#MARTEDÌCLASSICI ✍️ – #Omicidiclassici: Il mistero di Mary Rogers – Parte 3 👧🚬🌊

Ci siamo: dopo due appuntamenti, ci avviciniamo all’epilogo del caso Mary Rogers, l’omicidio della bella sigaraia del Anderson Tobacco Emporium che ha ispirato Edgar Allan Poe nel suo Il mistero di Marie Roget.

Uno dei molti ritratti della “bella ragazza dei sigari” apparso sui giornali. Il caso fu un vero ciclone mediatico.

Se nelle prima puntata vi abbiamo raccontato della vita di Mary prima di quel tragico 28 luglio 1841, in cui il suo cadavere viene rinvenuto nell’Hudson, e nella seconda ci siamo concentrate sulle dinamiche del delitto e sui sospettati, è arrivato il momento di tirare in ballo una testimone chiave che ha già fatto capolino nella nostra storia.

Se ci avete seguito, ricorderete Fredricka Loss: una vedova di Hoboken proprietaria della locanda Nick Moore’s House nonché di una vicina fattoria; ricorderete anche che, proprio nei pressi del suo locale, sono stati ritrovati degli effetti personali appartenenti a Mary, tra cui un suo fazzoletto – individuato proprio dai figli di Mrs Loss – e che il luogo è stato identificato come scena del crimine; e che la presunta notte del delitto, la signora ha sentito delle urla soffocate di donna provenire da quella direzione, senza però arrischiarsi a controllare.

Più importante ancora, nonostante Mrs Loss affermi di non sapere nulla di alcuna Mary Rogers – difficile a credersi, dato l’impatto mediatico dell’avvenimento – racconta alla polizia che una donna corrispondente alla descrizione di Mary è entrata nella sua locanda il 25 luglio, giorno della scomparsa della “bella ragazza dei sigari”, in compagnia di un uomo «abbronzato», con cui si sarebbe poi allontanata.

Questa la sua versione a poche settimane dal delitto. Frattanto, nell’ottobre del 1841, Daniel Payne, fidanzato della defunta, si suicida proprio dove è stato ritrovato il suo corpo – scagionandosi con questo gesto agli occhi dell’opinione pubblica, che è ormai convinta che Mary sia stata vittima dei balordi che infestano la zona, considerata covo di spicco della piccola malavita locale.

In questa vignetta del 2001, Mary Rogers\Marie Roget viene aggredita da dei balordi.

L’interesse della stampa comincia a diminuire quando, a poco più di un anno dalla morte di Payne, un tragico incidente torna a fare notizia sui giornali. Uno dei tre figli di Mrs Loss le ha inavvertitamente sparato mentre stava pulendo un fucile, ferendola gravemente.

La donna langue per due settimane in preda al delirio, a quanto pare per la grande preoccupazione circa i suoi figli; ma non è tanto l’affetto per la madre a muoverli, quanto le frasi sconnesse che Mrs Loss si lascia sfuggire su quello che diventerà il suo letto di morte. Soprattutto perché la locandiera sostiene che, proprio accanto a lei, siede un’oscura figura, mandata a tormentarla nelle ultime ore. Il «grande segreto», come i figli della donna lo definiscono, rischia di venire fuori per la gioia dei giornali, che dedicano ampio spazio al «fantasma» di Mrs Loss e alla sua morte imminente.

A gettare luce sul misterioso segreto ci pensa il Tribune, con un pezzo dedicato alle attività sottobanco che si svolgono nella locanda sotto la supervisione della sua proprietaria: a quanto pare, Mrs Loss e i suoi figli sarebbero discepoli della famigerata Madame Restell, che si è guadagnata l’eloquente appellativo di “Madam Killer”. Madame Restell ha fatto fortuna praticando aborti a donne abbienti in una casa in Greenwich Street, a Manhattan, secondo la filosofia che l’interruzione di gravidanza sia quella l’unica forma di prevenzione contro maternità indesiderate.

