#MARTEDÌCLASSICI ✍️ – #Omicidiclassici: L’ascia di Fall River – Parte 2 👧🔪⚰️

Caldo, caldo, caldo… È molto presto, prima della sirena della fabbrica, ma persino a quest’ora tutto luccica e freme sotto l’attacco di un sole bianco e furioso già alto nell’aria ferma. […] Ma qui nessuno è in piedi; è ancora mattina presto, […] la stasi perfetta del caldo torrido, […] la luce intonsa del New England simile a un colpo sferrato dall’occhio di Dio, e il mare, bianco, e il fiume, bianco.

– Angela Carter, L’ascia omicida di Fall River

Riviviamo la giornata del 4 agosto 1892 con il racconto di Angela Carter su Lizzie BordenL’ascia di Fall River, pubblicato per la prima volta sul London Review of Books nel 1981 e di recente riedito in Italia da Nero Edition nell’antologia Le Visionarie. Continuiamo allora (e concludiamo) in compagnia della sua penna pirotecnica l’appuntamento con gli assassinii di Fall River e, anche, con #OMICIDICLASSICI, la veste in nero della rubrica #Martedìclassici.

Cinque esseri viventi dormono in una casa sulla Second Street, a Fall River. Due vecchi e tre donne. Il primo vecchio possiede tutte le donne per matrimonio, per nascita o per contratto. La sua casa è stretta come una bara ed è così che ha fatto fortuna – era un imprenditore di pompe funebri ma di recente la sua attività si è ramificata in numerosi campi, e tutti i rami hanno dato frutti assolutamente gratificanti sotto il profilo economico.

– Angela Carter, L’ascia omicida di Fall River

Non è certo una casa festosa, quella dei Borden. Sulle pareti non rimbalzano risa, note allegre, non le chiacchiere vivaci di convitati a feste e tavolate sostanziose. I suoi suoni sono le doppie mandate delle chiavi (di tutte le porte, anche quelle interne, soprattutto dopo un misterioso furto sotto il sole…), il ticchettio affannato o nervoso dei tacchi e i borbottii, gli sbuffi e le frasi a mezza bocca dei suoi abitanti. Ma oggi la casa è ancora più silenziosa: Emma, la sorella maggiore di Lizzie, è via e fuori è anche il padre, Andrew.

In un completo di lana pettinata – solo a guardarlo si rischierebbe di ammalarsi di miliaria – il vecchio Borden se ne andrà in giro per la città sudata come un maiale da tartufi a caccia di soldi, finché, a metà mattina, non tornerà a casa per presentarsi a un appuntamento urgente con il destino.

– Angela Carter, L’ascia omicida di Fall River

A casa sono rimaste Lizzie, la sua matrigna Abby e la cameriera Bridget, anche detta Maggie. 

Emma Lenora, la figlia maggiore, se n’è andata a New Bedford per qualche giorno, a rinfrancarsi con la brezza dell’oceano, e dunque scamperà al massacro.

– Angela Carter, L’ascia omicida di Fall River

Ed è di mattina, quando ancora il capofamiglia non ha fatto ritorno, con ben tre persone in casa, che l’assassino commettere un primo, misterioso omicidio.

La prima a morire, almeno secondo le stime dei referti legali, è la seconda moglie di Andrew Borden, Abby Durfee Gray: in base agli esami sul contenuto di stomaco e intestini delle vittime, alla temperatura dei corpi e al sangue perso da ciascuna di esse, si presume che l’ora del decesso di Abby si aggiri tra le 9:00 e le 9:30.  

Lizzie è scesa al piano di sotto poco prima delle 9:00, forse un quarto d’ora prima. Dopo aver chiesto a Bridget di pulire le finestre verso le 9:00, Abby ha comunicato la volontà di andare nella camera degli ospiti al secondo piano con delle federe pulite, dopo averla già rassettata: è una donna che si dà da fare e la sera precedente ha dormito in quella stanza il fratello della prima signora Borden venuto in visita. Nessuna delle altre persone presenti in casa la rivedrà in vita, almeno secondo i resoconti ufficiali.

