#LIBRIEDINTORNI – I colori dell’editoria: Arcobaleno Adelphi 📚

Ormai tanto si è parlato della loro presenza raffinata e della figura che fanno sugli scaffali delle librerie, tutto quasi si è percepito della loro impronta stilistica, di questi opachi colori di libri-oggetto che il lettore si è trovato tra le mani, quando già da distanza li mirava e sfumatura per sfumatura rapivano allo sguardo.

In un periodo storico in cui nel panorama editoriale italiano predominava un certo rigore idealista, la necessità di Adelphi – nel 1963, al suo inizio – era di ripartire da un discorso su un tipo di classici diversi da quelli che ruotavano come chiave in mano ai lettori e di gestire il libro, nel suo intero, in un modo più maneggevole, con apparti più soffici di quelli che erano intessuti allora nella cultura italiana e così ebbe l’idea di pubblicare opere meno appesantite dai commenti o introduzioni, ma senza rinunciare al rigore filologico della critica, al suo intento di costume. 

Nel 1965, dopo aver lanciato una serie di classici bianchi in copertina rigida, il presidente editoriale Luciano Foa, insieme all’attuale presidente Roberto Calasso, decide di seguire un piano d’opera precedentemente pensato dall’ideatore di questo grande cerchio, Roberto Bazlen: l’intento di partire dai cosiddetti “libri unici” di cui la prima pubblicazione in quella che oggi è la collana principale, Biblioteca Adelphi, ne è l’esempio eloquente e potrebbe rappresentare perfettamente Adelphi e la sua immagine: sto parlando de L’altra parte di Alfred Kubin, libro puramente di genere fantastico che poteva rischiare di non diventare mai un libro dato che è il romanzo di un non romanziere, bensì di un pittore. Tutto stava nel lanciare quelle opere perfette intessute dal loro singolare mistero, dalla loro personale esperienza attraverso la vita ed i rischi che comporta l’animo o la mano dell’artista in sé – che non avessero lasciato traccia se non una sola volta, e su carta.

La prima edizione del romanzo e la versione economica, per la collana Gli Adelphi (aperta nel 1989 con L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera).

Gli Adelphi erano la prefigurazione «di una nuova, ipotetica antropologia verso la quale i libri unici si rivolgevano […], quanto e più di prima, a un eventuale futuro». Impostato il piano d’opera, concordarono sin da subito su tutto quello che volevano fare circa l’aspetto dei libri: evitare il bianco e i grafici. Quindi il lettore del nostro tempo è oggi testimone delle molteplici collane dell’Adelphi, di una grafica-non grafica in cui i dorsi creano un pianoforte dai colori delle emozioni.

«La vera storia dell’editoria è in larga parte orale – e tale sembra destinata a rimanere.»

Così puntammo sul colore e sulla carta opaca (il nostro imitlin, che ci accompagna da allora). Quanto ai colori, quelli in uso allora nell’editoria italiana erano piuttosto pochi e piuttosto brutali. Rimanevano da esplorare varie gamme di toni intermedi

– L’impronta dell’editore
L’ultima versione in commercio del romanzo.

Così con la collana Biblioteca Adelphi e la sua “rimpicciolita” forma Piccola Biblioteca Adelphi – solo queste due insieme contano 1430 titoli – sbarcavano nel panorama culturale i libri pastello, per riempire dei suoi colori arcobaleno le nostre librerie. La principale collana – presa l’ispirazione dall’illustratore ottocentesco Aubrey Beardsley– al fregio delle strisce superiori sostituiva, in un font oggi denominato Baskerville, la scritta “Biblioteca Adelphi” seguita dal numero della pubblicazione, disposta in una cornice per introdurre l’immagine scelta: «Così in omaggio a Beardsley decidemmo che il numero 2 della collana – Padre e figlio di Edmund Gosse – ospitasse entro la cornice il disegno che Beardsley aveva ideato per The Mountain Lovers di Fiona Macleod».

Tornando ai colori delle copertine Adelphi, importante è notare che non si trattava mai di tinte sature o dalla tonalità vivace, ma di colori un po’ marginali, minori, che avevano un’identità flessibile – sabbia, lavanda, salmone chiaro, verde militare etc. E soltanto nell’ultimo periodo si è iniziato, con le nuove pubblicazioni, a sperimentare altre gamme, soprattutto nella variegata collana Piccola Biblioteca. Nuove tonalità più accese e vivaci – il che fa pensare a quanto il catalogo riesca a comunicare ed interagire come soffici pennellate con la grande pittura del passato; il che evita una monotonia di stile rispetto a chi ha sempre mantenuto, in qualche modo, gli stessi colori e la stessa calibrazione uniforme delle vesti grafiche nell’editoria.

Il nome, i colori e la carta erano decisi, mancava ciò che per un libro è l’elemento decisivo: l’immagine in copertina, come ci spiega Calasso nel saggio L’impronta dell’editore. La sua rappresentazione, di quella che è l’Adelphi oggi, deriva da una scelta precisa.

Il rovescio dell’ecfrasi – proverei a definirla oggi. […] Ecfrasi era il termine che si usava, nella Grecia antica, per indicare quel procedimento retorico che consiste nel tradurre in parole le opere d’arte.  […] Ora l’editore che sceglie una copertina […] è l’ultimo, il più umile e oscuro discendente nella stirpe di coloro che praticano l’arte dell’ecfrasi […].

Quindi più precisamente si carica l’opera – il testo – della sua equivalente, possibile immagine significativa, tenendo però in conto di applicare ad essa un’entità indefinita che possa parlare nel tempo, soddisfare sia il suo contenuto sia il suo giudice: al lettore, il quale si troverà tra le mani un libro di cui nulla conosce se non il nome dell’autore, come ci spiega Calasso, «l’immagine della copertina dovrebbe risultare giusta anche dopo che […] abbia letto il libro, se non altro perché non pensi che l’editore non sappia quello che pubblica».

– Marius Ghencea

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...