Un ritratto di Ann Trow Lohman, conosciuta anche come Madame Restell. Anche il suo sarà un destino tragico che culminerà col suicidio.

Pratica che l’ha resa una delle nemiche pubbliche numero uno agli occhi della società, ma che, almeno per il momento, non è contro la legge, ed è sostenuta e protetta da numerosi clienti. Ma i servizi offerti Madam Killer sono rivolti a una clientela facoltosa e influente; per questo, le donne meno abbienti vengono convogliate alle più rustiche cure di Madame Loss.

E proprio questo sarebbe stato il destino di Mary Rogers, almeno secondo la testimonianza rilasciata dalla Loss prima di morire al giudice Merritt del New Jersey secondo il Tribune.

Domenica 25 luglio 1841, Mary Rogers era venuta a casa sua in compagnia di un giovane dottore, che aveva intrapreso la procedura per procurare un parto prematuro alla povera ragazza. Mentre era nelle cure del medico era morta, e i presenti si erano consultati su come disfarsi del suo corpo. Alla fine, durante la notte, era stato preso da uno dei figli di Mrs Loss e fatto affondare nel fiume lì dov’era stato trovato. In principio, dei suoi abiti si era fatto un fagotto che era stato gettato in un laghetto sulla terra del signor James G. King, in quel quartiere; ma in seguito, pensarono che non fossero al sicuro in quel luogo, e per questa ragione furono presi e sparsi nel bosco dove sono poi stati trovati. Il nome del medico è sconosciuto, ma il sindaco Morris è stato avvisato dei fatti dal signor Merritt […].

– un estratto dall’articolo incriminato

Mary sarebbe dunque morta dissanguata. Nonostante Merritt creda fermamente a questa ricostruzione dei fatti, il giudice nega pubblicamente il fondamento dell’articolo.

Diviene questa, però, la versione più accreditata, ma rimangono molti punti oscuri: se così sono andati i fatti, chi era il padre del bambino? Lo sfortunato fidanzato Daniel Payne? L’avvocato Alfred Crommelin, caro amico di famiglia e spasimante rifiutato? O John Anderson, il proprietario del negozio dove una volta Mary lavorava? O, ancora, il misterioso marinaio con cui Mary sarebbe stata vista intrattenersi al tempo della sua prima sparizione?

Domande rimaste senza risposta. Si sa poco di cosa accade ai comprimari di questa vicenda, dopo questa parziale “risoluzione” del caso. Si sa per certo che John Anderson si ritira a Parigi, dove muore nel 1881, ricchissimo e, secondo alcuni, ormai pazzo – ma ne parleremo più avanti. Si dice che tirasse fuori spesso il nome di Mary, e che ne avesse visto il fantasma, gravato della colpa di averle prestato la somma di denaro che la ragazza aveva chiesto appena prima di sparire, forse necessaria per procurarsi l’aborto. Secondo alcune indiscrezioni, le sue ultime parole sarebbero state per la bella sigaraia: «Mary, perdonami!».

Ma lasciamo da parte John Anderson – che non ha ancora finito di rivelarci i suoi segreti – e torniamo indietro nel tempo, nel periodo immediatamente successivo alla morte di Mary.

All’epoca, Poe vive a Philadelphia, ha già scritto molte delle opere in prosa che lo hanno reso un nome immortale. Proprio nel 1841 compone I delitti della rue Morgue, racconto di genere giallo che vede come protagonista quello che viene definito l’antenato del più celebre Sherlock Holmes: Auguste Dupin.

La figura di Dupin avrà una forte influenza sugli eroi di carta di romanzi e racconti gialli; primo fra tutti, il detective per antonomasia Sherlock Holmes.

Ma Poe a New York ci ha vissuto, e segue ancora con interesse le cronache locali. Quando legge sui giornali della misteriosa morte di Mary Rogers, quel nome gli risulta subito familiare. Forse perché, non solo era stato cliente di John Anderson – con cui mantiene rapporti cordiali – ma, si dice, conoscesse la vittima di persona. Questo spiegherebbe il religioso interesse con cui segue gli sviluppi del caso, raccogliendo gli articoli pubblicati sull’argomento ed elaborando lui stesso una serie di teorie, basate sul famoso ragionamento deduttivo tanto caro al suo figlio di carta.