«Mi ha chiesto [Abby] cosa volevo per cena, non le ho detto niente. Ha detto che sarebbe uscita e che avrebbe cenato.»

– dichiarazione alla polizia di Lizzie
Due planimetrie da diverse mani del secondo piano della piccola casa dei Borden, al numero 92 di Second Street. Col 5 è contrassegnata la stanza degli ospiti, il 4 indica la camera di Lizzie.

Di lì a poco, con la stessa quantità di vestiti indossati da Miss Lizzie, sia pure meno belli, Bridget, la serva, rovescerà cherosene su un foglio di giornale della sera prima accartocciato con uno o due legnetti. Quando il fuoco si sarà calmato, preparerà la colazione; il fuoco le terrà soffocante compagnia anche dopo, quando si laverà.

– Angela Carter, L’ascia omicida di Fall River

Bridget raccoglie tutto l’occorrente per il lavoro e va a prendere l’acqua (in casa non ce n’è di corrente). A scandire i vari lavaggi, i viaggi verso e dal fienile per riempire il secchio.

Visione posteriore della casa dei Borden, con uno scorcio del fienile.

«Per prima cosa ho lavato le finestre del salotto, sul lato sud della casa. […] Prima che iniziassi a lavare, apparve la ragazza della signora Kelly e mi sono messa a parlare con lei alla recinzione. […] In tutto quel tempo non ho visto nessuno venire dentro casa.» 

– dichiarazione alla polizia di Bridget

Bridget riferisce che Lizzie, prima di iniziare, le ha chiesto se deve lavare le finestre e lei ha risposto alla padroncina che non c’è bisogno che chiuda la porta principale a chiave, perché sarà lì fuori a lavorare, nei paraggi; ma che se vuole, comunque, Lizzie può chiuderla.

Ma ecco un botta e risposta tra Lizzie e le forze dell’ordine.

D: «Ha detto qualcosa a Maggie?» 
R: «Non l’ho fatto.» 
D: «Ha detto qualcosa sul lavaggio delle finestre?» 
R: «No signore.» 
D: «Le ha parlato?» 
R: «Penso di averle detto che non volevo fare colazione.» 
D. «Non ricorda di aver parlato del lavaggio delle finestre?» 
R: «Non ricordo se l’ho fatto o no. Non me lo ricordo. Sì, ricordo. Sì, le ho chiesto di chiudere le tende del salotto quando è passata perché il sole era troppo forte.»

Questo scambio è solo un esempio delle testimonianze confuse e contraddittorie della figlia più giovane di Andrew Borden, in aperto contrasto con quanto dichiarato dagli altri e persino dalla stessa Lizzie. Naturale imprecisione dei ricordi, smarrimento dettato dagli omicidi (eppure, all’apparenza, Lizzie mantenne quasi sempre dei nervi d’acciaio) o bugie mal orchestrate? Senza contare il dettaglio del biglietto: secondo Lizzie, Abby pare abbia ricevuto un biglietto dove la si informava che una sua conoscente stava male; Abby avrebbe detto che sarebbe andata ad aiutare (e questo disse Lizzie al ritorno del padre: che Abby era via) ma per qualche motivo, invece, si trovava di sopra a occuparsi delle federe… e il biglietto, chi lo scrisse o chi lo consegnò, non fu mai trovato! Eppure, mentre la cameriera saliva le scale per andare nella propria stanzetta, Lizzie le disse che Abby aveva preso un biglietto e che era uscita di casa.

Ma torniamo, almeno per il momento, agli ultimi istanti di Abby. La dinamica dell’omicidio è confusa, ciò che è certo è che: Abby ha ricevuto ben diciannove colpi, inferti da sinistra verso destra; nessuno l’ha sentita urlare; è morta nell’angusto spazio tra la cassettiera e il letto. Il resto sono speculazioni.

È una casa angusta, scomoda, piccola e misera – volendo fare gli adulatori, potreste definirla «modesta» […].

