#LEGGIAMOANGELACARTER ✍️ – “La camera di sangue” illustrata da Fausto Chiodoni 🎨 📖 🖌

Ecco un’altra tappa del progetto #LEGGIAMOAngelaCarter, per riscoprire la signora del fantastico da poco tornare in Italia grazie a Fazi Editore, che ha ripubblicato il primo volume della raccolta di tutti i suoi racconti: Nell’antro dell’alchimista.

Dopo l’approfondimento sulla natura delle fiabe a cura di Sara Silvera Darnich, abbiamo chiesto a Fausto Chiodoni di illustrare per noi una delle dieci storie de La camera di sangue di Angela Carter.

La bellissima illustrazione che Fausto ha realizzato per il nostro progetto di riscoperta di Angela Carter. La sua scelta è ricaduta sulla fiaba La corte di Mr. Lyon.

Ed ecco una breve intervista a Fausto, che ci racconta della sua professione e del suo incontro con la nostra autrice preferita.


SOTTOLACOPERTINA: Per prima cosa, Fausto, grazie mille per aver aderito al progetto con tanto entusiasmo e benvenuto nel nostro blog. Iniziamo con una tua presentazione ai lettori?

FAUSTO CHIODONI: Grazie a voi per l’offerta! Mi chiamo Fausto Chiodoni e sono un fumettista, illustratore e storyboard artist e lavoro come freelance dalla conclusione dei miei studi artistici. Il disegno mi accompagna fin dall’infanzia e, sebbene spesso abbia dovuto lasciare spazio allo studio in età scolare e ai vari imprevisti della vita, non mi ha mai abbandonato, è un qualcosa che sarà sempre con me.

S: Che tipo di lettore sei? Qual è il tuo rapporto con le fiabe e, più in generale, con il genere fantastico?

FC: Sono un lettore curioso, discontinuo e molto lento (al contrario della mia fidanzata!): per me leggere un libro è come uscire a pranzo con chi lo ha scritto, voglio essere sicuro di perdermi meno dettagli possibili di ciò che ha da dire e insegnarmi e cercare di leggere dietro alle sue parole… Non penso che questo approccio sia migliore o peggiore di altri, è semplicemente il mio (so solo che rende la lettura molto più faticosa)!

Le fiabe sono la vita ricostruita per allegorie: raccontano sofferenze, tragici errori, valori, vizi e le forti battaglie dell’essere umano e incoraggiano a cercare sempre di fare del proprio meglio.

Aggiungo che la fantasia si dovrebbe costantemente coltivare e che non è giusto relegarla alla sola infanzia: crescendo corriamo il drammatico rischio di valutare la realtà solo grazie alle nostre esperienze e percezioni, relegandoci spesso a una visione più arida, fatalista e disillusa. Non voglio dire che si debba vivere da persone ingenue ma che sarebbe bello regalare più sfumature allo stesso identico paesaggio.

S: Prima che ti chiedessimo di aderire all’iniziativa #LEGGIAMOAngelaCarter avevi mai sentito parlare di quest’autrice? Ci vuoi raccontare il tuo incontro con Angela Carter?

FC: Assolutamente non la conoscevo ed è stata una piacevolissima scoperta! Fin dalle prime righe mi è sembrato di rivivere una situazione della mia infanzia con gli strumenti di una persona adulta, con più attenzione a certi tipi di dettagli, soprattutto emotivi e relazionali: la capacità descrittiva di Angela Carter favorisce da subito un’immersione totale e non ha bisogno di tante parole per diventare evocativa.

S: Come definiresti lo stile di Angela Carter in tre aggettivi? A che genere di lettore in particolare sentiresti di consigliare quest’autrice? Vorresti leggere dell’altro della sua produzione e, se sì, cosa?

FC: Polisensoriale, evocativo e metaforico. La consiglierei a chi ama e ha amato le fiabe, a chi non ha mai perso la capacità di immaginare e meravigliarsi e lo augurerei a chi vive in maniera rassegnata.

Della sua produzione mi incuriosisce l’antologia Fuochi dartificio per la maggior parte influenzati dalla sua esperienza in Giappone, Paese a cui sono sentimentalmente legato.

S: Perché, tra tutti i dieci racconti che compongono la raccolta La camera di sangue, hai scelto proprio La corte di Mr. Lyon?

FC: Sono un amante dei grandi felini! Scherzi a parte, La Bella e la Bestia è sempre stata una delle mie fiabe preferite, probabilmente perché per molti anni, durante la mia crescita, mi sono sentito come il mostruoso protagonista e sono stato colpito dal carattere delicato di Mr. Lyon (molto simile a quello della fiaba originale) e dal modo in cui viene decritto, seppure in sordina, la ferinità del suo aspetto: nella scena in cui lecca le mani di Bella ho avuto letteralmente un groppo al cuore.