È proprio la determinazione di Poe a risolvere il delitto – che, secondo lui, a causa del lavoro incompetente di forze dell’ordine decisamente insufficienti, non ha speranza di trovare risposte – e lo porta a ingaggiare nuovamente Auguste Dupin come portavoce delle proprie ipotesi.

Il lungo racconto, in seguito diviso in tre parti, è presumibilmente già completato il 4 giugno del 1842, quando Poe scrive a George Roberts del Boston Notion.

Ritengo possibile che abbia visto un mio racconto intitolato I delitti della rue Morgue e pubblicato originariamente nel Graham’s Magazine di aprile 1841. Il tema era quello dell’esercizio dell’ingegno nell’indagine di un delitto. Ho appena completato un articolo simile, che intitolerò Il mistero di Marie Rogêt – il seguito di I delitti della rue Morgue. La storia è basata sull’omicidio di Mary Cecilia Rogers, che qualche mese fa ha creato grande scompiglio a New York. Tuttavia, ho gestito la mia idea in una maniera del tutto innovativa in letteratura. Ho immaginato una serie di coincidenze quasi esattamente corrispondenti avvenute a Parigi. Una giovane grisette, tale Marie Rogêt, è stata uccisa in circostanze molto simile a Mary Roges. In questo modo, col pretesto di mostrare come Dupin (protagonista di La rue Morgue) ha sciolto il mistero dell’omicidio di Marie, in realtà mi cimenterò in una lunga e rigorosa analisi della tragedia di New York. Non ometto nulla. Esamino, uno alla volta, le opinioni e le argomentazioni della stampa in proposito […]. In effetti, credo di non aver solo mostrato la fallacia del pensiero generale – che la ragazza sia stata vittima di una banda di criminali – ma di aver indicato l’assassino in una maniera che dia nuovo slancio alle indagini. Il mio obbiettivo principale, in ogni caso, come comprenderai immediatamente, è l’analisi dei veri principi che dovrebbero guidare l’indagine in simili casi.

– un estratto della lettera di Poe a Roberts
La copertina del Ladies Companion di novembre 1842, dove compare la prima parte del racconto lungo.

Poe si dice convinto che il racconto comparirà di certo sulle pagine del Graham’s Magazine (per la bella somma di cento dollari); ma lo offre a Roberts per il Mammoth Notion per metà della cifra. Tuttavia, il racconto non compare in nessuna delle riviste predette da Poe: invece sarà serializzato in tre parti – da novembre 1842 a febbraio 1843 – sul Ladies’ Companion col titolo definitivo de Il mistero di Marie Roget (l’accento circonflesso presente nella lettera e nel manoscritto sparisce nella versione stampata e viene mantenuto o rimosso a seconda delle edizioni).

Come annunciato a Roberts, la vicenda viene ambientata a Parigi: Poe dà ai personaggi nomi francesi (o che potessero suonare tali) e, con qualche licenza, adatta luoghi e punti di interesse al nuovo scenario. Se l’emporio di Anderson diviene invece un negozio di profumi (dettaglio importante, ricordatelo per dopo), gli eventi rimangono sostanzialmente gli stessi: la madre vedova, la pensione, l’offerta di lavoro, la vita sentimentale della ragazza, restano invariati; allo stesso tempo, vi sono alcune minute alterazioni apportate per sostenere le proprie argomentazioni.

Argomentazioni che cambiano ed evolvono a seconda delle testimonianze che emergono durante il processo di scrittura (molte delle quali vengono incluse nonostante si rivelino infondate o falsi allarmi, per mostrare la propria conoscenza del caso attraverso le analisi di Dupin).

In particolare, la pubblicazione dell’ultimo episodio della serie viene rimandata per più di un mese, dopo la confessione della Loss che Poe decide di includere (nonostante contrasti col suo sospettato principale, il misterioso marinaio visto in compagnia di Mary Rogers e mai rintracciato): nella prima versione, Marie è semplicemente la vittima di un amante violento, e non c’è alcun riferimento ad aborti clandestini.