– Angela Carter, L’ascia omicida di Fall River

Gli oggetti sulla cassettiera non sembrano essere caduti (o, comunque, non si sono rotti). Il killer non deve essere una persona troppo ingombrante, perché in quello spazio urtare qualcosa sarebbe stato inevitabile, oppure ha maneggiato l’arma in modo da non colpire il mobile, comunque macchiato di sangue (così come il letto). Cosa molto più semplice se Abby è stata macellata da distesa, con il killer molto vicino (per esempio seduto sopra di lei). A causa della posizione dei vestiti, alcuni ipotizzano che l’assassino sia in qualche modo salito su Abby (a cavalcioni, sulla schiena o sul sedere; oppure abbia messo un piede su di lei) e che le abbia tenuto la testa, magari afferrando i capelli. Forse, il primo colpo è stato ricevuto in un faccia a faccia con il killer e, probabilmente, Abby ha cercato di girarsi per scappare; per questo il secondo colpo è alla spalla. Dopo, Abby potrebbe esser caduta a terra.

Una cassettiera con un altro specchio deformante; non c’è specchio in questa casa che non deformi i visi. Sulla cassettiera, una guida ricamata con nontiscordardime; sulla guida, un pettine di osso con tre denti mancanti e qualche capello grigio impigliato qua e là, una spazzola con il dorso di legno ebanizzato, e una quantità di centrini di pizzo sotto cofanetti di porcellana contenenti spille da balia, retine per capelli, ecc.

– Angela Carter, L’ascia omicida di Fall River
Al minuto 6:52, Dennis Binette, l’assistente curato presso la Fall River Historical Society, illustra la posizione originale del corpo di Abby e ipotizza che abbia cercato rifugio correndo intorno al letto, dalla zona più vicina alla porta all’angolo dove fu poi trovata morta.

E cos’è successo al marito di Abby, invece? Quali sono le dinamiche (conosciute e ipotizzate) dell’altro omicidio?

Borden se ne andrà in giro per la città sudata come un maiale da tartufi a caccia di soldi, finché, a metà mattina, non tornerà a casa per presentarsi a un appuntamento urgente con il destino.

– Angela Carter, L’ascia omicida di Fall River

Bridget riferisce alla polizia di aver visto rientrare in casa il signor Borden verso le 10:40: l’uomo entra nella sala da pranzo, va alla finestra e guarda un foglio che ha tra le mani; poi entra nel salotto, si siede sulla grande sedia vicino alla finestra, mentre la figlia è intenta a stirare alcuni fazzoletti nella sala da pranzo. Bridget sostiene anche di esser salita nella propria stanzetta in soffitta per sistemarla (in un primo momento, poi dirà per riposare). E che, circa dieci minuti dopo, Lizzie la chiama giù per le scale dicendole che il padre è morto, ordinandole di chiamare il dottor Bowen (ma, non trovando il dottore, Bridget corre dalla signorina Alice Russell a Borden Street). Cosa interessante, Bridget riferisce alla polizia di non aver visto nessuno in grado di commettere gli omicidi entrare in casa o aggirarsi nei pressi. 

Stavo lavando le finestre fuori e non ho visto nessuno nel cortile né entrare in casa e non ho visto nessuno tranne Mr. Morse, questa mattina, e lui se n’è andato prima delle 9:00, sono piuttosto certa di non essere stata di sopra più di 10-15 minuti.

– dagli appunti di John Fleet, vicesceriffo federale di Fall River
La “dining room” è la sala da pranzo, il salotto è indicato sulla pianta come “sitting room”.

Riguardo la morte del capofamiglia, è certo che ha ricevuto una decina di colpi mentre riposava sul divanetto del salotto. Un bulbo oculare è tagliato a metà. Dal divano gocciola il sangue, che ha intriso la moquette sino a macchiare il soffitto del seminterrato.

«Giaceva lì immobile, irriconoscibile, il suo viso era tagliato in un modo che non avrei mai potuto sapere chi fosse.»

– dichiarazione alla polizia del dottor Bowen

Bridget sostiene di non aver sentito niente mentre il suo padrone veniva massacrato. Anche Lizzie dice di aver sentito ben poco prima di accorrere nel salotto.

