#MARTEDÌCLASSICI ✍️ – #Omicidiclassici: Il mistero di Mary Rogers 👧🚬🌊

Scrive Edgar Allan Poe: «La morte di una bella donna è indiscutibilmente l’argomento più poetico che vi sia al mondo».

Alta e sottile, dai lineamenti simmetrici e tratti regolari, una bella massa di capelli scuri, occhi che possiedono «l’azzurra malinconia della luce degli astri»: a diciassette anni, Mary Cecilia Rogers, nata in Connecticut nel 1820 e newyorkese d’adozione ha una grazia eterea ed ipnotica, a sentire il suo datore di lavoro John Anderson.

Uno dei molti ritratti di Mary Rogers dalle pagine dei giornali newyorkesi.

Quando Anderson la incontra, è un imprenditore venticinquenne ancora ad umili inizi ma con un innegabile fiuto per gli affari: alla sua morte, ha in tasca una vera e propria fortuna, che in parte deve proprio alla giovane figlia di Phoebe Rogers, Mary.

All’epoca, Mary e Phoebe sono rimaste sole: la sorella maggiore di Mary (secondo alcuni la sua vera madre, che l’avrebbe partorita fuori dal matrimonio) è già accasata; un fratello è nella marina mercantile e si reca raramente a trovare la famiglia; il padre di Mary, secondo marito di Phoebe è morto nel 1834, coinvolto nell’esplosione di un battello. Il bisogno le spinge a raccogliere le loro cose e a spostarsi nella Grande Mela: progettano di andare andare a vivere con una sorella di Phoebe, Mrs Hayes, ma il fato generoso mette sul loro cammino la mano tesa dell’ambizioso John Anderson.

Abile imprenditore, John Anderson costruì dal niente un impero del tabacco, morendo a Parigi in prosperità. Ma visse una vita misteriosa e si dice che alla fine della sua vita scivolò nella follia…

Forse, Anderson conosceva il primo marito della doppiamente vedova Phoebe, Ezra Mather; o forse, abbagliato dalla bellezza di Mary, ne percepisce tutto il potenziale a prima vista. Cosa può volere da un’acerba ragazza di Lyme, Connecticut, un uomo fatto e già inscaltrito dalla città? Quello che pensate, ma non per il motivo che credete: Anderson desidera che Mary presti il suo volto, le sue maniere gentili e cordiali, e la sua presenza carismatica al piccolo negozio di sigari che tiene a Wall Street, vicino a Broadwaye e a Duane Street. Una zona frequentata dalla gioventù più fresca e brillante della zona, da artisti e giornalisti.

Non proprio le compagnie più adatte a una diciassettenne, ma la paga offerta da Anderson è allettante, impossibile da rifiutare: non solo un cospicuo salario, ma anche l’ospitalità in casa propria (che madre e figlia ripagheranno occupandosi delle pulizie). Phoebe, donna incupita dalla vedovanza e dall’animo solitario, oppone qualche resistenza, ma alla fine si lascia convincere, a due condizioni: che Mary non rimanga mai sola in bottega e che Anderson si impegni a scortarla a casa ogni sera.

Anche Washington Irving, celebre autore di La leggenda di Sleepy Hollow, era tra gli ammiratori della “bella ragazza dei sigari”.

Il contratto è firmato: Mary Rogers diviene il volto del Anderson Tobacco Emporium, famoso per il suo tabacco Solace e per l’abbacinante presenza che dispensa sorrisi alla cassa. Scrittori come James Fenimor e Washington Irving visitano il posto, pieno fino al soffitto nonostante basterebbero tre uomini a malapena per occuparne gli spazi angusti; giornalisti e poeti meno augusti fanno la fila fuori per poter scambiare occhiate languide con la laboriosa Mary e dedicare dei componimenti (di dubbio talento) alla loro musa.

I suoi occhi avevano l’azzurra malinconia della luce di stella, e il suo sorriso – un barlume di paradiso.

Parte di una poesia scritta in onore di Mary.

Ma presto gli eventi prendono una misteriosa svolta.

È il 1838. Un anno è passato da quando Mary e sua madre sono arrivate in città, e la ragazza è ormai una piccola celebrità locale, la carta vincente di John Anderson. Agli inizi di ottobre, Mary si allontana da casa e per quindici giorni nessuno ha più notizie di lei. Il panico si diffonde nel negozio di Anderson: le vendite declinano paurosamente. Il 5 ottobre, il New York Sun annuncia che la madre della ragazza ha trovato una lettera di addio in cui Mary manifesta una «fortissima e inalterabile determinazione a uccidersi».

Il giorno dopo, però, Mary si rifa viva: più pallida, meno sorridente, ma indiscutibilmente viva. Era andata a trovare un’amica a Brooklyn, afferma. Oppure, sua zia Mrs Downings a Jane Street. Mary passa la giornata del 6 ottobre in negozio e il resto della settimana in convalescenza; attorno a lei, la stampa rumina: si insinua che sia stata vista girare con un affascinante marinaio conosciuto per la sua condotta non proprio irreprensibile. Si insinua anche che la sua sparizione sia stata una trovata pubblicitaria di Anderson, le cui vendite salgono alle stelle al ritorno della “bella ragazza dei sigari”.

