#MARTEDÌCLASSICI ✍️ – #Omicidiclassici: Il mistero di Mary Rogers – Parte 2 👧🚬🌊

Bentornati, detective letterari, a questo secondo appuntamento dedicato a un oscuro omicidio classico che ha ispirato un celebre racconto firmato dal padrino del giallo in persona: Edgar Allan Poe.

Nella scorsa puntata avevamo lasciato il nostro scrittore a Philadelphia, a seguire l’eco mediatica sollevata dal ritrovamento di un cadavere di donna nell’Hudson: quello della recentemente scomparsa Mary Cecila Rogers, ex star dell’Anderson Tobacco Emporium, meglio conosciuta dai newyorkesi come “la bella ragazza dei sigari”.

Un ritratto della “bella ragazza dei sigari” dell’Anderson Tobacco Emporium.

È il 25 luglio 1841 quando Mary, uscita di casa per andare a trovare una zia, svanisce nel nulla. Seguono tre giorni di silenzio assordante, destinato a rompersi un una torrida mattinata da Hoboken, allora zona di villeggiatura per gli abitanti in fuga dalla Grande Mela. È un pigro mercoledì. Sulla riva del fiume che affaccia sul New Jersey, coppie di pescatori gettano la lenza tentando la fortuna tra le onde; ogni tanto, qualche passante indugia presso la Sybil’s Cave che offre uno scorcio panoramico sul grazioso ambiente circostante.

Ecco uno scorcio della Sybil’s Cave, così com’era all’epoca della morte di Mary, in questa stampa risalente al 1842-1847.

Ma a un gruppetto di uomini – due, forse tre – cade l’occhio su un curioso oggetto che galleggia a meno di duecento metri da riva. Racconteranno di essersi avvicinati su una barca a remi. Si aspettavano un mucchio di stracci ma quello che emerge è il cadavere, ancora vestito ma orribilmente sfigurato, di una donna. Sconcertati, gli uomini vincono il disgusto e tentano di issare il corpo a bordo, prima con dei remi, poi riuscendo a legare una corda attorno per poterla trascinare; ma si arrendono dopo mezz’ora di nulla di fatto. Sono due pescatori a riuscire dove i predecessori hanno fallito; per allora, una folla si è radunata attorno.Vengono avvisate le autorità.

Un’illustrazione del corpo di Mary Rogers\Marie Roget così come è stato scorto nell’Hudson.

Il giorno della sua sparizione, come testimonierà la madre Phoebe, Mary indossava un abito bianco di mussola con sopravveste, uno scialle nero, una sciarpa di seta blu e un cappellino a fiori; così viene ripescata dall’Hudson (e, secondo alcune fonti, gravata da una pietra trattenuta da una corda: il che spiegherebbe le difficoltà nel tirarla fuori dall’acqua).

Ma un primo esame rivela dettagli sconcertanti.

L’abito immediatamente sotto la sopravveste, e tra la sopravveste e la parte alta della sottoveste, era di mussola sottile; un pezzo è stato strappato via da questo indumento […], in maniera molto uniforme, con grande cura, a partire dall’orlo. Questo stesso pezzo di stoffa le è stato poi legato alla bocca, con un nodo stretto dietro al collo; credo per soffocare le sue grida, e che le sia stato tenuto ben stretto sulla bocca da uno dei suoi violentatori: le ho poi trovato questo medesimo pezzo di mussola al suo collo, lento, con ancora il nodo; sopra di essi erano ancora legati il cappello coi lacci.

– il coroner descrive lo stato dell’abbigliamento di Mary dopo il ritrovamento
Una riproduzione dell’abbigliamento di Mary il giorno della scomparsa. Il cadavere viene ritrovato completamente vestito, ma mancano alcuni indumenti…

Il corpo di Mary è privo di qualsivoglia oggetto di valore: niente anelli, spilla, o altri gioielli. Ma c’è un fatto curioso: un lembo della sopravveste è stato strappato (anche se non di netto) dal basso verso l’alto, avvolto attorno alla vita della vittima e assicurato in modo da creare una sorta di occhiello.

Il primo conoscente di Mary a comparire sulla scena lo fa per caso, o così sostiene: è Alfred Crommelin, avvocato che alloggia alla pensione di proprietà della madre di Mary, e corteggiatore rifiutato dalla ragazza.

