#MERCOLEDÌINDIPENDENTI – “Quanto” magazine 👨‍🚀 📰 🚀

Quanto è possibile aspettarsi da una rivista? Al di là del mondo delle offerte da edicola (che raramente decollano verso l’altrove, perché ferme nell’atmosfera del conosciuto per forma e contenuti) esiste un universo ancora piuttosto ignoto al pubblico dei lettori, fatto di proposte che sembrano davvero venire da altre realtà.

Pubblicazioni aliene al circuito della grande produzione e distribuzione, pianeti inesplorati di possibilità.

Lo spazio però è un luogo in cui è facile perdersi. Troppo vasto. Cercare di trovare un pianeta accogliente, uno che faccia proprio per te, può diventare un’impresa epica, da grande space opera.

Quando abbiamo lasciato la nostra base eravamo curiose ma un po’ sperdute. Non sapevamo dove guardare. Siamo finite quasi per caso nell’universo osservabile di FirenzeRiVista, ma ci è sembrata proprio una buona porzione indagabile: un festival non solo della media e piccola editoria, ma anche e, soprattutto, il primo pensato per le riviste; una collaborazione in stile Norman Thagard sulla Soyuz 21: una sinergia tra 404: file not foundA few wordsCon.tempoFlorence is You,FULL’Eco del NullaLungarnoRiot VanStreetBook MagazineThe Florentine, e Toc Toc Firenze.

Norman Thagard è stato il primo americano a partecipare a una missione di un programma sovietico, segnando un’epocale collaborazione tra i due Pasi.

È in questa porzione di cosmo che siamo approdate alla rivista Quanto. Per noi è stato un piccolo allunaggio. Ve lo raccontiamo questo mese per il nuovo appuntamento con #Mercoledìindipendenti, che allarga per l’occasione i suoi orizzonti.

Non solo FirenzeRiVista: come non c’è un unico universo osservabile nello spazio, in diversi tentano di far allargare lo sguardo dei lettori: come Edicola 518 (bookshop a Perugia), Frab’s Magazines & More (shop online), Toilet Magazine (profilo dedicato alle riviste).

Quanto è un giovane progetto di «letteratura speculativa».

Intenso come operante nella quasi infinita libertà del macrogenere del fantastico. E, in senso più letterale, volontà di raccontare storie che osservano, indagano temi universali e portano lontano il pensiero. Verso ciò che è diverso dalla letteratura (e dalla vita) di tutti i giorni. Andare in realtà distanti nelle dimensioni dello spazio e del tempo… ma, per quanto apparentemente diverse, in fondo fin troppo simili alla nostra.

Un progetto di Giovanni Cavalleri (art director ed editore della rivista, che al momento consta di due numeri) e Zeno Toppan, direttore editoriale e principale autore.

Acquista in rete il primo numero di Quanto.

Abbiamo chiesto proprio a loro di dirci quanto Quanto è Zeno e quanto Giovanni.

Zeno […] si occupa dei contenuti: dello spirito della rivista. Giovanni è direttore creativo: il corpo. È l’architetto dell’oggetto Quanto.

L’idea di fondare una rivista non si è formata nell’etere, ma durante un incontro sulla Terra, fra due amici; «ha preso forma tra un bicchiere di vino e un caffè dopo una cena a casa di Giovanni». E i pensieri hanno viaggiato a una velocità supersonica…

Dopo dieci minuti avevamo trovato un nome che ci ha stregato da subito: Quanto. Ci saremmo ispirati alla fisica quantistica: il comportamento della nostra rivista sarebbe stato imprevedibile di numero in numero. Sarebbe sempre cambiata la carta, la rilegatura, il contenuto narrativo. Ogni numero sarebbe stato un universo narrativo a sé stante, ma collegato a tutti gli altri. La rivista sarebbe stata di letteratura speculativa perché credevamo profondamente in un antico detto navajo: “Attento alle parole che pronunci, perché quelle costituiranno il mondo che ti circonda”. Troviamo che il mondo occidentale abbia smarrito il suo slancio visionario: si parla poco di futuro e troppo di contingenze. Speculare sul nostro passato e su quello che saremo è un esercizio di modificazione e creazione del reale.

Quanto, però, non è solo Giovanni e Zeno: è una squadra di visionari esploratori, pronti a partire con loro verso una galassia di parole e immagini. Il primo numero, lanciato a giugno 2019, ha visto il contribuito di Giovanni Nardone, Manuel Bortoletti, Mariano Pascual, Patrick Savile, Elisa Seitzinger e Can Yang.

Ci siamo chieste quanto sia difficile per una giovane realtà editoriale, fuori orbita, conquistarsi un posto tutto suo in un universo di brillanti proposte.

