#JUSTREAD ✍️ – Recensione de “Il codice delle creature estinte” ☠️📖🦄

Spencer Black viene al mondo quando il celebre chirurgo scozzese James Syme si batte per introdurre alcune riforme nell’educazione medica britannica e il suo futuro allievo e genero Joseph Lister, il famoso inventore del metodo antisettico, non si è nemmeno laureato all’University College di Londra.

Al tempo gli ospedali in Europa sono ancora troppo simili a macellerie, per gli orrori degli interventi chirurgici, e cimiteri, visti i numerosi decessi sotto i ferri e in corsia; mentre aule e sale operatorie sono autentici, macabri teatri per i curiosi che si accalcano insieme agli studenti.

Per conoscere la storia ben poco asettica della medicina e della chirurgia e come Lister rivoluzionò un sistema fatto di amputazioni lampo e tavoli operatori incrostati di sangue, ottima la lettura de L’arte del macello di Fitzharris Lindsey.

La situazione migliorerà presto (e, tra gli altri, proprio grazie a Syme e Lister), ma nel frattempo alcuni piccoli, grandi eventi per la storia della scienza si verificano negli Stati Uniti e più precisamente a Boston: prima la corsa alla lotta contro il dolore delle operazioni chirurgiche (nonostante gli inizi georgiani è dalla capitale del Massachusetts che si diffonde la pratica dell’anestesia), combattuta a suon di dimostrazioni pratiche; poi proprio la nascita di Spencer Black nel 1851.

Ma se il nome di questo scienziato, tra «più anticonformisti e straordinari che l’Occidente abbia mai conosciuto», non vi dice nulla, c’è una ragione: il dottor Spencer Black non è mai esistito.

Il codice delle creature estinte (Moscabianca Edizioni, 2019) è, in un certo senso, un lavoro firmato a quattro mani: da E.B. Hudspeth, che ha consegnato ai lettori l’indagine biografica sullo scienziato di Boston, e proprio dall’immaginario Spencer Black, coautore grazie alla presenza, nel volume, di brani del suo diario intimo e del (presunto perduto) Codex Extinctorum Animalium.

Il volume è quindi diviso in due parti: la prima illustra la vita del dottor Spencer Black, la seconda altro non è che lo studio più celebre dello scienziato maledetto.

Ormai lo avrete capito: in questa prima uscita illustrata di Moscabianca Edizioni la metanarrativa è signora: E.B. Hudspeth, l’artista (realmente esistente) che ha immaginato, scritto e illustrato Il Codice delle creature estinte, gioca un gioco degli inganni con il lettore che parte già con il falso paratesto Nota dell’editore. Non c’è una cornice che separa rappresentazione e rappresentato: sollevata la copertina, iniziano stupori e dubbi.

Il Codex Extinctorum Animalium è un manuale pubblicato nei primi anni del Novecento e poi sparito dalla circolazione? (No.)

È davvero esistito un dottor Spencer Black che, pure se non autore del Codex, ha ispirato E.B. Hudspeth, che magari si è appropriato del suo nome e ne ha trasfigurato la storia, miticizzandola? (Ecco una domanda più insidiosa, ma la risposta resta negativa.)

E andando avanti ci si pone domande ancora più grandi, e lo si fa proprio insieme al dottor Black. Cosa siamo davvero? Esseri umani, mostri? Quindi, ci si interroga su cos’è reale e cosa non.

La biografia di Spencer Black è inframezzata da brani del suo diario personale, di cui leggiamo per prime le dettagliate memorie della notte in cui, ancora ragazzino, aiuta il padre a disseppellire un cadavere per le sue lezioni di anatomia insieme al fratello Bernard.

A quell’età non avevo ancora un’opinione negativa della fede in Dio. Mio padre non era religioso, ma i miei nonni sì, e mi avevano impartito un rigoroso catechismo. Anche per questo avevo molta paura di ciò che facevamo in quelle notti: di tutti i peccati più orrendi che un uomo potesse commettere, rubare un morto mi sembrava il peggiore. Nel mio immaginario infantile il braccio iracondo di Dio era sempre teso e pronto a colpire. Eppure temevo mio padre più di quanto temessi il castigo divino. ­­

–  Il diario del dottor Spencer Black

Così avviene l’incontro con la morte per il giovane Spencer e l’inizio della sua carriera di medico e resurrezionista, con la mente animata dall’impulso creativo dell’indagine scientifica che soppianta i timori e i sensi di colpa del cuore del bambino. Anche il decesso del padre è affrontato dal futuro luminare come l’inevitabile verificarsi del «fenomeno dei viventi», quell’evento naturale che caratterizza ogni forma di vita. E i cui segreti è ansioso di conoscere.