Saputa della prolungata assenza di Mary dalla madre, Crommelin, assieme ad un amico, ha attraversato l’Hudson, sono per incontrare la folla riunita attorno al corpo della giovane (allora ritenuta una mera vittima delle onde).

Nonostante le condizioni del cadavere, come racconta Richard Cook, il coroner (o associato del coroner) di Hoboken che per primo esamina le spoglie di Mary, Crommelin la riconosce immediatamente. E immediatamente taglia una manica del vestito e strofina le dita sulla pelle di un braccio, forse in cerca di una voglia, o di una particolare disposizione dei peli; rende poi nota l’identità della ragazza e, distrutto, crolla disperato.

Il cadavere della “bella ragazza dei sigari” ripescato dal fiume e riconosciuto da Crommelin.

A causa del caldo mortale, che aiuta ben poco a preservare una salma già provata dalla permanenza nell’acqua, essi sono trasportati in un vicino edificio, e l’autopsia ha inizio con l’arrivo del giudice di pace. A presiedere è il dottor Cook, affiancato da Crommelin, che resta accanto al corpo fino alla conclusione dell’esame, alle nove di sera.

La testimonianza di Cook (arrivata a noi attraverso la stampa) dipinge un quadro macabro.

Il viso era contuso e gonfio, le vene erano fortemente distese. C’era una brutta ferita vicino all’occhio e un graffio profondo sulla guancia sinistra che si estendeva fino alla spalla. Attorno al collo, dei lividi parevano formare l’impronta di un pollice e delle dita di un uomo. I polsi sembravano essere stati legati e al collo era stretto un pezzo di merletto, il che indicava una morte per strangolamento. Era stata orribilmente violata da più di due o tre persone. Poiché non vi era la minima traccia di gravidanza, era chiaramente stata persona casta e di corrette abitudini.

In seguito, il coroner dichiarerà che ben sette o otto persone avrebbero abusato di Mary. La presenza di considerevoli escoriazioni sulla schiena e all’altezza delle scapole raccontano della lotta della ragazza per liberarsi durante un aggressione, mentre veniva tenuta ferma, suggerisce il coroner, su un pavimento di assi di legno, o sul fondo di una barca a remi; non certo su un letto, in ogni caso.

Se i lividi e graffi sul viso di Mary possono essere il risultato della permanenza in acqua (impossibile dirlo a tanti anni di distanza), i segni di violenza sul corpo sono evidenti. Quando viene recuperato, il rigor mortis, la rigidità muscolare che, a temperatura ambiente, si presenta a tre ore dal decesso per iniziare a scemare dopo dieci-dodici ore, è ancora in pienamente presente. L’ultimo contatto di Mary con la famiglia risale alla mattina di domenica 25 luglio; il ritrovamento, mercoledì 28. Ma la putrefazione avanzata (in poco tempo dal recupero dei resti, la faccia si fa nera tanto da rendersi irriconoscibile), l’influenza dell’acqua e del clima umido e torrido rendono difficile individuare il momento della morte.

La conclusione dell’esame autoptico, dunque, è quella di una morte per strangolamento manuale (forse sufficiente a farle perdere conoscenza) e poi col merletto, legato tanto strettamente da incidere la pelle.

Ora, non resta che portare la notizia alla famiglia. L’arduo compito è affidato al solito Crommelin. Forse anche per risparmiare alla madre la vista del cadavere di Mary, si decide di affidare l’identificazione agli abiti della ragazza. Lo stesso Crommelin preleva un pezzo della gonna e della manica dell’abito, mentre il dottor Cook fornisce i fiori interni ed esterni del cappellino della ragazza, parte dei mutandoni, una giarrettiera, una sciarpa e una ciocca di capelli.

Giunti alla pensione di Mrs Rogers, Phoebe riconosce immediatamente gli indumenti della figlia. La stampa ed alcuni testimoni (come H.G. Luther, uno degli uomini che hanno ripescato Mary dall’Hudson) riportano una reazione curiosamente apatica da parte della donna, poi smentita da successive interviste a fonti vicine alla famiglia.

A causa delle condizioni della salma, riporta Crommelin, la mattina dopo viene deciso di seppellirla provvisoriamente in doppia bara sessanta centimetri sottoterra (invece dei soliti novanta). Il giorno seguente, un’inchiesta dichiara ufficialmente la causa della morte.