Serve un team di addetti ai lavori che si compensi. Ognuno deve avere una passione sfrenata per il proprio ambito di competenza e in quell’ambito deve avere una visione. Bisogna che i compagni di squadra abbiano caratteristiche, qualità e difetti complementari. Solo così si è in grado di offrire un prodotto culturale complesso e ragionato in molti aspetti anche invisibili della filiera produttiva dei contenuti e dell’oggetto. I dettagli fanno la differenza.

Facile capire quanto siano importanti anche il progetto grafico e la scelta dei materiali.

Tanto quanto i contributi scritti o le illustrazioni. Nonostante la scrittura sia sempre il punto di partenza, ogni aspetto di Quanto è ugualmente importante e concorre, in sinergia con gli altri, a dare forma a ciascun numero. I materiali e la grafica sono necessariamente veicolo di significato, non possono mai essere solo un contenitore neutrale. È in questo spirito che per ogni volume scegliamo rilegatura, stampa, colori, carte e caratteri tipografici che possano contribuire a costruire l’universo narrato.

Materiali e grafica supportano e si integrano con le storie e i suoi protagonisti, rampa di lancio e navicella per le esplorazioni speculative di Quanto. E a ogni viaggio, l’equipaggio sventola le caratteristiche tecniche (font e carte adoperate) con lo stesso orgoglio con cui si pianta la propria bandiera dove gli altri non sono ancora giunti.

Sopra, alcuni dettagli dell’ultimo numero di Quanto. © Frab’s

E sua la conquista è anche (letteralmente) spaziale: da Bergamo (Incrocio Quarenghi) a Milano (Libreria VersoReading Room, Armani Libri, Libreria Internazionale Ulrico Hoepli), da Venezia (Magwall) a Bologna (Modo Infoshop), da Firenze (Gucci Garden) a Urbino (Montefeltro Libri), da Perugia (Edicola 518) a Matelica (Kindustria) e da Roma (Leporello) a Matera (Liberia dell’Arco) trovate piccoli avamposti Quanto. In più, ci assicurano dalla redazione, la rivista approderà anche nell’universo digitale… Nel frattempo, ha già cominciato a colonizzare il web (Frab’s Magazines, Edicola 518).

La volontà è quella di incontrare diverse specie di lettori, di differenti mondi di nicchia.

Ad esempio, il formato dei primi due numeri è quello Bonelli – volevamo intrigare gli appassionati di fumetti anche con delle pagine illustrate molto eleganti, con inchiostri metallici, su carte pregiate. Volevamo fare nostri i divoratori di romanziQuanto doveva essere bello anche da leggere, non solo da sfogliare. E infine volevamo conquistare gli appassionati di grafica e tipografia con un prodotto progettato con cura in tutti i dettagli.

Letteratura disegnata. Prosa speculativa. Arte grafica e tipografica. Quasi Creatura di Frankenstein, un esperimento fantascientifico ambizioso e sensibile in tempi editorialmente (e culturalmente) piuttosto apocalittici, da filone Dying Earth.

© Edicola 518

Il primo passo del contemporaneo (se non già avanguardistico) Prometeo di Giovanni e Zeno è stato un racconto in nove brevi capitoli (più un prologo e un epilogo a fumetti e corredato da apparati illustrati) dal titolo Cronaca di un suicidio annunciato. Il successivo è già altro, lontano anni luce. 

© Edicola 518

Diverse le carte, la struttura narrativa. Il primo numero è un racconto fantascientifico di fiction (abbiamo speculato allontanandoci nel tempo). Il secondo numero è la rivisitazione in chiave narrativa della tesi di dottorato di un antropologo che aleggia come un fantasma sull’internet. Nel 1994 è stato in Congo e ha incontrato una popolazione pigmea che forse esiste solo nella sua testa. L’antropologo asserisce di aver studiato la popolazione Bintù, un gruppo di cacciatori-raccoglitori la cui vita è stata sconvolta dallo schianto di un aereo nella foresta. Nel vano cargo, hanno trovato Coca-Cola e cassette VHS all’interno delle quali (tastando i nastri magnetici) lo sciamano del villaggio crede di vedere il futuro. Il testo è presentato nella forma di un lungo articolo etnografico, ma sembra anche una filippica di metaforica critica alla globalizzazione e al capitalismo.

La rotta di questa rivista è misteriosa e ampia quanto l’universo. I nostri occhi seguiranno le stelle, chissà quali, che Quanto raggiungerà (almeno un altro paio durante il 2020, secondo i piani di navigazione; e, alla domanda sui generi che vorrà avvicinare, in risposta abbiamo ricevuto un “tutti”).

In attesa del prossimo atterraggio, un indizio dai due comandanti: il numero tre avrà la copertina rossa.

Per la nostra recensione della prima uscita, qui sul blog, basterà attendere solo una settimana, invece…

– Ornella 🐱

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