I resurrezionisti erano i ladri di cadaveri di recente sepoltura, assoldati perlopiù dagli anatomisti tra XVIII e XIX secolo nei Paesi anglofoni (e non solo). Non a caso, diversi sono i racconti di autori classici che hanno a che fare con i ladri di corpi.  

Spencer Black inizia il suo diario nel 1869, quando arriva all’Accademia di medicina di Philadelphia. Lì si distingue ben presto per la serietà e nello studio delle materie scientifiche e per l’abilità nel disegno, entrando nelle grazie del dottore Joseph Warren Denkel (e continua così il gioco tra finzione e realtà storica: è veramente esistito un quasi omonimo della guida del futuro dottor Black: anche lui un medico di nome Joseph Warren, vissuto nel Settecento negli Stati Uniti).

Presto il suo interesse è catturato dalle deformazioni congenite e «da qualsiasi processo di trasformazione» in natura. E iniziano le domande sui misteri dell’uomo, fino a che il promettente Black decidere di dedicare a quelli del corpo umano la quasi totalità del suo tempo.

Sono arrivato a pensare che ci sia qualcosa di importante e ancora da scoprire a proposito dell’anatomia, qualcosa di più significativo di una semplice deformità fisica o di un difetto dello sviluppo. […] Perché l’essere umano ha l’aspetto che ha? Perché non un’altra disposizione degli stessi elementi? Questo è ciò che devo comprendere prima di andare avanti. Per capire cosa ha generato un sesto dito devo prima stabilire perché la norma ne prevede cinque. […] Com’è possibile che un organismo muti e abbandoni uno dei suoi compiti specifici senza sostituirlo con nessun altro? Si tratta di princìpi fondamentali che non possono essere ignorati per poi ricorrere a parole barbare come “deforme” o “malato”. Limitarsi ad affermare che un soggetto è disfunzionale significa negargli i vantaggi di una nuova identità.

–  Il diario del dottor Spencer Black

Identità e diversità: due concetti fortemente legati tra loro.

In principio lo scopo è quello di analizzare e correggere «difetti di nascita operabili» e «comprendere come aiutare coloro che erano affetti da deformità e come prevenire questa condizione nelle nascite future». Ma presto il giovane scienziato cambia punto di vista.

Nell’autunno del 1870, Black pubblicò un controverso articolo intitolato L’essere umano perfetto, in cui sosteneva che l’uomo fosse soltanto la somma delle sue componenti evolutive. Secondo lui, l’anatomia umana per come la conosciamo era stata “assemblata” nel corso del tempo attraverso l’aggiunta occasionale di alcuni pezzi e, soprattutto, la perdita di altri. Scostandosi dalle teorie consolidate sull’evoluzione e sulla selezione naturale, la visione di Black non considerava le malformazioni alla stregua di incidenti, bensì come un tentativo del corpo di ricreare elementi presenti migliaia di anni prima. Secondo Black si trattava dell’unica risposta plausibile ai dilemmi della teratologia (lo studio di deformità congenite e sviluppi anormali). Scriveva: «Da dove altro possono arrivare queste informazioni? Il corpo non può generare nulla senza sapere in che modo farlo». In uno dei passaggi più discussi del suo articolo, Black affermava che le cosiddette creature mitologiche fossero state un tempo delle specie a tutti gli effetti.

Con il passare del tempo, il brillante dottore diventa sempre più eccentrico e le sue tesi chiacchierate e inclassificabili lo allontanano dal mondo accademico. Una sorta di Robert Eisler esasperato, alla ricerca della reale storia evolutiva dell’uomo.

Luglio 1877
Adesso, nell’epoca delle grandi scoperte, tutti i vecchi princìpi triti e ammuffiti possono essere finalmente accantonati. Devo impegnarmi a portare avanti il mio lavoro e le mie ricerche per contribuire al progresso con qualcosa di più significativo di qualche banale intervento chirurgico.

–  Il diario del dottor Spencer Black

Ma non sono solo i cadaveri a essere fatti a pezzi per le ricerche del dottore: infine è la sua credibilità a finire macellata dai colleghi scettici, dalle parole più taglienti di un bisturi della stampa e persino dalla furia della gente comune, spaventata dalla blasfemia di tesi tanto nuove e sconvolgenti. Dopo esser diventato suo malgrado un uomo di spettacolo al seguito di uno dei molti circhi itineranti dell’epoca ed essersi scontrato con l’ottuso empirismo degli spettatori, il dottor Black si rende presto conto che nessuna argomentazione scientifica è in grado di persuadere il pubblico in assenza di concrete prove: quindi, decide «di crearsele da solo».