«“Maggie, vieni giù!” Ho detto: “Qual è il problema?” Lei ha detto: “Vieni, presto; mio padre è morto; qualcuno è entrato e l’ha ucciso”

– Bridget riferisce alla polizia le sue battute con Lizzie 

Lizzie non è l’unica a fornire diverse versioni circa lo svolgersi di quella mattina: sebbene in modo meno evidente, anche Bridget cambia i dettagli delle sue deposizioni (dopo l’iniziale versione, dice di esser salita per fare un riposino); resta però la figlia più giovane di casa Borden la persona con l’alibi meno solido e che fornisce le testimonianze più contraddittorie. Ora Lizzie testimonia che stava facendo una certa cosa durante gli omicidi e la volta dopo, o immediatamente dopo, cambia versione: quando il padre è stato ammazzato, afferma di essere rimasta nel fienile per circa 15-20 minuti in cerca di alcuni oggetti (prima, dice, piombini di piombo per una battuta di pesca, poi del ferro per aggiustare la zanzariera; ancora, stava mangiando delle pere); ma gli agenti non hanno trovato prove a sostegno dei suoi racconti.

Ecco il pero in cortile, da cui Lizzie disse di aver preso i frutti che mangiò mentre il padre doveva venir ucciso dall’assassino. Tuttavia, quella stessa mattina il padre aveva portato un cesto di pere in casa, lasciandole sul tavolo della cucina.

C’è poi la storia del sangue: l’assassino si sarebbe per forza di cose macchiato, ma Lizzie (a un certo punto la maggiore sospettata) non ha alcun segno rosso addosso. O almeno così sembra… Non ci sono notizie certe su cosa indossi giovedì 4 agosto, di mattina. Solo la signora Adelaide Churchill tentò una descrizione: un abito azzurro con delle figure scure; quindi non uno su cui potrebbero immediatamente spiccare delle macchie. Ma, a un primo esame della sua persona, qualcosa è notato, anche se solo successivamente le è chiesto di consegnare alla polizia l’abito di quella mattina: qualcosa che Lizzie giustifica come una macchia di vernice.

Ecco come l’abito è stato immaginato per il film del 2014 Lizzie Borden Took an Axe, diretto da Nick Gomez e interpretato da Christina Ricci.

L’abito però non viene presentato: finisce invece nel fuoco. E persino Emma, quando interrogata a proposito, sostiene che Lizzie ha fatto bene a bruciarlo, anzi lei l’ha incoraggiata. Un po’ sospetto: perché bruciare un abito senza macchie di sangue, sapendo che questo avrebbe scatenato delle forti accuse? Inoltre, al tempo, un abito rovinato non veniva distrutto ma donato ai più poveri o riciclato in qualche modo.

Tuttavia è stato ipotizzato, immaginando una Lizzie assassina, che per evitare quanto possibile di sporcarsi sia in giro in intimo o nuda; che indossasse il proprio grembiule, poi non trovato, durante l’omicidio di Abby; o il cappotto scuro del padre, per l’assassinio finale.

«È stata una fonte di grande delusione il fatto che non siamo stati in grado di trovare il grembiule con cui [Lizzie] deve aver coperto il vestito e che deve contenere del sangue, proprio come le scarpe.»

– il procuratore distrettuale Hosea Knowlton

E, a proposito di Abby, quando ormai è circondata dal calore delle sue conoscenze, Lizzie dice di aver sentito di sopra qualcuno (la matrigna), e chiede quindi si chiami la signora Borden per informarla che suo marito è morto… Ma di sopra c’è, naturalmente, anche il cadavere di Abby.

Ma allora chi è il colpevole? Purtroppo è una domanda rimasta senza certa risposta. In tanti, però, vedono nell’atteggiamento di Lizzie (che probabilmente non si è semplicemente confusa, ma ha volutamente mentito; il suo comportamento relativamente calmo dopo aver scoperto che entrambi i genitori erano morti; il pianificare il loro funerale prima che il giorno finisse), nell’assenza di un buon alibi e nella libertà e nei futuri vantaggi economici ottenuti gli indizi della sua colpevolezza. 