Frattanto, venuta a sapere del fatto, la stampa è letteralmente impazzita. Mary era già finita nelle cronache per una precedente misteriosa sparizione, qualche anno prima; la sua morte smuove un’ondata mediatica non indifferente, che varca i confini di New York.

Uno dei numerosi ritratti di Mary apparsi sulla stampa dopo la sua morte. Il caso diventa presto mediatico, anche perché, a causa del precedente impiego della ragazza presso il negozio di sigari di Anderson, frequentatissimo dai giornalisti, molti la conoscevano di persona.

Frattanto, le indagini prendono il via e la stampa dà in pasto al grande pubblico le prime informazioni sugli ultimi giorni di Mary Rogers.

Si viene a sapere che domenica 25 luglio Mary bussa alla porta del fidanzato Daniel Payne (che alloggia nella pensione di Mrs Rogers) e lo avvisa che intende andare a trovare la zia, Mrs Downing (o Downings) a James Street. Prenderà l’omnibus, dice, e conta di stare via tutta la giornata; ma si mette d’accordo per farsi aspettare da Payne alla stazione al tramonto. Daniel acconsente, ma la serata è funestata da un violento temporale estivo; credendo che la ragazza abbia deciso di passare la notte dalla parente, Daniel non si preoccupa di non vederla tornare. È solo quando, lunedì, Mary non si fa vedere , che il giovane saldatore va nel panico: si reca dalla zia della giovane e viene a sapere che Mary non è mai arrivata a destinazione.

Daniel inizia da solo le ricerche; con l’andare dei giorni, si decide di postare una richiesta di informazioni sul New York Sun, e anche Crommelin viene a sapere da Phoebe della scomparsa della ragazza e si unisce alle ricerche. Poco dopo, il cadavere di Mary viene recuperato dall’Hudson.

Inevitabilmente, i sospetti di giornali e opinione pubblica – oltre che della polizia – ricadono sugli uomini della vita di Mary. Per primo Alfred Crommelin, l’avvocato non ricambiato. Ma le autorità si convincono presto della sua innocenza e, invece, rivolgono l’attenzione a Daniel Payne: del resto, è l’ultimo ad averla vista viva.

Rapidamente, il giovane fornisce un alibi (a detta della stampa, non così inespugnabile) per tutto il periodo della scomparsa di Mary, ma questo non ferma il New Yorker (da non confondere con l’attuale giornale omonimo!) dal suggerire, nell’agosto del 1841, che Payne sia coinvolto in qualche modo:

C’è un punto nella testimonianza di Mr Payne che vale la pena sottolineare. Pare che abbia cercato Miss Rogers, la sua promessa, per due o tre giorni; eppure, quando è stato informato la sera del mercoledì che il suo corpo era stato trovato a Hoboken, non è andato a vederlo né ha voluto saperne di più sulla faccenda – in effetti, pare che non sia andato affatto, nonostante in precedenza stesse chiedendo di lei. Questo è strano, e dovrebbe essere spiegato.

E Payne, punto sul vivo, fa proprio questo: non solo raccoglie una serie di testimonianze scritte che attestino dove si trovava in ogni momento da domenica 25 luglio a mercoledì 28 agosto, ma le fornisce tanto alla polizia quanto alla stampa stessa.

Lasciamo allora che ci racconti lui stesso la sua versione.

Conosco Mary C. Rogers dallo scorso ottobre o novembre, quando andai ad affittare una camera da sua madre al numero 126 di Nassau Street. Durante la mia permanenza lì (che è durata fino a pochi giorni prima che Mrs Rogers smettesse di tenere pensionanti), io e Miss Rogers stringemmo un legame, tanto che stavamo per sposarci.

Come sappiamo, però, la madre di Mary non approvava, e aveva costretto la ragazza a promettere di rompere il fidanzamento, fatto a cui Payne non fa cenno.

L’ultima volta che la vidi era la mattina della scorsa domenica 25 luglio.

Quel giorno, sappiamo che Mary si alza prima dell’alba per aiutare la madre a preparare la colazione per i pensionanti, e appena prima delle dieci bussa alla porta di Payne.