Senza alcuna forma di reverenza per la vita e in pieno contrasto con l’obbligo ippocrateo, inveisce contro chi lo critica e lo bolla quale impostore, pur ammettendo nell’intimità del diario di assemblare mirabilia artificialia. Di sfruttare l’innaturalità degli esemplari da lui creati per dimostrare, tramite un’ipocrita antitesi, la validità delle sue posizioni sull’evoluzione e sulla selezione naturale.

E ancor meno che con la verità oggettiva, la sua ricerca sembra avere anche ben poco a che fare con il pietismo registrato tra le righe del diario, con esseri umani affetti da gravi deformità che sembrano svolgere il mero ruolo di prove viventi, strumenti per apportare un importante «contributo alla gloria della vita».

Ma nonostante la perdita dell’integrità professionale e morale, l’invasività dei suoi interventi e i risultati spesso disturbanti degli stessi, per i più sfortunati che seguono i suoi spettacoli, afflitti da miseria e malformazioni, il dottor Black diventa un personaggio importante: un salvatore che con bisturi e seghetti aggiusta ciò che Dio ha mal creato e, come un padre venerato, dona parte degli introiti ai suoi figli maggiormente bisognosi. Ciò che per loro, immaturi bambini, è «una punizione, […] un cattivo presagio o una maledizione», agli occhi del dottore, di intelletto più fine, è semplicemente naturale e affascinante. E attraverso potere scientifico ed economico, il dottor Black domina gli esemplari più deboli dell’animale chiamato uomo.

Il Museo Anatomico del Dottor Black, una raccolta di esemplari, reperti e documentazioni a sostegno delle sue tesi raccolti negli anni, è la prima forma di intrattenimento dell’ex scienziato. Le creature fantastiche, frutto del suo lavoro tassidermico, sono il passo successivo.

Il dottor Black è animato da una profonda e ancor più oscura ansia di ricerca di quella del collega (altrettanto fictional, ma che è possibile immaginare abitare il medesimo mondo insieme razionalista e fantastico) Victor Frankenstein: i due scienziati operano una sostituzione creatrice quando si trasformano da geniali medici, impegnati nell’esplorazione dello sconosciuto, a individui egoisti e malati che stuprano le leggi della civiltà e della natura.

CIT I medici non sono Dio, ma ne sbrigano il lavoro.

– Dottor Spencer Black

Ma il dottor Black supera il collega svizzero in numero e abominio di creazioni. La sua anima non conosce rimorso nonostante le tribolazioni che affronta anche nella vita privata: questo fanatico, crudele Charles Darwin non compie alcuna evoluzione, semmai la sua è una vera e propria regressione umana.

Come il darwinismo scientifico, il dottore nega l’idea di un’evoluzione lineare e insiste sulla variabilità che caratterizza gli individui di una stessa specie. E che l’essere umano, nella forma comune con cui lo si immagina, sia la creatura tra tutte più evoluta, superiore.

Al lettore si richiede una mente lucida, per non farsi suggestionare troppo dalle macabre descrizioni dei lavori dello scienziato: «il corpo apparteneva a un tacchino, ma sul collo tozzo, ricoperto di soffici piume, Black aveva posto la testa di un neonato, sottratta a un cadavere»; «un centauro composto assemblando il cadavere di un umano e quello di un cavallo: il risultato era a dir poco macabro e grottesco, e il pubblico protestò inorridito»; «c’era un animale sanguinante: un cane con le ali di un gallo impiantate sul suo dorso. […] Era sfigurato, rigonfio e ferito».

La rinascita dell’Uomo è il nome del principale spettacolo in cui il dottor Black esibisce le sue mirabilia in giro per il mondo: ex pazienti che mostrano i benefici delle operazioni subite, esemplari da lui assemblati ad hoc e, persino, viventi “prove” umane a sostegno delle sue bizzarre teorie evolutive.

La Donna Alata, l’Angelo Bambino, il Demone del Fuoco, il Beagle di Darwin, la Regina Serpente: alcune delle illusioni del Dr. S. Black di cui è rimasta traccia in cronache e altri documenti dell’epoca.