Anche secondo Angela Carter è stata Lizzie: una ragazza dagli occhi «sporgenti, eppure velati», sensibile e inquieta, «inchiodata a Fall River dall’imperiosa esigenza di uccidere i suoi cari»; la figlia di una madre «che andava soggetta a crisi di rabbia improvvisa, selvaggia, inspiegabile,» che «avrebbe potuto usare l’ascia sul vecchio Borden» ben prima della secondogenita. Ecco come la descrive ne L’ascia omicida di Fall River.

E, lo ammettiamo, anche noi sospettiamo fortemente di lei…

Un’immagine promozionale dal film per la televisione (nella versione originale una miniserie) della Lifetime, con Christina Ricci.

Tra gli elementi a sfavore dell’azione di un estraneo, nessuna prova che l’ingresso sia forzato (i Borden tenevano tutto sotto chiave dopo un furto in casa, e se quel giorno non hanno chiuso bisogna chiedersi qual è il motivo per una tale eccezione!). Inoltre, per muoversi così bene e nascondersi alla vista di due abitanti della casa, sembra improbabile che l’assassino non ne abbia alcuna familiarità.  

Da quell’evento [la rapina] in poi, comunque, la porta principale e quella laterale furono sempre chiuse a chiave con tre mandate, persino quando uno degli abitanti della casa andava in giardino a raccogliere una cesta di pere cadute, o la cameriera usciva a stendere il bucato, oppure il vecchio Borden, dopo cena, si fermava a fare pipì sotto un albero.

– Angela Carter, L’ascia omicida di Fall River

In compenso, molti si sbizzarriscono, indicando, di volta in volta, come colpevoli più gettonati lo zio delle ragazze, John Morse, venuto in visita alle nipoti e andato via proprio il giorno degli omicidi; o Bridget, insoddisfatta della propria vita o, addirittura, per amore di Lizzie; persino Emma, che avrebbe solo finto la sua assenza. 

Qualunque sia la verità, Lizzie viene processata e… assolta. La comunità, però, le resta invisa. Ma lei resta a Fall River, dove muore a sessantasei anni per una polmonite. Il Commonwealth del Massachusetts ha scelto di non accusare nessun altro per gli omicidi di Andrew e Abby Borden, e così Lizzie è diventata leggenda.

Anche grazie alle penne di appassionati, studiosi e scrittori che hanno cercato di dare vita alle motivazioni di questi delitti efferati.

E prima di salutarci, in vista del progetto di riscoperta #LEGGIAMOAngelaCarter, vogliamo spendere qualche parola su Angela Carter e su Lizzie, a cui l’autrice dedicò due sue storie brevi: L’ascia omicida di Fall River, il racconto che ci ha accompagnato in questa piccola indagine, e il più breve La tigre di Lizzie, in cui la presunta assassina è però ancora una bambina di quattro anni, che all’arrivo del circo in città sperimenta conturbanti incontri… tramite cui il suo carattere e la sua natura vengono rivelate.

Entrambi i racconti sono esorditi lo stesso anno (il secondo ha debuttato su Cosmopolitan). L’ascia omicida di Fall River sarà poi raccolta in Venere nera (1985), mentre La tigre di Lizzie in Fantasmi americani (1993).

In attesa del ritorno sugli scaffali della raccolta Fantasmi americani, vi consigliamo di recuperare Le Visionarie: oltre al racconto su Lizzie, un volume denso di interessantissime proposte (quasi tutte di speculative fiction) di grandi autrici moderne e contemporanee. © il Libraio

Rimasta affascinata dalla storia di Lizzie durante il periodo in cui ha insegnato in America, Angela ha anche cominciato a raccogliere appunti e a buttare giù una bozza di un romanzo a tema, che avrebbe chiamato In A Nameless Hour, da una citazione del romanzo incompiuto Isis di Auguste Villiers de l’Isle-Adam. La scrittura di questo romanzo occupa la maggior parte del suo anno a Providence, ma Angela si stanca presto – anche per motivi personali – di portare avanti la stesura e finisce per riutilizzare il materiale per i due racconti citati.

Noi vi ringraziamo per averci letto e vi diamo appuntamento a prestissimo!

– Ornella 🐱

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