#LEGGIAMOANGELACARTER ✍️ – L’editoria delle donne 📚👭💓

Torna l’appuntamento con #LEGGIAMOAngelaCarter, il progetto di riscoperta della meravigliosa signora del fantastico inglese, tornata a fine 2019 sugli scaffali delle librerie grazie a Fazi Editore, che ha ripubblicato il primo volume dei suoi racconti: Nell’antro dell’alchimista.

Questo mese siamo particolarmente felici di ospitare un approfondimento su Angela e sull’editoria femminista firmato da Vera Navarria, femminista e attivista per i diritti LGBTQ, specializzatasi nella formazione editoriale e che nel 2018 ha pubblicato un interessante saggio con Villaggio Maori Edizioni: I libri delle donne. Case editrici femministe degli anni Settanta. Ha fondato e conduce a Catania un gruppo di lettura dedicato alle scrittrici che porta lo stesso nome.

Passiamo la parola a Vera, che ringraziamo per aver contribuito al progetto con questo articolo.


Se sei donna e puoi scrivere dei libri, ringrazia una femminista. Se sei donna e i libri che hai scritto puoi firmarli col tuo nome e cognome, ringrazia una femminista. Se sei donna e dopo aver scritto dei libri che hai firmato col tuo nome e cognome hai anche ragionevoli opportunità che siano pubblicati, ringrazia una femminista.

Per riassumere l’argomento di cui mi è stato chiesto di parlare mi è venuto automatico pensare alla fortunata e preziosa campagna di School of Feminism «Ringrazia una femminista», tradotta in italiano e affissa sui muri di Bologna da CHEAP, un progetto di street poster art fondato interamente da donne. Le affermazioni in questione non c’erano ovviamente, le ho inventate io, ma sono certa che le compagne di CHEAP e School of Feminism non si offenderanno.

La campagna ne includeva comunque già un’altra riguardante i libri, dice: «Se sei donna e puoi leggere i libri che desideri, ringrazia una femminista», ed è vera in molti sensi. Anzitutto perché l’istruzione ci è stata a lungo preclusa. Poi perché anche in sua presenza la possibilità di leggere ciò che ci piace, una libera frequentazione della lettura, ci è stata a lungo vietata; infine perché, anche quando alcune di noi hanno avuto accesso all’istruzione e alla possibilità di scegliere, i libri che si trovavano di fronte erano insufficienti a raccontarle, a rappresentarle, essendo scritti quasi sempre da uomini.

Scrivere I libri delle donne, il testo che ho pubblicato con Villaggio Maori un paio d’anni fa, è stato dunque il mio modo di ringraziare una femminista. Anzi, molte: tutte quelle che negli anni Settanta hanno aperto una casa editrice che pubblicasse solo donne. E sono state tante. Ho calcolato che le case editrici femministe fossero almeno centoquaranta in tutto l’Occidente.

«Vera Navarrìa, ricostruendo il fervore culturale nato dalle istanze femministe e il ruolo svolto dalle case editrici che “vivevano per un fine ideale, dare voce alle donne, alla loro differenza, alla loro creatività”, fa un quadro dell’editoria femminista europea.»

E, se per caso ve lo stesse chiedendo, certo, ne abbiamo avute alcune anche in Italia. La più nota di tutte è stata La Tartaruga di Milano, cui si deve il merito di aver pubblicato per la prima volta nel nostro Paese Doris Lessing, Nadine Gordimer, Alice Munro, tutte future premi Nobel per la letteratura di cui la sua fondatrice, Laura Lepetit, ha saputo intuire il valore in anticipo sui grandi editori.

Ma qui voglio ricordare anche le Edizioni delle donne di Roma e, soprattutto, Dalla parte delle bambine, la prima casa editrice femminista della storia a essere diretta a un pubblico infantile. A crearla una donna, Adela Turin, che, come la nostra Angela Carter, aveva capito come i miti e le fiabe abbiano il potere di ingabbiare le donne, e quanto per liberarci fosse importante riscriverli, raccontarne di diversi.

La prima casa editrice femminista è però stata aperta a Londra, nel 1973, da un’australiana stanca di servire il tè negli uffici per cui lavorava. Carmen Callil diventerà prima editrice e poi intima amica di Angela Carter. La sua creatura, Virago – ancora in piena attività – ha varie collane di fiction e non fiction, ma deve il successo a un’intuizione geniale della stessa Callil chiamata Virago Modern Classics.

«A male colleague told me that what I did by founding Virago was to put women’s experience at the centre of the world. And women’s experience is different, absolutely.» © 100 Leading Ladies

Una collezione di tascabili che proponeva e vendeva una serie di scrittrici inglesi sconosciute come se fossero grandi classici. Il fatto che il pubblico britannico abbia risposto con favore, dimostra certamente la bravura di Carmen Callil – i cui anni da pubblicitaria non erano passati invano –, ma anche che la proposta era sì coraggiosa, ma non ingannevole. Il canone inglese infatti ignorava ancora troppe scrittrici nazionali che avevano dato un contribuito importante alle lettere, qualcosa di cui dovremmo ricordarci quando pensiamo che i prossimi concorsi per insegnanti in Italia prevedono che si conosca solo un’autrice, Elsa Morante, su quarantadue autori tutti uomini.

