre dietro ogni grande donna ci sia un uomo che vuole buttarla giù. È per questo che Charlotte Brontë castra Rochester e affoga Mr Emanuel, ovvio; per sfregio. Prendi questo, bastardo. Inoltre, se William fosse stato capace di cambiare una lampadina da solo, Dorothy non si sarebbe sentita superiore a lui nelle piccole cose, e magari non avrebbe provato tanto timore per l’apparente superiorità di lui nelle grandi cose.

– Angela a Fleurd Adcock

Curiosamente, proprio durante l’insegnamento a Ambleside, incontra Lorna Tracy: talentuosa scrittrice di racconti e sposata al poeta Jon Silkin, che viene dal marito costantemente scoraggiata, forse per timore che il talento di lei superi il proprio. Angela non solo la incoraggia, ma la raccomanda alla casa editrice femminista Virago, di cui è una sorta di fata madrina, che pubblicherà poi la raccolta della Tracy tre anni dopo, secondo Angela «assolutamente fantastica e a strade di distanza da Ian McEwan» (peraltro, amico di Angela). 

Il grande Ian McEwan, proprio in questi giorni nuovamente in libreria con Macchine come me, è stato uno dei molti autori famosi amici di Angela.

Due mesi dopo, altro corso, altra scoperta: questa volta si sposta nello Yorkshire, per sette giorni di lezioni al centro Arvon di Hebden Bridge, con lo scrittore Colin Spencer. La struttura frontale dell’iniziativa, i cui partecipanti sono invitati a leggere i loro pezzi davanti agli altri, oltre che ai tutor, fa sì che Angela venga in contatto con la ora rinomata scrittrice Pat Barker; resta conquistata dal suo racconto, che diventerà l’ultimo capitolo del romanzo Union Street. Nonostante la scrittura della Barker sia ben lontana dalla propria, Angela non ha difficoltà a capirne il valore. Segnala anche lei alla Virago, di fatto dando inizio alla sua carriera.

Era capace di capire i meriti di un’opera molto diversa dalla sua, ed è raro. Era molto, molto brava a riconoscere e aiutare una voce molto diversa dalla propria.

– Pat Barker

Ma Lorna Tracy e Pat Barker sono solo due delle studentesse che Angela ha aiutato ad emergere. Nomi ben più conosciuti sul panorama internazionale possono dire di doverle qualcosa; tra tutti, Kazuo Ishiguro, suo studente al programma di scrittura della Università dell’East Anglia (o UEA).

La UEA. © SkyDivedParcel

Come spesso è accaduto nella sua vita, ad Angela l’offerta di lavoro giunge un po’ per caso, un po’ per fortuna: la sua cara amica e critica Lorna Sage le fa subito presente quando uno dei fondatori del rivoluzionario programma della UEA, primo del suo genere in Inghilterra (e che vanta come suo primo laureato nientemeno che l’enfant terrible della letteratura inglese, Ian McEwan), Angus Wilson, si ritira dalla sua carica. 

Angela è abbastanza titubante: nonostante la volontà di creare un punto di ritrovo per menti fini, con un occhio di riguardo per le innovazioni, l’atmosfera che si respira è piuttosto conservatrice, tanto che Lorna Sage, in disaccordo con l’altro fondatore, Malcolm Bradbury, è spesso la leader di una silenziosa resistenza, di cui inserire Angela Carter nella propria reading list è solo uno degli atti rivoluzionari. 

Inoltre, scuole di questo tipo (e con esse l’idea che gli scrittori si possano “creare”) sono all’epoca bersaglio di scetticismo dalla maggior parte degli autori affermati.

Ma non si vive di sole lettere: Angela accetta il posto, pur con tutte le sue riserve («Producevamo scrittori molto, molto migliori in questo Paese quando la gente lasciava la scuola tra i dodici e i quattordici anni. […] Leggere e vivere sono la vera scuola di scrittura»), e contro ogni previsione rimarrà una presenza quasi completamente fissa per dieci settimane l’anno fino al 1988. Alloggia proprio da Lorna Sage e dalla figlia adolescente Sharon, tra «bustine di tè e Tampax». 