Per quanto Poe sostenga di conoscere l’identità dell’assassino, il mistero di Marie Roget rimane sostanzialmente irrisolto, e persino Dupin, così sicuro di sé, non dà un nome definitivo al colpevole.

Se anche non aiuta, nonostante le iniziali aspirazioni, a risolvere il caso, il racconto di Poe sarà pretesto delle teorie più stampalate.

Quella forse più assurda vien sollevata da Irving Wallace, un secolo dopo l’assassinio, che suggerisce che lo stesso Poe sia l’assassino – probabilmente con ironia, anche se viene preso sul serio da alcuni lettori. Secondo i sostenitori di questo scenario, Poe avrebbe visitato, tre anni prima di quel 1841, il negozio di sigari di Anderson, e lì avrebbe conosciuto Mary il giorno prima che sparisse la prima volta; il racconto sarebbe quindi una confessione!

Un’altra teoria, meno recente, viene proposta da Will Clemens nell’Era Magazine del novembre 1904: il 3 agosto del 1841, nell’Hudson viene ritrovato un altro corpo: stavolta di un uomo conosciuto, di circa trentacinque anni, rimasto in acqua per qualche giorno e in avanzato stato di decomposizione. Un uomo alto, abbronzato e ben vestito, probabilmente annegato: un individuo che, secondo Clemens, corrisponde perfettamente alla descrizione fatta dalla Loss del compagno di bevuta di Mary alla sua locanda, la sera della sua morte.

Nella sua introduzione a una raccolta di racconti di Poe del 1978, l’editor Thomas Ollive Mabbott ipotizza che l’uomo possa essere stato vittima di una rapina.

Ulteriore ipotesi è che i colpevoli siano proprio i figli di Fredricka Loss, la quale abbia confessato in maniera da allontanare i sospetti dai propri figli.

Ma un sospettato ancora più illustre dei tre fratelli Loss riemerge dal passato di Mary: un uomo rimasto ai margini del caso, nonostante sia stato lui stesso arrestato – e rilasciato – nel corso delle indagini. Un uomo trasferitosi proprio a Parigi poco dopo la morte di Mary, e, a quanto pare, divorato dalla colpa di aver sovvenzionato la sua sparizione. Ovviamente, ci riferiamo a John Anderson.

Un ritratto di John Anderson, famoso per il tabacco Solace, che ha fatto la sua fortuna.

Perché il nome di Anderson rispunti fuori, bisogna aspettate il 1887, quando il suo testamento viene impugnato della figlia e della nipote, sulla base di testimonianze che mettono in dubbio la sanità mentale del defunto milionario.

In tribunale verrà detto tutto e il contrario di tutto: Anderson verrà descritto come un uomo concreto, non spendaccione ma onesto nella gestione delle finanze, ma anche come un appassionato di spiritualismo, convinto di essere in contatto con lo spirito di Mary dall’aldilà, e che la ragazza gli abbia rivelato i nomi dei suoi assassini (nomi che Anderson si rifiuta di condividere, come affermano alcune fonti di dubbia veridicità).

I testimoni si contraddicono continuamente tra loro. Secondo il suo socio Felix McCloskey, Anderson aveva rivelato che un anno o un anno e mezzo prima della sua sparizione la ragazza aveva subito un aborto e che Anderson si era ritrovato nei guai per questo, ma che non c’erano prove che avesse a che fare con la sua morte, e di non avere nulla a che fare con essa, almeno direttamente.

Secondo un’altra versione, Anderson si sarebbe fatto influenzare dal fantasma di Mary anche nei suoi investimenti, e si sarebbe rifiutato di comprendere che si trattava solo di allucinazioni; al contrario, secondo Andrew Wheeler, interrogato in proposito, Anderson aveva risposto:

Le uniche persone che mi perseguitano sono quelle a caccia di denaro.