Attorno alle dieci di quella mattina, ero impegnato a sbarbarmi nella mia stanza quando lei venne a bussare alla mia porta; quando l’aprii, mi disse che stava andando da Mrs Downing; al che risposi: «Bene, allora, Mary, ti aspetto stasera». In quel momento mi parve allegra e vivace come al solito – nel corso della mia conoscenza con lei era stata da Mrs Downing tre o quattro volte, che io sapessi; e, nelle due occasioni in cui era tornata da quel luogo, l’avevo aspettata quando faceva buio, all’angolo tra Broadway e Ann Street finché scendeva dall’omnibus, e poi l’avevo riaccompagnata a casa.

Un dettaglio degno di nota: era proprio sua zia Mrs Downing che Mary aveva detto di essere andata a trovare durante la sua prima sparizione di qualche anno prima, durata ben due settimane.

Payne racconta di aver passato il resto della giornata fuori casa col fratello, prima al mercato e poi a bere. Ma ammette di non essere andato ad aspettare Mary in questa occasione, perché un violento temporale si era abbattuto sulla zona al tramonto, e aveva creduto che Mary avrebbe passato la notte dalla zia.

Lunedì sono tornato a casa per cena e sono venuto a sapere che (Mary) non era andata né da Mrs Downing né da Mrs Hayes (altra zia di Mary), cosa che aveva molto allarmato la famiglia. Allora ho cominciato a cercarla… ad Harlem… e Williamsburg… e il giorno dopo sono andato fino a Hoboken e anche a Staten Island, e anche… a South Ferry e ho chiesto a un sacco di gente se avessero visto qualcuno che le somigliasse… Alla sera di quello stesso giorno, (martedì) ho portato un annuncio al Sun, il giornale, per segnalare la sua scomparsa…

Annuncio che chiedeva a chiunque avesse visto Mary di fare in modo che contattasse casa, perché «si crede che le sia accaduto qualcosa». Nessuno sospetta qualcosa di più grave, e la reazione generale è che sia un nuovo trucco di Mary per cercare l’attenzione degli ammiratori newyorkesi.

Il giorno dopo, mercoledì, ho continuato a chiedere di lei e a cercarla, ma non ho trovato alcuna traccia… e sono tornato a casa alle sette di sera.

Qualche ora dopo, era venuto a sapere della sua morte.

Una mappa di New York che localizza i luoghi abitualmente frequentati da Mary Rogers, percorsi per l’ultima volta il 25 luglio 1841, giorno della scomparsa.

La dettagliata testimonianza di Payne, però, non serve a scagionarlo agli occhi del grande pubblico, tanto che il 2 agosto, dieci giorni prima le dichiarazioni del saldatore, il dottor Cook rilascia un comunicato in cui afferma che

la reputazione di Mary C. Rogers è stata confermata essere irreprensibile nell’inchiesta da testimoni rispettabili, nonostante le calunnie pubblicate dalla stampa.

I giornali (proprio quelle fonti che, frattanto, Poe raccoglie scrupolosamente per poi farne una cernita) riportano che sono stati approntati dei mandati di cattura in bianco per tutti i sospettati di un coinvolgimento nella morte di Mary. Si tratta di una misura stravagante e al limite della legalità, che fa comprendere la portata dell’impatto mediatico de fatto: basti pensare che ogni giorni folle si riuniscono nel punto in cui il cadavere è stato recuperato.

Il nove agosto, una settimana dopo, come offerta di pace il New York Herlad pubblica l’annuncio di una ricompensa per chi avesse catturato l’assassino o gli assassini (soprattutto perché gli attacchi violenti contro giovani donne sole sembrano affliggere la città come un’epidemia).

Il penultimo episodio era avvenuto proprio non lontano da quella che al momento è considerata la scena del delitto di Mary: una giovane in gita con padre e madre aveva dimenticato il parasole nella barca a remi; tornata per recuperarlo, era stata afferrata, portata in mezzo al fiume, seviziata e lasciata più morta che viva sulla riva.

È cosa vana chiamare all’azione i ministri della giustizia per fermare la piaga che è alle nostre porte la comunità, almeno la sua parte virtuosa, deve agire prendere in mano la situazione.