Come poi Carmen Callil sia riuscita a mettere in piedi una casa editrice dalla solida reputazione femminista perlopiù ripubblicando donne che avevano scritto un secolo prima, è presto detto. Cercava, in quei romanzi, qualcosa che fosse liberatorio rispetto alla condizione femminile, rivelatore di una scintilla di ribellione. E poi voleva anche che quei libri fossero divertenti. «La risata era la chiave per un’istantanea ripubblicazione nei Virago Modern Classics».

Non c’è da sorprendersi che sia diventata una grande amica di Angela Carter, un’autrice che diceva: «Il piacere ha sempre avuto una cattiva reputazione in Gran Bretagna. Malgrado questo, io mi schiero completamente dalla parte del piacere. Mi piacerebbe che ce ne fosse di più in giro. Mi piace anche discutere. Un giorno senza una discussione è come un uovo senza sale».

Il primo titolo di Carter a essere pubblicato da Virago è, nel 1979, The Sadeian Woman, «un esercizio di storia culturale» in cui l’opera del Marchese de Sade è presa a pretesto per muovere a una riflessione su corpo, sessualità, pornografia, autodeterminazione. La donna sadiana è, come tutta l’opera di Carter, un attacco ai miti, e in particolare a quella mistica della femminilità che gioca un ruolo fondamentale nel reprimere la libertà sessuale delle donne.

Copertina dell’edizione paperback de La donna sadiana del 2015, edita Virago Press.

Da quell’anno in poi, la casa editrice di Carmen Callil non lascerà più andare l’autrice, continuando a pubblicarne l’opera con pervicace ostinazione ed evidente amore. Nel 1981 alcuni dei primi romanzi di Carter sono liberi dai vincoli coi precedenti editori: e Carmen Callil che fa? Li acquista, pubblicandoli nei neonati Modern Classics, decidendo in un colpo solo e senza esitazione che testi tutto sommato recenti – comparsi per la prima volta una quindicina d’anni prima – meritassero l’etichetta di classici.

Il primo titolo a vestire i panni verde bottiglia dell’iconica collana è The Magic Toyshop, in realtà il secondo romanzo della scrittrice ma, per Callil, quello che ne rappresenta al meglio l’opera. Seguono Shadow Dance, Several Perceptions, The Passion of New Eve, Fireworks, per quanto riguarda la narrativa. Ma l’attenzione di Virago alla sua nuova autrice ne investe tutta l’attività, compresa quella giornalistica, di cui nell’82 è pubblicata la raccolta di scritti scelti Nothing Sacred – tenete a mente questo titolo, è rivelatore di qualcosa su cui torneremo tra poco.

Completano il quadro i volumi di cui Angela Carter ha seguito la curatela, l’antologia di storie sovversive Wayward Girls and Wicked Women (1986), e le raccolte di fiabe popolari di tutto il mondo The Virago Book of Fairy Tales (1990) e The Second Virago Book of Fairy Tales (1992).

Mi soffermerò qui brevemente su ciò che è evidente già dal titolo eppure deve essere detto, ovvero come l’attenzione di Angela Carter sia andata verso il recupero di storie dove le donne erano assolute protagoniste, com’è attestato dalla scelta di occuparsi di fate, streghe e wayward girls, ragazze ribelli (tanto che potremmo dire che le prime storie della buonanotte per bambine ribelli siano state le sue!).

Ciò che mi interessa invece sottolineare è come proprio questi due volumi sanciscano quanto il rapporto tra l’autrice e la casa editrice sia diventato quasi simbiotico: quei libri di fiabe sono tanto di Angela Carter quanto di Virago, e come tali appaiono nel mercato editoriale, prima come Virago, poi come le fiabe di Angela Carter. Nel 2005, infatti, Virago ha operato una selezione delle storie contenute nei due volumi e ha pubblicato l’Angela Carter’s Book of Fairy Tales.

E infatti, malgrado non sia l’unica casa editrice ad averne pubblicato i testi, Virago è indiscutibilmente quella a cui Angela Carter è più facilmente associata: sarà perché sono entrambe impegnate – l’una con i Modern Classics, l’altra con la sua opera – in un letale quanto paziente lavoro di risignificazione dei miti fondativi, o di creazione di una nuova mitologia?

Del resto, di sé e della sua opera Angela Carter aveva dato questa sorprendente definizione: «I’m in the demythologising business». Possiamo dire che l’autrice e la sua editrice lo erano entrambe, impegnate in questo business dello smitizzare e del ricreare incessantemente una nuova mitologia.

«Language is power, life and the instrument of culture, the instrument of domination and liberation»: parola di Angela Carter.

– Vera Navarria

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