E per tornare a Poe, a questo punto viene a galla un’altra curiosa teoria: il testimone afferma di aver sentito Anderson parlare di Mary Rogers chiamandola Marie Roget, ma di non aver mai saputo nulla circa un presunto pagamento di Anderson a beneficio Poe, per la composizione di un racconto che lo scagionasse come sospetto. Una voce che a quanto pare era di pubblico dominio. Avete letto bene, e c’è di più: si diceva che il prezzo di Poe fosse stato di cinquemila dollari; il che spiegherebbe per quale ragione, tra tutti, solo il sigaraio Anderson diviene nel racconto il padrone di un negozio di profumi a malapena nominato.

Continuano le curiose coincidenze: a fare le pubbliche lodi del tabacco di Anderson è anche il chimico James R. Chilton, che è anche uno dei responsabili dell’arrivo del dagherrotipo in America. Uno dei suoi figli potrebbe aver fotografato Edgar Allan Poe. Un ritratto forse simile a questo, desunto da un dagherrotipo perduto?

Unica prova a sostegno di questa teoria è un rapporto – assodato – tra i due: non solo personale, come vi abbiamo già raccontato, ma anche professionale: nel 1845 si ha notizia di cordialità tra l’imprenditore e lo scrittore, anche dopo l’uscita del racconto nell’edizione di quell’anno, completa di note che identificano i vari personaggi; inoltre, in novembre, due settimane dopo l’annuncio che Edgar Allan Poe è «editor e proprietario» del Broadway Journal, sul giornale compare, per tre mesi di fila, una pubblicità della «JOHN ANDERSON & CO.», pagata sicuramente cara e in anticipo. Anderson è il suo imprenditore nel tabacco a comparire sul giornale, ed è probabilmente ben conscio che la cosa gli porterà ben poco profitto.

E che motivo aveva Anderson di commissionare a Poe una simile opera, lui la cui sola colpa sarebbe stata quella di aver prestato denaro a una Mary che glielo chiedeva implorante?

Secondo alcune fonti, il ruolo di Anderson sarebbe stato ben più fatale: si dice che durante il corso del processo per invalidare il suo testamento siano emerse delle carte appartenutegli; carte in cui Anderson confessa di aver avuto una relazione con Mary, iniziata ai tempi in cui la ragazza lavorava nel suo negozio e proseguita fino alla morte di lei; che la prima sparizione di due settimane di Mary, qualche anno prima dell’omicidio, fosse stata causata da una gravidanza indesiderata, conclusasi con una procedura abortiva a spese di Anderson – il che collimerebbe con l’aria pallida e smunta della ragazza al suo ritorno, a cui era seguita una breve convalescenza a casa; e che la dipartita di Mary alla locanda di Mrs Loss fosse stata la conseguenza di una simile procedura, stavolta finita male.

Ma allora, i risultati dell’autopsia? I sostenitori di questa ipotesi affermano che il coroner avrebbe confuso le ferite riportate durante l’intervento – effettuato in maniera del tutto casalinga – con i segni di uno stupro violento e ripetuto. Secondo i detrattori, un simile fraintendimento sarebbe stato impossibile, anche agli albori delle scienze ginecologiche: il coroner avrebbe potuto riscontrare sintomi di gravidanza dall’utero della ragazza, e ne ha invece negato con vigore ogni traccia.

In mancanza dei supposti documenti, tuttavia, è impossibile provare la colpevolezza di Anderson al cento per cento; così come negarla.

Dopo la seconda autopsia, Mary viene seppellita al cimitero della West Presbyterian Church, in Varick Street; quando, anni dopo, la chiesa viene demolita, i resti vengono nuovamente prelevati, assieme a quelli di tutti coloro che lì riposavano, e per l’ultima volta e messi a riposo nei cimiteri di Long Island.

E così, senza nemmeno una vera e propria tomba su cui pregare, si conclude il mistero di Mary Rogers: ancora, a distanza di più di un secolo, ostinatamente irrisolto; e ancora ostinatamente affascinante.

– Lucrezia 🐵

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