#JUSTREAD ✍️ – Recensione de “Chi è partito e chi è rimasto” 🌊 🍞 ⚰️

Sembra la fine di una creatura già a corto di respiro: dopo un’inondazione esiziale, un’epidemia mortifera e fuori dalla ragione sconvolge una cittadina del Warwickshire (Bidford-on-Avon, luogo di nascita di Barbara Comyns e lontana parente dei nostri familiari micromondi). Alle prese con essa, i molti personaggi di Chi è partito e chi è rimasto, terzo romanzo dell’eccentrica autrice pubblicato da Safarà Editore, che prende il titolo (in originale Who Was Changed and Who Was Dead) da una poesia sul distacco di Henry Wadsworth Longfellow: The Fire of Drift-Wood.

Barbara Comyns è stata una delle cinque autrici safariane protagoniste di #DonneOblique, in collaborazione con la casa editrice pordenonese. Qui tiriamo le fila del progetto con altre lettrici!

Il fiume, scenario e protagonista principale, presta alla narrazione la sua fluidità: proprio come un corso d’acqua in piena, egli eventi trascinano con sé i personaggi in una continua marea di voci, ora chiudendo i suoi flutti sulla testa di uno, ora lasciando (ri)emergere un altro al cambio della corrente, concedergli parola. E così eventi e personaggi scorrono nonostante il pericolo e senza mai un affondamento.

La famiglia Willoweed, capitanata dalla terribile e ridicola nonna, cerca di restare a galla in un mondo che pare brodoso quanto l’ingresso della loro grande, trascurata casa – magari non così distante da quella in cui crebbe la scrittrice, sulle rive dell’Avon (già comparso nel suo primo e intimissimo romanzo: Sisters by a River).

La storia di cinque sorelle nate e cresciute sulle rive dell’Avon, divise dopo una tragedia che distrugge la loro famiglia. Qui l’edizione Virago, nella collana Modern Classics.

Perché se Barbara Comyns descrive l’umanità intera nei suoi lavori efficacemente concisi, il lettore ignaro della sua esistenza vorticosa non sa che racconta soprattutto di sé. Nelle sue opere sguazzano, come discreti cigni «intenti a scavare sotto l’acqua scura e fangosa», topoi autobiografici: temi, situazioni e tipi umani che può aver affrontato solamente una donna con un’autentica vita da romanzo infelice. L’inquietante estraneo che convive con il domestico famigliare; le ambientazioni raccolte (per lo più, nuclei familiari e comunità provinciali); l’infecondità delle passioni sentimentali; le giovani protagoniste minacciate dall’autorità negativa degli adulti; l’influenza oscura e incontrollabile di eventi e azioni comuni sulla vita del singolo.

Ecco allora una famiglia numerosa come la sua (Comyns è la quarta di sei figli) e crucciata da preoccupazioni economiche e inquietudini: l’uomo di casa è Ebin, l’erede pigro, inetto e arido della vecchia madre; ci sono i suoi tre figli (l’adolescente e «dannatamente bizzarra» Emma, il delicato e pauroso Dennis e Hattie dalla pelle scura e dall’animo intrepido); l’anziano tuttofare Ives, in perenne sfida con Nonna Bisbetica per chi finirà per primo nella bara, e le domestiche Norah ed Eunice, sorelle, anche loro piagate dai lutti. Su tutti governa il capo della famiglia: l’idiosincratica matriarca, dalla lingua tagliente e le mani pesanti.  Insieme, e ognuno da solo, riescono a barcamenarsi nonostante l’invasione del fiume. Tuttavia non appena l’inondazione si ritira, lasciando in dono cadaveri e umidità, la comunità brucia di una «orripilante malattia».

Comyns scrisse Chi è partito e chi è rimasto dopo aver letto dell’avvelenamento di massa di Pont-Saint-Esprit del 1951. © LA PROVENCE/Photo d’archives

Il dolore e la malattia sono messali di morte. Riempiono la testa di chi ancora non è (di)partito di propulsioni che spingono, pur grottescamente, al moto, all’inseguimento della salute, della vita e della salvezza. Un innocente può essere arso per distruggere il morbo, un bambino ucciso per preservare il futuro, una tragedia sfruttata per una rivincita professionale.

Senza dubbio Comyns dialoga con ombre più nere di quelle notturne, e lo fa con voce lunare. Leggerla è un atto sublime, nell’accezione burkiana in cui orrore e crudeltà mostrano il loro profilo migliore.  Nelle sue storie non c’è il bello, figlio della ragione, che porta alla contemplazione piacevole e all’immobilità; ma è forte il sublime, che riempie di emozioni vibranti e, dopo una breve pausa di ripresa, spinge all’attività in nome di quelle stesse forti passioni e all’interrogazione, come lo si fa solo nel buio più profondo.

Esiste una ragione per cui alcune cose accadono e altre no? Davvero il mondo continua comunque a fluttuare in avanti nonostante gli orrori, e noi con lui? Possibile inorridire e insieme ridere di sciagure e del volto da caricatura dell’umanità? È lecito?

E se alle prime domande forse non si troverà una risposta nemmeno in Chi è partito e chi è rimasto, perché Comyns preferisce lasciare al lettore la possibilità di scegliere la via, è certo che scorrerà fluente l’impulso di sogghignare per un gattino schiacciato da una donna «urlante» e «in preda alle convulsioni» o per le angherie di nonna Willoweed verso gli ospiti e la sua stessa famiglia: l’umorismo macabro di Comyns non è solo specchio della leggerezza apparente, tipicamente inglese, con cui si affrontano le tragedie; il riso, nascosto tra le pieghe delle labbra intente a sorseggiare una tazza di tè, è dissacrazione garbata che con nera allegria manda a gambe per aria le convenzioni, la loro “normalità” e gli obblighi sociali.

Nella vita come nella scrittura, Comyns è immersa fino al collo nella bizzarria. Ma l’anomalia, i temi notturni e i salti fantasiosi che sembrano propri di uno stato d’onirismo sono al contrario sempre descritti con lucidità, in modo accurato e quieto, mai nebbioso o isterico. Allo stesso modo non si crogiola nella crudezza: le sue parole fendono rapide, noncuranti. 

Comyns vive una vita da anticonformista, piena ma difficile, che le fornisce prezioso materiale per le sue storie altamente autobiografiche. 

Barbara Comyns scrittrice troppo crudele, regina di terrori? La sua sola azione inammissibile è illuminare selenitica la deformità della civiltà. Forse è per questo suo svelare la decadenza personale, familiare e sociale, astenendosi però da ogni salvifico intervento moralista, che il romanzo viene messo al bando nel 1954. E per la stessa ragione, in questi tempi ancora evocatori di morte e paura senza sublime, recuperare il suo esordio safariano (2018), assolutamente obliquo, potrebbe stimolare la riflessione in questa nostra, ultima pandemia.

– Ornella 🐱

Titolo: Chi è partito e chi è rimasto

Autorice: Barbara Comyns

Casa editrice: Safarà Editore

Traduzione: Cristina Pascotto

Pagine: 136

Anno (Italia): 2018

ISBN: 9788897561088

Prezzo: 14,00 €

Ebook: 5,99 €

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