La ricompensa offerta dal giornale è di cinquanta dollari; i lettori sono invitati a partecipare a una raccolta fondi, e l’autore dell’articolo si dice certo che si arriverà a ben mille dollari in sole ventiquattro ore, da devolvere al sindaco di New York per spronare le indagini.

C’è poi un lato più morboso dell’attenzione rivolta al caso, ben esemplificato dall’annuncio pubblicitario pubblicato sul New York Tribune il giorno seguente, 10 agosto. Quello del pamphlet Mary Rogers: Life and Murder of Mary C. Rogers, the beautiful Cigar Girl che

con uno splendido ritratto sancito come perfettamente somigliante, sarà pubblicato al numero 21 di Ann Street questa mattina alle sei, con ulteriori particolari circa l’omicidio, la conoscenza è limitata alla polizia e all’autore di questo pamphlet. Si crede che persone, giocatori di Broadway, abbiano a che fare con l’omicidio […]. Contiene una testimonianza di diversi tentativi di corte e seduzione scaturiti dai suoi molti attrattive; e anche di antiche relazioni in cui è risaputo sia stata coinvolta. Prezzo, 6 centesimi.

In sostanza, un libretto-souvenir. I nove individui sono forse quelli menzionati da due uomini, Fenshaw e Thomas (in una lettera mandata al coroner in forma anonima), che il 25 luglio raccontano di aver visto una barca con a bordo sei uomini e una donna approdare al porto di ad Hoboken. Si trovavano agli Elysian Fields, luogo di villeggiatura famoso all’epoca. Una volta a riva, tutti sono scesi dalla barca e sono andati verso il bosco; poco dopo, si sarebbero aggiunti altri tre uomini, che avrebbero chiesto del gruppo precedente. Dopo aver saputo che si erano spostati nel bosco, i tre avevano domandato ai testimoni se avevano visto accadere qualche atto violento; saputo che così non era, anch’essi si erano diretti verso il bosco.

La teoria è dunque quella di un attacco da parte delle molte bande di ruffiani e piccoli criminali comuni proprio nei battelli tra Manhattan e Hoboken. A quel tempo, l’area di Five Points è ormai comunemente considerata come zona una zona malfamata. Delinquenti di bassa lega pullulano nelle botteghe, nelle taverne e nelle sale da ballo. I Plug Uglies sono la banda più nota lungo le rive dell’Hudson.

Altra veduta della Sybil’s Cave. Nonostante (e proprio perché) si trattasse di una località di villeggiatura molto popolare, il posto è anche popolato da giocatori d’azzardo e piccoli criminali.

Frattanto, l’11 agosto 1841, la causa della morte di Mary è di nuovo messa in questione. Il coroner di New York ordina la riesumazione del corpo, che vien trasportato a City Hall Park per una seconda autopsia. La causa della morte viene, ora, ufficializzata: annegamento, nonostante durante il recupero non ci fosse traccia di schiuma dalla bocca, tipica di quel tipo di decesso.

Eppure, in questo periodo, vengono fatti altri arresti; tra gli uomini presi in custodia, John Anderson, benefattore e antico capo di Mary, con cui, si diceva, la ragazza avesse avuto una relazione in passato. Ma viene rilasciato molto rapidamente, anche qui per mancanza di prove.

E non è il solo: viene fermato anche un altro sospettato, proprio il 13 agosto, proprio il giorno dopo la seconda autopsia.

Per capirne la ragione bisogna tornare indietro al 1838, alla prima scomparsa di Mary. All’epoca, alcuni giornali avevano insinuato che la candida ragazza dei sigari fosse ben poco pura, e che si incontrasse regolarmente con un giovane ufficiale scapestrato. Proprio con lui avrebbe attuato la sua prima fuga (romantica) durata quattordici giorni.

E ricordate la prima autopsia effettuata sul corpo di Mary? Era emerso che la ragazza aveva legato al collo una sorta di bavaglio improvvisato, oltre che le stringhe del cappellino. Entrambi (secondo le fonti) non sarebbero stati trattenuti da un “nodo da signora”, così chiamato, ma da un nodo scorsoio, un tipo di legatura che è ben più facile aspettarsi da un uomo rude… o da un marinaio.

