#MARTEDÌCLASSICI ✍️ – #Omicidiclassici: L’ascia di Fall River – Parte 1 👧🔪🏠

Il 4 agosto 1892 i coniugi Andrew e Abby Borden vengono uccisi a colpi d’ascia nella loro modesta ma rispettabile casa a Fall River, al numero 92 di Second Street. Presenti, duranti gli omicidi, la figlia minore, Lizzie, e la giovane domestica, Bridget Sullivan. Sono le urla di Lizzie, che ha trovato il padre maciullato sul divano nel salotto al pian terreno, ad avvertire del delitto e la cameriera accorre dalla sua stanzetta al terzo piano. Chi ha ammazzato la coppia e perché?

È la celebre Lizzie Andrew Borden, presunta assassina di Fall River, la protagonista del nostro nuovo appuntamento con #Omicidiclassici, la veste nera, indossata per tutto novembre e dicembre, della rubrica #Martedìclassici.

Lizzie Borden è una donna di cui difficilmente sarebbe rimasta memoria senza i due assassinii: è lontana dall’essere bella, o anche solo affascinante, e non sembra avere nessun talento in particolare; ha superato i trent’anni e, da zitella figlia di un uomo sgradevole e taccagno, le si prospetta innanzi una vita anonima e con ben poche soddisfazioni. Ma la morte violenta del padre e della sua seconda moglie le regalano una celebrità che dura da oltre cento anni (e un grande patrimonio, come vedremo).

È una donna dall’aspetto mascolino, con un viso forte, risoluto, antipatico. È robusta, ha trentatré anni ed è di altezza media. La sua voce ha una peculiare durezza gutturale.

– articolo del New York Herald, 7 agosto 1892

Lizzie conquista immediatamente le pagine dei quotidiani, diventa la protagonista di una macabra quartina ed entra a pieno diritto nella cultura americana.

I versi sugli omicidi vennero sostituiti a quelli della popolare canzone Ta-Ra-Ra Boom-de-ay, che un ragazzo di Fall River fischiò forte fuori dall’aula in cui il processo a cui sottoposero Lizzie, facendosi sentire da tutti i presenti. Sono state create diverse variazioni della canzoncina, ma quasi tutte sono andate perdute nel tempo.

Ma come si sono svolti i fatti di quella tragica, calda mattina di piena estate e chi sono, realmente, i suoi protagonisti?

Nella semplice, piccola casa lontana dal lusso delle abitazioni di The Hill, la zona della città più sicura e piacevole, ma anche dalle comodità più comuni per i benestanti del tempo (insieme all’acqua corrente mancano i corridoi, e le stanze si aprono claustrofobicamente una sull’altra), abitano la famiglia Borden e la loro unica cameriera

Ecco, allora, le loro storie prima di passare alla Storia.

Il patriarca è il settantenne Andrew Jackson, dai grandi occhi scuri incappucciati, barba e capelli bianchi. Figlio di Abraham Borden e Phebe Davenport, è imparentato con influenti e ricchi esponenti di Fall River, ma la sua era una famiglia modesta e da giovane deve fare i conti con importanti ristrettezze economiche. Col tempo è riuscito ad accumulare molte risorse: fatta fortuna nel settore della manifattura e della vendita di mobili e bare, finisce per diventare un costruttore edile di successo. Sposa in prime nozze Sarah Anthony Morse, la madre di Emma, Lizzie e di un’altra figlia non sopravvissuta all’infanzia. Sembra essere una persona rigida e severa, avvezza a trucchetti per mettere in soggezione gli altri e spuntarla su di loro, avara sino all’inverosimile (nonostante l’età, ferra lui il cavallo e vende personalmente le uova ai vicini). Nonostante tutto dimostra di essere capace di gratificare in qualche modo i suoi affetti (soprattutto Lizzie, a cui dona una pelliccia di foca e un anello di diamanti, e che manda in vacanza in Europa).

Una foto del padre di Lizzie, Andrew.

Abby Durfee Gray è la “signora Borden” (come a un certo punto Lizzie prende a chiamare la matrigna), che a trentasette anni sposa Andrew Borden. Poco unita alle figliastre, ma legatissima alla sorellastra Sarah Bertha “Berty”: quando il marito acquista parte della fattoria del padre di Abby, al 45 di Fourth Street, lei fa sì che la sorellastra (il cui marito non era in grado di provvedere a lei e ai figli) ne prenda possesso. La sua famiglia d’origine sembra, almeno all’apparenza, unita. La mattina del 4 agosto, Abby avrebbe dovuto occuparsi della bimba di Berty, ma causa di un malore recente prima i suoi piani cambiano… Spontaneo chiedersi se il suo destino non sarebbe cambiato, se non fosse stata costretta a casa. 

