#MARTEDÌCLASSICI ✍️ – Prof.sse scrittrici (& femministe): Voltairine de Cleyre 📣 👩 🔫

È il 19 dicembre 1902: Voltairine de Cleyre si appresta a iniziare la solita giornata di lavoro quando, per la strada, si sente tirare per la manica. Si volta e ad attenderla c’è un viso familiare; ha a malapena il tempo di registrarne i lineamenti che il primo proiettile la colpisce a bruciapelo.

L’impatto la fa girare su se stessa; altri due proiettili le penetrano la schiena. Sanguinante, con forza quasi sovrumana, si rimette in piedi e fugge. Corre per un intero isolato prima di essere soccorsa da un dottore. L’uomo la sta aspettando: Voltairine è un’insegnante, lui uno dei suoi studenti.

 
Voltairine è una delle donne protagoniste della graphic novel I’m Every Woman di Liv Strömquist, edita Fandango Libri, di cui abbiamo parlato in un articolo recente e che ci ha fatto conoscere questa figura straordinaria! Qui le vignette che raccontano il tentato omicidio.

Per tre giorni, la sua sorte appare segnata. Gli amici vegliano al suo capezzale mentre chi ha premuto il grilletto, Herman Helcher, confessa alla polizia di aver atteso Voltairine dove sapeva sarebbe passata per recarsi a lezione e di aver portato con sé una pistola. La sua ex insegnante gli ha spezzato il cuore, dichiara, pure se sono passati anni dall’ultima volta che si sono visti.

Inaspettatamente, miracolosamente, Voltairine si riprende.

Sono convinta che, al di là del dolore fisico vero e proprio dei primi tre giorni, i miei amici abbiano sofferto più di me.

– Voltairine a Maggie Duff

Altrettanto inaspettatamente, Voltairine si rifiuta di fare il nome del proprio assalitore, pur avendolo riconosciuto, o di prendere parte al suo processo in qualunque modo, se non mandando un appello a suo favore al giornale Free Society:

Cari Compagni,
scrivo per appellarmi a voi in favore dello sfortunato fanciullo (poiché per intelligenza non è mai stato più di un fanciullo) che mi ha aggredito. Egli non ha amici, è in prigione – se non fosse stato per il suo cervello malato, non avrebbe mai compiuto un atto del genere. Nulla può esser fatto per alleggerire le sue pene finché non gli sarà garantito un avvocato, e per questo occorre denaro. So che è cosa difficile da domandare, poiché i nostri compagni danno sempre più di ciò che possono permettersi. Ma sono convinta che questo sia un caso in cui tutti gli anarchici abbiano interesse a che il mondo venga a conoscenza delle nostre idee circa il trattamento dei cosiddetti “criminali”, e che siano dunque disposti a compiere persino straordinari sacrifici. Ciò di cui questo povero giovane mezzo matto ha bisogno non è il silenzio e la crudeltà della prigione, ma della gentilezza, della cura e della comprensione capaci di risanarlo. Tutto ciò che è stato concesso a me senza riserve. Non potrò mai esprimere la profondità della mia gratitudine per questo. Ma siate altrettanto pronti ad aiutare l’altro, forse colui che più soffre.

«Se la società fosse costituita in modo che ogni uomo, donna e bambini potessero vivere una vita normale, la violenza non esisterebbe»: ecco il pensiero anarchico di Voltairine.

Quasi le parole di una santa, ma Voltairine de Cleyre è tutt’altro che devota nel senso convenzionale del termine: nata de Claires (sarà lei stessa a cambiare lo spelling del proprio cognome per ragioni ignote), da adulta Voltairine (o Voltai, come la chiamano i familiari) sarà atea tanto quanto il pensatore francese di cui porta il nome, specie dopo l’esperienza adolescenziale in convento, che la lascia piena di dubbi ed ostile a qualunque autorità; ma del resto, fin da bambina la contraddistingue una forte testardaggine, la tendenza a non avere mezze misure.

Rifiutata a quattro anni dalla scuola primaria di St. Johns per questioni di età, la sua indignazione non ha confini; per allora è già capace di leggere il giornale, come ricorda la sorella Addie. Solo l’anno seguente è ammessa a scuola, che continua a frequentare fino a che, tredicenne, non viene spedita al convento di Nostra Signora di Port Huron, nell’Ontario, dove rimane dal settembre del 1880 al dicembre del 1883.

In breve, l’infanzia oppressiva di Voltairine raccontata con ironia dalla fumettista svedese.

Un’esperienza che lascia «bianche cicatrici sulla sua anima», come testimoniano anche i suoi numerosi tentativi di fuga. Se Voltairine rifiuta il dogma e la dottrina dell’obbedienza assoluta, il suo amore per la conoscenza è intenso solo quanto il suo odio per l’oscurantismo in ogni sua forma.