Comunque, Angela deve presto ricredersi: gli studenti che trova ad attenderla (generalmente tra i cinque e i dieci) sono tra i migliori selezionati e spinti da una forte motivazione che difficilmente ritroverà in futuro altrove. Come alla Sheffield, dove ha gettato le basi di un metodo pedagogico tutto suo, Angela preferisce fungere da tutor: si sente un po’ come una redattrice, il cui ruolo è quello di discutere i dettagli del testo che le viene presentato – anche se nessuno degli studenti la ricorda una lettrice attenta ai dettagli, o che abbia fornito loro feedback particolareggiati. Tutto il contrario: nell’ufficio del compassato Bradbury, con l’aria del tutto fuori posto e un certo divertimento, Angela incontra gli studenti uno alla volta, sedendo loro a fianco, piuttosto che di fronte. Alcuni ricordano quei colloqui come un appuntamento dal dottore, in cui toccava a loro dire qualcosa per primi; altri ricevono semplicemente i loro fasci di carte con qualche appunto scritto sopra, un «Be’, questo va bene», e chiacchiere su qualunque altra cosa. Altri rievocano sguardi benigni ed enigmatici che accompagnavano il traumatico processo di doverle spiegare i loro fallimenti; presto, Angela si guadagna la reputazione di una figura spaventosa (oppure confusionaria, se si sta a sentire l’ex marito di Lorna Sage, Vic Sage, che la descrive come «radicalmente instabile»), nonché sconcertante per gli studenti: come quella volta che, afferrando un righello espandibile da un portapenne, ci giocherella e poi chiede a una sua studentessa se, a suo parere, Bradbury lo usi per misurarsi il pene. 

Può averli sconcertati, ma non allontanati: per quanto intimiditi, Angela riesce a conquistare i suoi studenti nonostante non dia loro il feedback completo che si aspettano da lei. Il suo approccio umano li fa sentire degli individui, piuttosto che dei nomi: arriva a regalare loro dei libri (da I viaggi di GulliverDi cosa parliamo quando parliamo d’amore) che, a prescindere dal suo parere personale in merito, possano aiutarli ad esprimere il proprio potenziale (e portatori, forse, di significati nascosti che i fortunati si divertono a cercare di decifrare). Le sue attenzioni particolari vanno a quegli studenti che vengono da un retroterra diverso da quello del solito universitario. 

Si dimostra anche disponibile verso situazioni particolari: ed è qui che entra in scena un giovane Kazuo Ishiguro, in quel momento (1980) residente a Cardiff; piuttosto che fargli affrontare tutto il viaggio fino alla sede dell’università, Angela lo accoglie direttamente in casa, creando una profonda intimità tra i due. 

Parlava molto d’istinto, e faceva ben più [di altri] la vita della scrittrice… Non abitava nei dintorni dell’università, il suo approccio non era accademico.

– Kazuo Ishiguro

Seduti in cucina, col fidanzato di lei, Mark, spesso sullo sfondo a leggere un libro in silenzio, Angela ed Ishiguro discutono questioni tecniche (come e soprattutto la validità dei dispositivi per creare la suspense, di cui Angela non è per nulla una fan, ma che Kazuo è prono a usare).

Un giovane Kazuo Ishiguro, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 2017.

Angela è impressionata dalla sua sensibilità: impegnato nella scrittura del suo romanzo di esordio, A Pale View of Hills, Ishiguro le sottopone il suo lavoro fino ad allora, che vede protagonista una donna incinta per la maggior parte della vicenda. Il suo impegno e precisione nel rendere giustizia alla sua psicologia toccano Angela (che ha vissuto l’esperienza in prima persona, seppure ha volontariamente abortito) profondamente: «La maggior parte degli scrittori uomini sarebbero partiti in quarta. Ho pensato che fosse proprio un buon segno che si preoccupasse tanto di quello, un buon segno di empatia». 

Come per Lorna Tracy e Pat Barker, ancora una volta Angela si prodiga per uno scrittore talentuoso, presentandogli la sua agente; mentre un altro studente, Glenn Patterson, pubblica il suo esordio con un contatto di Angela alla Virago, passata alla Chatto & Windus. 

Con molti studenti i rapporti continuano nella vita privata. Tutti parlano del periodo con lei come un’esperienza di cui esser grati, come «l’impressione di una presenza benigna che vegliava su di te, allora, e, in qualche modo, di conseguenza, per sempre».

Anche per Angela, questo non è che l’inizio di un percorso che la porterà miglia e miglia lontana da casa, e spesso dai suoi affetti, ma che contribuirà a farla crescere come donna e scrittrice. Di questo, però, parleremo la prossima settimana. Rimanete sintonizzati su questo canale per il secondo appuntamento con… A scuola con Angela Carter!

– Lucrezia 🐵

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