Una foto di Abby Borden, la madre adottiva di Emma e Lizzie.

Emma Leonora è la figlia più grande del capofamiglia, maggiore di Lizzie di nove anni. Più schiva della sorella, all’età di dodici anni perde la madre Sarah e poco dopo entra nella sua vita Abby, come nuova moglie del padre. Sembra sia ancora più distaccata e insofferente, se non apertamente ostile, verso la matrigna rispetto alla sorella. È molto protettiva nei confronti di Lizzie, a cui in fin dei conti ha fatto da genitore. Per alcuni, Emma è una figura meno incolore di quanto appaia a una prima analisi (tutta la famiglia, a guardar bene, sembra possedere una forte personalità) e ha avuto una grande influenza sulla sorella, fomentandola nel tempo contro Abby.

Ho fatto il mio dovere al processo quando mi sono seduta con Lizzie, giorno dopo giorno, e poi ho testimoniato per lei […].

– Emma, in una (presunta) intervista del 1913 del The Boston Post
Una foto di Emma, da bambina, con la madre Sarah.

Lizzie ha trentadue anni al momento degli omicidi. Ha occhi chiari e uno sguardo vividissimo. Insegna alla scuola domenicale e ama gli animali, ma non è una signorina modesta: le piacciono i gioielli (soprattutto gli anelli), ha gusti costosi e le piacerebbe una vita decisamente meno monotona (celebre una festa piuttosto esuberante, con gente dello spettacolo, organizzata da lei nel 1905). Anche se ufficialmente una signorina rispettabile, sembra essere una persona… peculiare (secondo i costumi del tempo). Dopo l’acquisto della proprietà a Fourth Street, prende a chiamare la matrigna “signora Borden” o “signora B”.

Sì, Lizzie era strana.

– Emma, in una (presunta) intervista del 1913 del The Boston Post
Ritratto di una giovane Lizzie, ben lontana dai tempi degli omicidi che la renderanno famosa.

La ventenne domestica Bridget, chiamata “Maggie” in casa Borden, è nata in Irlanda. Arrivata negli Stati Uniti pochi anni prima degli omicidi, lavora per la famiglia dalla fine del 1889: tra i suoi compiti, cucinare, fare le pulizie, stirare. Nonostante i cordoni della borsa ben stretti, a un certo punto riceve un aumento da Abby: secondo la sua stessa testimonianza, per convincerla a restare e non lasciarla sola a occuparsi della casa; inoltre la padrona le dice che le mancherebbe se andasse via; e in generale, anche se Bridget afferma che le piace “Miss Lizzie”, in realtà sembra più legata ad Abby. Dopo il processo, Lizzie le fa avere dei soldi e consigliare dal proprio avvocato di lasciare il Paese. Molti anni dopo, viene descritta come una donna gentile e dolce dai suoi conoscenti.

La domestica di casa, Bridget “Maggie” Sullivan.

I cinque abitanti della casa in Second Street sono uniti da gelosie, recriminazioni e segreti, molti dei quali ancora oggi misteriosi. Si parla della possibilità di abusi (psicologici o fisici) perpetuati tra quelle mura, di relazioni illecite (puramente extraconiugali o addirittura incestuose) e di oscure nature, che esulano dai semplici difetti caratteriali (propensione all’ira e alla violenza, sadismo, instabilità emotiva, sintomi nevrotici).

Anche perché, ben prima degli eventi di quel sanguinoso inizio di agosto, alcuni fatti accaduti sono preziosi indizi di una situazione famigliare tutt’altro che piacevole. Ve ne raccontiamo tre, in breve.

In primis, l’acquisto di una quota della già citata fattoria da parte di Andrew, circa cinque anni prima degli omicidi: la transizione immobiliare sdegna le sue due figlie, che si sentono minacciate dall’ascendente della matrigna sul padre; Andrew ha infatti messo in affitto la proprietà a nome della moglie, che l’ha riservata a Berty. Ora, Abby possiede metà della fattoria e le resterà per diritto fino alla fine della sua vita. Segue, forse per senso di colpa o per amore della quiete, la donazione di Andrew della casa dei Borden in Ferry Street alle figlie, casa dove Lizzie trascorse i suoi primi dodici anni. Ma è un edificio vecchio, che necessita di costanti riparazioni. Da allora i rapporti si deteriorarono tra Abby e le ragazze.