La macabra parabola della seconda carriera di Spencer Black, che segue lo svolgersi di un’epoca in preda a profondi cambiamenti, va esaurendosi insieme al XIX secolo. E come Frankenstein, viene annientato.

Ma, prima, il folle scienziato lascia la sua eredità alle stampe: tra testamento personale e manuale medico-chirurgico di anatomia con alcune integrazioni storico-mitologiche, il Codex Extinctorum Animalium, una sorta di particolarissimo Anatomia del Gray, viene pubblicato dalla newyorkese casa editrice Sotsky & Son nel 1908.

Il Codex è uno studio su una dozzina di creature che, secondo il dottor Black, non solo non sono immaginarie, ma neppure il risultato di mutazioni occasionali: piuttosto, specie a sé stanti di cui si è persa traccia.

I due sottotitoli dell’opera, che segue pienamente la verbosa tradizione delle antiche pubblicazioni, sono Uno studio delle specie meno note del regno animale Concepito come punto di riferimento per chiunque operi nella scienza, nella medicina e nella filosofia. Un evidente, orgoglioso rimarcare la veridicità dello scritto e l’innegabile eterogeneità delle manifestazioni delle diverse forme di vita.

Ogni capitolo è aperto da un’illustrazione della specie in esame, corredata da una brevissima scheda che ne dichiara la classificazione scientifica; seguono una breve introduzione, con un riassunto delle caratteristiche principali e alcune curiosità storiche o piccole cronache di ritrovamenti vari, e le tavole anatomiche.

E sono appunto le numerose tavole, tanto immaginifiche quanto puntuali, il cuore pulsante del Codex, che con il loro tratto vigoroso sottolineano la frenesia delle indagini del dottore, acuitesi negli ultimi anni di vita.

«L’arpia rappresenta il più alto risultato raggiunto dal dottor Black: la massima dimostrazione della vera natura dell’uomo e della sua capacità di auto-resurrezione.»

Sono solo sei le copie realizzate prima dell’abbandono del progetto e la sola di cui si ha traccia è custodita al Museo di Storia della Medicina di Filadelfia.

Come l’American Morbidity Museum della famosa serie televisiva American Horror Story: Freak Show, anche il Museo di Storia della Medicina di Filadelfia non esiste ma è basato sul Mütter Museum, più che per l’ampia collezione di strumenti medici, famoso per i reperti teratologici. 

Sfogliare le pagine del Codex è quasi mettere piede in una sorta di inquietante wunderkammer, una camera delle meraviglie in cui ogni capitolo è un angolo del gabinetto del dottor Black dedicato a una delle dodici specie bizzarre che espone agli occhi dell’osservatore con orgoglio, come un padrone di casa che illustra la sua collezione più preziosa.

Di origine tardomedievale, le wunderkammer all’inizio coincidevano con lo spazio dello studiolo: tra volumi e strumenti per la lettura e la scrittura, venivano raccolti materiali eterogenei ma sempre rari o bizzarri. 

Tra non fiction ed echi da romanzo gotico fantascientifico, il Codice delle creature estinte, dietro l’intrattenimento dello stupore per il bizzarro, apre qualche lieve riflessione, quasi con soavità e un approccio pseudo-scientifico, sulla grandezza e sulla “perfezione” dell’essere umano e sulla diversità naturale che ci accomuna e distingue (e allontana) gli uni dagli altri con tanta veemenza. Spunti che, se approfonditi dal lettore, dilaniano più degli artigli e delle urla della feroce che chiude il volume: qual è la legittimità delle cure normalizzanti? È giusta, o forse semplicemente innata, la nostra accettazione del decadimento della carne e del termine della vita? L’unica risposta maturata dagli interrogativi del dottore sembra essere la costante pericolosità di uno sguardo rivolto a un modello, decretato in qualunque forma, di superiore umanità.

Una proposta che, oltre alla stranezza dell’impianto e al gusto per il macabro, rientra a ben vedere nel progetto editoriale di una realtà che proclama con candore la non paura della diversità. Be weird, be white dicono da Moscabianca Edizioni e per tutte le mosche bianche proponiamo questa singolare, difficilmente classificabile, lettura.

Qui il booktrailer, in lingua inglese, de Il codice delle creature estinte di E.B. Hudspeth.

– Ornella 🐱


Titolo: Il codice delle creature estinte

Autore: E.B. Hudspeth

Casa editrice: Moscabianca Edizioni

Traduzione: Mauro Maraschi

Pagine: 192

Anno (Italia): 2019

ISBN: 9788831982139

Prezzo: 20,00 €

Ebook: 8,99 €

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