Ho passato quattro anni in un convento, e ho visto […] intelletti acuti caricati di catene e resi abiette e prostrate nullità. Ho visto nature franche e generose rese tetre, torve e disoneste, e ho visto guance come petali di rosa divenire pallide e occhi lieti perdere la loro lucentezza, e l’elastica giovinezza perdere la sua vitalità e andare incontro a morte prematura, assassinata – assassinata dalla Chiesa.

Se non riceve mai un’educazione formale, Voltairine ovvia alle proprie mancanze dedicandosi da sé allo studio della musica, della grammatica, della calligrafia – materie che padroneggia egregiamente, abbastanza da poterne fare un lavoro. Proprio come uno dei suoi idoli, Mary Wollstonecraft, sarà la carriera di insegnante a sostenerla durante la sua breve vita, segnata da povertà, depressione e una fervente fede anarchica, visione politica a cui si avvicina dopo aver brevemente flirtato col socialismo.

Leonard D. Abbott definisce la frugalissima e ascetica Voltairine come «la sacerdotessa della pietà e della vendetta».

Cosa sappiamo della Voltairine insegnante? Ben poco, in effetti. Ma sappiamo da testimonianze dell’epoca quanto i suoi discorsi fossero eloquenti e avvincenti, originali e brillanti. Ne siamo a conoscenza perché Voltairine è rimasta celebre per i suoi interventi, che prendono il via con la militanza politica.

La maniera piana di presentare il discorso, l’entusiasmo trattenuto della sua voce, l’abbondanza di informazioni, di pensieri e argomentazioni, e la consequenzialità logica degli stessi mi colpirono profondamente.

– così uno dei suoi ascoltatori

È il 1887: Voltairine ha diciannove anni quando viene a sapere dell’esecuzione dei leader della rivolta di Haymarket, raduno di lavoratori e attivisti anarchici trasformatosi in tragedia con la morte di alcuni agenti di polizia, che segna la nascita nell’immaginario collettivo dell’anarchico bombarolo. Inizialmente a favore della sentenza, se ne pente per il resto della vita, parlando ogni anno per l’anniversario dell’evento e assumendo quell’atteggiamento compassionevole che la porta a perdonare istantaneamente lo studente che tenta di ucciderla.

Chiedetevi, ognuno di voi: siete realmente sicuri di avere abbastanza sensibilità, abbastanza comprensione, di aver sofferto a sufficienza per pesare e misurare la vita o la libertà di un altro uomo, indipendentemente da cosa abbia fatto?

Possiamo immaginarcela insegnante irritabile ma empatica con gli altri, soprattutto i più derelitti, e fortemente critica con sé stessa (critica al punto tale da tentare più volte il suicidio). La possiamo pensare sempre pallida e stanca, flagellata da malattie croniche sconosciute ma di seria entità fin dalla sua prima giovinezza; eppure instancabile mentre gira il Paese e l’Inghilterra per parlare di ingiustizia politica, giudiziaria e di genere.

Perché Voltairine è anche intimamente femminista, e la questione dell’emancipazione della donna le sta prepotentemente a cuore. In un tempo in cui la legge tratta il gentil sesso alla stregua di bestiame, Voltairine si dedica anima e corpo a combattere un sistema maschilista basato sul dominio di Stato e Chiesa, che cospirano entrambi per porre la donna in uno stato di minorità. Impegno che darà vita a una serie di attualissimi interventi, quali Sex Slavery, Love and Freedom, The Case of Woman vs. Orthodoxy e Those Who Marry Do Ill.

Ancora una tavola da I’m Every Woman di Liv Strömquist.

Lasciate che ogni donna chieda: perché sono schiava dell’Uomo? Perché si dice che il mio cervello non sia pari al suo? Perché il mio lavoro non è pagato quanto il suo? Perché il mio corpo dev’essere sottoposto al controllo di mio marito? Perché può portarmi via i miei figli? Rifiutarli prima che siano nati?

– Voltairine in Sex Slavery

L’attentato di Helcher, così prontamente perdonato, lascia danni permanenti a un corpo già debilitato. Voltairine morirà dieci anni più tardi, nel 1912, quarantacinquenne. Una morte prematura che ne getta la figura nel dimenticatoio, ma forse un sollievo, per una Voltairine la cui visione del mondo si fa sempre più cupa.

Un ritratto  dell’anarchica, femminista, attivista, giornalista e scrittrice Voltairine de Cleyre.

Secondo l’anarchico e socialista Leonard Abbott, la sua forza nasce dalla sofferenza, e nonostante la sofferenza. Per quanto non abbia mai raggiungo la felicità, Voltairine può vantare qualcosa di più prezioso: l’onestà di espressione e l’esercizio di rari doni intellettuali. E nonostante lo sfrenato ateismo, il corrosivo odio per la Chiesa, diviene qualcosa di straordinario: una suora secolare nell’Ordine dell’Anarchia. Qualità che avrà certo sperato di trasmettere ai propri studenti e ascoltatori.

– Lucrezia 🐵

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