Per questa ragione, un marinaio imbarcato sulla U.S.S. North Carolina viene interrogato tre volte e brevemente arrestato. L’uomo è William H. Koekukk (o Keokkock, o Coecuck, un cognome olandese) ed è stato ospite da Mrs Rogers nel 1840 ed era andato a trovare Mary il 3 luglio del 1841. Ma emerge dalle indagini che non si tratta dello stesso uomo misterioso che ha accompagnato Mary durante la prima fuga, come dicono i pettegoli, né l’individuo abbronzato con cui è stata vista da Mrs Loss. Senza contare che il marinaio fornisce un solido alibi.

Ancora una volta, l’indagine si conclude con un nulla di fatto (anche se l’opinione pubblica è nuovamente pronta a salire sul carro di Koekukk colpevole, tanto che l’ufficiale decide di restare in custodia cautelare piuttosto che sfidare il linciaggio della folla che lo aspetta fuori dalla centrale).

Intanto, nuovi testimoni si fanno avanti, dicendo di aver visto Mary nell’intervallo tra la sparizione e la morte. L’unico avvistamento plausibile è riportato il 17 settembre dal New York Herald:

(Mary Rogers) è stata vista arrivare ad Hoboken attorno alle tre del pomeriggio via battello. Adam (Wall), vetturino impiegato presso Mr Van Buskirk, e un altro giovane uomo l’hanno vista e riconosciuta mentre lasciava l’imbarcazione.

E, a sentire una voce concordante, Mary non era sola. È stata vista all’incrocio di Theatre Alley con un uomo, a quanto pare una vecchia conoscenza incontrata in loco e che per primo si è accostato a lei; i due si sono poi allontanati verso Barclay Street per una gita a Hoboken.

Proprio lì Adam Wall la vede mentre aspettava al porticciolo sul fiume di procurarsi qualche cliente. È un suo amico a indicargli la bella ragazza accompagnata da un uomo «abbronzato». Wall si propone alla coppia, ma i due rifiutano e procedono verso Weekawken, nei pressi del Nick Moore’s House, una taverna gestita da Mrs Frederika Loss.

Mrs Loss, interrogata dagli agenti sulla scomparsa di Mary. Il suo ruolo nella vicenda è tutt’altro che concluso…

Mrs Loss è un nuovo, fondamentale pezzo del puzzle. Proprietaria di una fattoria, oltre che della taverna sopracitata, e madre di tre figli, la signora è circondata da una fama oscura ed è destinata lei stessa a una triste fine. Ma gli agenti che la interrogano non lo sanno, quando racconta loro che non sa nulla di Mary Rogers (cosa difficile a credersi). Aggiunge però che, la domenica dell’omicidio, una donna perfettamente corrispondente alla sua descrizione è davvero venuta nel suo locale, accompagnata da un uomo «abbronzato». Lui ha ordinato del liquore, che ha offerto anche a lei, la quale però ha declinato e insistito per una limonata. Alla fine hanno lasciato la taverna, dirigendosi verso un boschetto vicino alla sua fattoria, e la padrona non ne ha saputo più nulla… tranne che, forse proprio la stessa notte, ha udito provenire da quella boscaglia

un grido terrificante, come di una ragazzina molto sconvolta, con voce mezza strozzata, che chiamava aiuto e suonava come un «Oh! Oh! Dio» eccetera, detto in grande agonia.

Al tempo, sostiene Mrs Loss, le era sembrato suo figlio Oscar e per questo era corsa fuori; allora, aveva sentito un rumore di lotta e un urlo di dolore soffocato, poi il silenzio. Trovato il figlio incolume, però, semplicemente se era tornata dentro, berciando contro i miscredenti che giravano per la zona.

Ma il ruolo di Mrs Loss è lontano dall’essere terminato, così come quello del misterioso boschetto verso cui la coppia si era allontanata.

È il 25 agosto: due ragazzini stanno giocando e raccogliendo corteccia di sassofrasso quando inciampano letteralmente in quella che viene considerata dai più la vera scena del crimine: proprio quel boschetto vicino alla taverna di Fredricka Loss.