Frattanto, il fratellastro di Mary, vagabondo marinaio, passa per New York e va a trovare la famiglia. Lì, viene a sapere del lavoro della sorella, ed è ben lontano dall’esserne felice: un negozio di sigari non è il posto giusto per la sua impressionabile sorella minore. Così, fa un prestito alla madre; tra questo denaro piovuto dal cielo e i sudati risparmi di Mary, le due riescono ad andarsene da casa Anderson (e del resto, l’uomo sta comunque per trasferirsi altro) e ad aprire una pensione al 126 di Nassau Street; una nuova avventura che il loro ex-ospite cerca di osteggiare in ogni modo.

Nassau Street, il quartiere dove Mrs Rogers apre la sua fortunata pensione, dove lavorerà anche la “bella ragazza dei sigari”.

Anche perché Mary, stanca dell’attenzione della stampa e dei sussurri sul proprio conto, proprio in quel periodo si licenzia, per lavorare a tempo pieno presso la pensione della madre. Un business, ancora una volta, baciato dalla fortuna: la popolarità della ragazza ha varcato le porte del negozio di sigari, e le stanze affittate dalla madre vedono sette avventori fissi e almeno cinque casuali.

Tra i primi, il giovane avvocato Alfred Crommelin, solo uno dei corteggiatori di Mary alla pensione, ma sicuramente il partito più promettente: Phoebe approva i sentimenti del giovane verso la figlia con tutto il cuore, ma è Mary stessa a dare un calcio alle sue speranze rifiutando le cortesi attenzioni. Crommelin, come un vero gentiluomo, si ritira sullo sfondo, continuando ad assistere il piccolo nucleo familiare con consigli e servizi, spinto da sinceri sentimenti.

Ma Mary ha le sue ragioni per tenerlo a distanza: una di queste è Daniel Payne, saldatore col vizio dell’alcool, che Phoebe presto scopre in posizione compromettente con la figlia, proprio nella pensione dove anche lui alloggia. Non solo: nel giugno del 1841, un fidanzamento ufficiale viene annunciato, per la costernazione della Mrs Rogers e la rabbia di Crommelin. Forse desiderosa di non allontanare l’unica speranza di mobilità sociale per la famiglia, Phoebe fa promettere a Mary di rompere il legame con Payne. Mary pare piegarsi alla richiesta della madre.

Non passa nemmeno un giorno, che Mary si presenta all’appartamento di Crommelin mentre lui non è in casa, e gli lascia un biglietto in cui chiede una riconciliazione. Il legale, ignaro della fine del fidanzamento, riceve poi una serie di lettere da una Mary sempre più in preda al panico. Sul posto di lavoro, trova una rosa nella toppa e un messaggio scritto col gesso su una lavagna. Mary ha bisogno di soldi. Un prestito, dice. Quando Crommelin ancora una volta non risponde, Mary rivolge al suo antico datore di lavoro: John Anderson.

Pochi giorni dopo, domenica 25 luglio, Mary sparisce di nuovo, stavolta per non tornare mai più.

Due giorni dopo, un torrido 28 luglio sulle rive dell’Hudson, dal lato del New Jersey. Siamo a Hoboken, precisamente nei pressi della pittoresca Sybil’s Cave, all’epoca grazioso luogo di villeggiatura con tanto di hotel e luoghi di ristoro. Due uomini stanno camminando quando, a meno di duecento metri dalla riva, sembra loro di vedere un mucchio di panni bagnati galleggiare nel fiume. Una barca a remi viene presto approntata per avvicinarsi al curioso oggetto; una volta raggiungo, gli stracci fradici si rivelano invece il cadavere di una donna, malmenato e sfigurato.

L’avrete capito: il corpo, irriconoscibile, è quello della “bella ragazza dei sigari”.

La copertina del The Ladies’ Companion di novembre 1842, dove sarà pubblicata la prima parte di Il mistero di Marie Roget, di Edgar Allan Poe.

Perché vi ho raccontato tutto questo? Perché per capire il finale, bisogna partire dall’inizio; la pensa così anche un celebre autore, padrino del genere giallo che certo avrete sentito nominare: tale Edgar Allan Poe, che della morte (letteraria) di belle donne ha fatto una professione.

Nonostante all’epoca dei fatti lo scrittore, ex-newyorkese, si sia spostato a Philadelphia, quando la triste vicenda di Mary inizia a infestare ogni giornale del posto e dei dintorni, Poe seguirà la vicenda con religiosa attenzione. Non solo: si proporrà di risolvere lui stesso il mistero. E quale dei suoi figli di carta, se non l’arguto, analitico Auguste Dupin, (presunto modello dell’inglese Sherlock Holmes) per portare alla luce la verità?

Questo è un esempio di crimine ordinario, per quanto atroce. Non vi è nulla, in esso, di particolarmente anticonvenzionale. Vedrete che, per questa ragione, il mistero è stato considerato semplice da risolvere quando, per questa ragione, avrebbero dovuto ritenerlo di difficile soluzione.

Edgar Allan Poe, Il mistero di Marie Roget

Ma se volete sapere degli ultimi giorni di vita di Mary, di sospettati, moventi e alibi, delle teorie che circondano il caso e lo stesso Poe, tornate qui martedì prossimo per la seconda puntata de Il mistero di Mary Rogers.

– Lucrezia 🐵