Poi ci sono le effrazioni in casa Borden. Ma la più interessante è quella avvenuta in pieno giorno, circa dodici mesi prima degli omicidi. Lizzie, Emma e Bridget sono le sole in casa quando il furto si verifica. Vengono prese delle cose dalla stanza di Abby, il suo “camerino”: tra quanto rubato, un orologio, una catena, una piccola borsa, dei soldi e dei biglietti per il tram a cavalli. Alcune fonti riportano che, quando in circolazione, quei biglietti rubati riconducono a Lizzie (che, pare, li ha dati a degli amici: un conduttore riconosce uno dei biglietti come di proprietà di Andrew). Una volta tornato in città, il capofamiglia si rivolge alla polizia ma senza successo e anzi, a un certo punto, sostiene che se ne occuperà da solo; inoltre, nessuno della casa menziona ad amici, parenti o conoscenti il furto se non prima che sia trascorso un anno. Misterioso atteggiamento. Perché nascondere una cosa del genere? E la storia del biglietto rintracciato? Come fa un ladro a rubare, di giorno, in una casa con tre persone? Secondo alcune teorie, non può essere che stata Lizzie: una “prova” per testare sul campo la propria furbizia e magari creare un precedente di pericolo dall’esterno? O magari, più semplicemente, un modo per dare fastidio alla matrigna?

Gli horsecar erano gli antenati dei moderni tram, trainati da cavalli e una delle prime forme di trasporto pubblico. Negli Stati Uniti, la data della prima corsa è quella del 26 novembre 1832.

Infine, il presunto avvelenamento. Immediatamente prima dei delitti, alcuni membri si ammalano: naturale conseguenza del mangiare avanzi o, comunque, del caldo che deteriora rapidamente il cibo o, effettivamente, un tentato avvelenamento? Interessante il fatto che Lizzie, proprio il giorno prima della tragedia, confidi ad alcune sue conoscenze che (secondo lei) il loro latte è stato avvelenato e che il padre potrebbe essere attaccato dai molti nemici (di cui, però, non restano nomi validi né Lizzie riferisce di questi timori alla polizia, dopo gli omicidi). Dopo gli omicidi il latte viene controllato (ma non il resto dei cibi) e l’autopsia non rintraccia veleno negli stomaci dei coniugi Borden. Del resto quell’estate molte persone morirono per avvelenamento da cibo nel Massachusetts. Abby, però, temeva di esser stata avvelenata con il marito:

[…] la signora Borden venne alla porta [il giorno prima degli omicidi] e disse che era spaventata, disse che aveva paura di essere avvelenata. Le dissi di sedersi e lei disse che la sera prima, alle nove circa, lei e suo marito avevano iniziato a vomitare, e vomitarono dalle due alle tre ore fino alle dodici […].

– il dottor Seabury W. Bowen

Certo è che un farmacista locale, Eli Bence, sostiene che Lizzie abbia provato a comprare dell’acido prussico da lui il giorno prima dei delitti (per mantenere in buono stato una pelliccia), che lui non gliel’ha venduto. In compenso, lei nega questa deposizione.

Il loro giorno, il giorno fatale dei Borden, è sul punto di cominciare. Fuori, in alto, nell’aria già rovente. Vedete! L’angelo della morte si posa sul tetto.

L’ascia omicida di Fall River, Angela Carter

Chiudiamo questa prima puntata col caso Borden con una citazione dal racconto L’ascia omicida di Fall River, che infatti termina proprio così, qualche ora prima degli omicidi che sconvolsero l’opinione pubblica e crearono una leggenda moderna.

La penna che segue questo “omicidio classico” è quella pirotecnica, splendente e infuocata, di Angela Carter, che dedica ben due racconti all’enigmatica Lizzie Borden (questo tratto dalla raccolta Black Venus e pubblicato anche ne Le Visionarie). Ma di queste versioni romanzate, così come dell’inizio di uno tra i casi più contorti della storia, pieno di contraddizioni e di difficile (impossibile?) soluzione, vi parleremo nei prossimi martedì!

– Ornella 🐱

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