Un ambiente raccolto, circondato da alberi, dove tre o quattro grosse pietre formavano una sorta di poltrona, con tanto di schienale e di poggiapiedi. Proprio su questo rustico sedile si crede sia stata consumata la violenza: sarebbe stata la pietra a provocare le escoriazioni sulla schiena di Mary. Ma a segnalare la presenza della ragazza proprio in quel boschetto sono gli indumenti ritrovati lì attorno: una sottana da donna sulla pietra che funge da schienale della poltrona, la sciarpa blu e il parasole con cui Mary era uscita il giorno della scomparsa e, ancor più importante, un fazzoletto con le sue iniziali ricamate.

Ci sono anche i suoi guanti, lasciati a terra alla rovescia, come tirati via di fretta dalle mani, e due pezzi di stoffa dal suo abito. Si parla di frammenti rimasti impigliati nei rovi, ma anche di strisce accuratamente strappate, simili a quella trovata attorno alla gola della ragazza, presumibilmente a farle da bavaglio.

Gli i capi non sono solo stropicciati (particolarmente la sciarpa e la sottana) e sporchi di sangue, ma anche muffiti e nascosti dall’erba, il che indicherebbe una lunga esposizione agli elementi (ipotesi non unanimemente accettata: per esempio da Poe). E i ragazzini autori della macabra scoperta? Proprio due dei tre figli di Fredricka Loss.

In questa illustrazione del 1843, Mary viene aggredita da dei balordi, forse alcuni dei tanti criminali che infestano la zona di Hoboken.

La donna viene allora risentita di nuovo: le viene chiesto se l’uomo abbronzato potesse corrispondere al fidanzato di Mary, Daniel Payne, ma Mrs Loss nega; afferma che l’accompagnatore di Mary era più giovane, più magro, e non così alto.

Nonostante le numerose testimonianze firmate da amici e conoscenti e il ricadere dei sospetti su una delle bande della zona, Payne è ancora guardato con diffidenza.

Frattanto, l’uomo è caduto in una profonda depressione. Il 6 ottobre, dopo una breve visita da uno speziale, Payne si mette in viaggio verso Hoboken, prendendo lo stesso battello che vi ha condotto Mary. Segue un pellegrinaggio sui luoghi che, si ipotizza, Mary abbia visitato durante il suo (presumibilmente) ultimo giorno: lo troviamo pesantemente ubriaco al Phoenix Hotel, che chiede a un passate di prestargli il cappello, esordendo con un: «Forse non sapete chi sono: Sono Payne, l’amante di Mary Rogers»; e in bar, dove rincara: «Sono il promesso di Mary Rogers. Sono un uomo in una gran brutta situazione».

Viene avvistato per l’ultima volta seduto su una panchina nei pressi del luogo in cui il cadavere di Mary è stato scoperto e a un miglio dal boschetto dove sono stati rivenuti gli indumenti della sua promessa sposa. Stava scrivendo qualcosa.

Per allora, ha già visitato il luogo dell’orrore, dove ha lasciato cadere il cappello e, nei pressi, una boccetta, comprata prima di imbarcarsi nel suo ultimo viaggio. La boccetta, ormai vuota, spicca la scritta: LAUDANO, Souillard & Delluc.

Payne viene trovato che respira a malapena, incosciente. Muore poco dopo, per «congestione celebrale, probabilmente causata da assideramento e sregolatezze incidenti alla devianza mentale». Accanto a lui, una brevissima lettera d’addio (profondamente ambigua): Eccomi sul posto. Dio mi perdoni per la mia infelicità, o per la mia vita bruciata.

Nonostante le parole del biglietto sembrino esprime rimorso (e forse complicità nel delitto?), agli occhi dell’opinione pubblica, Payne viene assolto, considerato un amante sofferente arresosi alle sventure della vita.

La notizia del suicidio di Payne finisce su tutti i giornali dell’epoca e finisce per assolverlo agli occhi dell’opinione pubblica come possibile colpevole.

Chiuso tristemente questo capitolo della vicenda, alle autorità restano in mano un pugno di sospetti e nessuna certezza. Il mistero, forse, è destinato a rimanere irrisolto.

Solo un anno dopo la stampa comincerà a perdere interesse per il delitto Rogers; intanto, a Philadelphia, Edgar Allan Poe sta portando avanti la sua personalissima indagine.

I colpi di scena, però, non sono finiti, e coglieranno di sorpresa persino lui. Ma di questo parleremo nella prossima – e ultima – puntata. Allora? Pensate di aver già individuato il colpevole?

– Lucrezia 🐵

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