S: Hai voluto interpretare uno degli incontri descritti tra Bella e Bestia oppure si tratta di un missing moment? Puoi illustrarci le ragioni della tua scelta?

FC: Rifacendomi proprio alla scena di prima, ho voluto rappresentare un momento intimo, silenzioso ma carico di tensione: lui le si avvicina con timore, ha paura che il mondo al di fuori del suo corpo sia troppo fragile e che quindi anche Bella possa frantumarsi come il più delicato dei cristalli; lei si ritrae leggermente, stupita dal gesto e atavicamente impaurita da quella primordiale e animalesca maestosità. Il dettaglio più importante consiste però nel fatto che lei, nonostante il lieve sobbalzo, rimanga lì e non voglia fuggire. Credo che come scena riassuma bene il mio senso di lettura del racconto.

S: Fausto, che tecnica hai usato? Ci spiegheresti, a grandi linee, le varie fasi della lavorazione?

FC: Sono in un momento di forte sperimentazione stilistica e ho colto l’occasione per recuperare l’utilizzo del pennino per l’inchiostrazione per poi procedere a una colorazione interamente in digitale, dove ho volutamente usato una palette di colore molto tenue.

Il primo disegno a matita, con ancora le linee dello schizzo iniziale evidenti.

S: È curioso vedere una fiaba di matrice europea (il chiaro riferimento è La Bella e la Bestia, nella variante di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont) illustrata in stile manga e da un autore che non è orientale. Come mai hai scelto questo stile per La corte di Mr. Lyon?

FC: Le mie prime e più intense esperienze con il fumetto (fatta eccezione per alcuni casi come Topolino, Alan Ford, i lavori di Jacovitti e la rivista Il Giornalino) sono legate al mondo del manga e questo gusto a livello stilistico è prepotentemente riemerso in me negli anni successivi alla formazione “accademica”. Mi piaceva l’idea di reinterpretare una fiaba occidentale sfruttando questo tipo di sintesi e la trovavo molto adatta alle tonalità poco sature che ho voluto utilizzare.

S: Raccontaci un retroscena curioso di questo lavoro.

FC: Parlerò del mio masochismo: oltre alle versione definitiva a colori (disponibile sulle stories del vostro profilo Instagram) e quella qui ospitata, realizzata con i retini, esiste una terza versione realizzata (sempre digitalmente) con una tecnica più pittorica che però non mi soddisfaceva e che rimarrà celata a occhi indiscreti.

Inoltre per decidere il look di Bella ho deciso di rifarmi agli anni Settanta ed è stato divertente farsi una carrellata di vestiti e acconciature del periodo. La parte di documentazione e di reference è un aspetto del mio lavoro che amo molto, si scoprono sempre cose nuove e che magari torneranno a ispirarti dopo anni.

S: Fausto, prima di salutarci, scegli una citazione dal racconto e, se puoi, rivelaci i tuoi futuri impegni!

FC: Di recente ho illustrato il libro La Favola del Sole e della Luna edito da ABEditore e scritto dalla mia fidanzata Sara Silvera Darnich (su Instagram sarai_sanguedidrago) che tratta del delicato e fin troppo sconosciuto tema della disprassia, rievocando una tradizionale fiaba kenyota; attualmente mi sto mettendo alla prova con lavori che richiedono l’apprendimento di nuovi software e tecniche che non ho mai sperimentato: penso che la formazione continua sia la chiave di volta per qualsiasi professionista. Il disegno per me è una direzione e il mio desiderio è cimentarmi in quante più applicazioni possibili.

La Favola del Sole e della Luna è la storia dell’alternanza tra il Giorno e la Notte ma è anche un racconto sulla disprassia, un disturbo del neurosviluppo che riguarda la motricità, la coordinazione, l’organizzazione, l’orientamento. Fausto ha illustrato il libro, combinando tecniche tradizionali alla post-produzione digitale. 

Vi ringrazio per la bella collaborazione e vi lascio con questa meravigliosa citazione.

Benché il padre l’avesse avvertita della natura di colui che l’attendeva, Bella non poté trattenere un brivido istintivo quando l’ebbe di fronte, perché un leone è un leone, e un uomo, un uomo e, anche se i leoni sono più belli degli esseri umani, rientrano in un’altra categoria di bellezza e, per di più, non ci portano rispetto: perché dovrebbero, in fondo? Eppure le belve hanno di noi un timore di gran lunga più fondato del nostro per loro, e una specie di malinconia in quegli occhi di agata che quasi sembravano ciechi, o meglio stanchi di vedere, le toccò il cuore.

– Angela Carter, La corte di Mr. Lyon
La camera di sangue, che contiene la fiaba illustrata di questo mese, è disponibile nel primo volume de Nell’antro dell’alchimista.

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