#MARTEDÌCLASSICI – Anne Lister, gentiluomo dello Yorkshire. 🏳️‍🌈 Parte 2: la figlia del dottor Belcombe 👨‍⚕️💞

Benvenuti al secondo #MARTEDÌCLASSICI di questo giugno LGBTQ! Continua il nostro viaggio al fianco di Anne Lister, la «prima lesbica moderna»: gentildonna, alpinista e diarista vissuta nell’Inghilterra ottocentesca e divenuta celebre proprio per il diario in cui narra le sue vicissitudini amorose e politiche, aggiungendo un tassello di valore inestimabile alla storia dell’omosessualità.

La prima entrata del diario, risalente all’11 agosto 1806.

Iniziamo con un breve recap: nella “scorsa puntata”, abbiamo lasciato Anne, eccentrica figlia di un gentiluomo irrimediabilmente attratta dalle donne, alle prese con le prime pene del cuore. Separata dalla sua innamorata Eliza Raine, e compagna di stanza in collegio, inventa un codice cifrato per mantenere privata la loro corrispondenza: è dai questi sforzi che trae origine il suo diario. Invaghitasi di un’altra donna, Isabelle, oggi conosceremo l’amore della sua vita: Mariana Belcombe (che, per l’appunto è ritratta con Anne nell’illustrazione in alto, opera di Frances Murphy).

Intanto, dimenticata presto Eliza, il 1810 vede Anne assiduamente presa a coltivare l’amicizia di Isabelle “Tib” Norcliffe, la figlia di un ufficiale: affascinata com’è dallo stile di vita elegante e sofisticato della famiglia nella lussuosa Langton Hall, Anne, un viso nuovo nella buona società di York e desiderosa di esplorarne il mondo, si avvicina rapidamente a Isabelle, di sei anni più grande; per parte sua, Isabelle altrettanto rapidamente si innamora di lei. Ma la loro non è una storia destinata a durare: nonostante l’affetto che le lega rimanga saldo per tutta la vita (resteranno amiche, nonché occasionali amanti, nonostante la disapprovazione per gli eccessi di Isabelle col vino), la sempre più volitiva e affascinante Anne sceglierà un’altra donna come sua compagna (con grande infelicità di Isabella, che fino alla morte, all’età di sessantuno anni, rifiuterà di sposarsi).

La relazione più importante di Anne, appunto quella con la figlia del dottor Belcombe (nei diari “M-”), precede e attraversa il matrimonio di Mariana con l’abbiente vedovo Charles Lawton: incontratesi nel 1810, le due rimarranno indissolubilmente legate dal 1812 fino al 1828 nonostante tutto.

Mariana, ventiduenne (solo di un anno più grande del suo futuro amore), ha quattro sorelle che Anne finirà per sedurre: una volta persuase che l’intimità con lei non presenti il rischio di gravidanze indesiderate ma regali solo del sano e innocuo divertimento, le signorine finiscono immancabilmente nel suo letto.

Per quanto riguarda Mariana, Anne posa per la prima volta gli occhi sul suo «dolce» viso a un tè, niente di meno che nella dimora di Isabelle. Narra la storica Helena Whitbread che Mariana abbia lasciato cadere a terra un fazzoletto blu (tecnica di approccio piuttosto comune tra le signorine a modo) e che Anne l’abbia raccolto. I sentimenti di Anne circa questo capitale evento della sua esistenza, per quanto indovinabili, ci restano oscuri: i diari compilati dal 1810 al 1816 sono purtroppo andati perduti. Da riflessioni successive è però chiaro che comprende immediatamente sia Mariana il suo vero, grande amore.

La storica Helena Whitbread, che ha a lungo studiato la vita di Anne Lister e decodificato i suoi diari, racconta il primo incontro con Mariana.

Due anni di felicità precedono le nozze improvvise: nel 1816, Anne viene a sapere che Mariana sta contemplando di accasarsi. La scelta ricade sul più vecchio Charles Lawton, ricco proprietario terriero del Cheshire che, all’insaputa di Anne, già dall’anno precedente ne sta già corteggiando l’amata. Non passa molto che Mariana le domanda il permesso di poterlo sposare; Anne cade in ginocchio, la supplica di desistere, e Mariana, pur riluttante, inizialmente rinuncia ai propri propositi.

Ma quando Anne si assenta per qualche tempo, al ritorno scopre che i due si sono fidanzati. Per il bene delle sorelle, afferma Mariana: l’unione con un uomo ricco e potente le aiuterebbe a trovare marito, unico sostentamento possibile per una donna non economicamente indipendente come, invece, è per l’appunto la sua innamorata. La quale è scettica: crede che Mariana cerchi il denaro, la ricchezza, le carrozze eleganti; nonostante tutto, per amor suo tollera quella «prostituzione legale».

Era convinta di essere, o pareva convinta di essere, pazzamente innamorata. Eppure si è venduta a un altro.

– Anne Lister, nel suo diario

Le due hanno un piano: Charles è attorno ai quaranta, Mariana ancora venticinquenne; una volta concepito un erede, alla morte del marito, Mariana otterrà un cospicuo patrimonio; allora, potranno vivere insieme. Un sogno, questo, destinato a non realizzarsi mai.

Certificato del fidanzamento tra Mariana Belcombe e Charles Lawton, firmato l’8 marzo 1816.

Al tempo è costume che le amiche accompagnino gli sposi in luna di miele, ed è Anne, in compagnia di una delle sorelle di Mariana, ad andare con la coppia nel Cheshire, un’esperienza per lei particolarmente dolorosa. Charles, scopriamo dai diari, è piuttosto inetto nelle faccende di letto quando si tratta della moglie, e Anne ha almeno la soddisfazione di sollevare Mariana dal fardello della verginità.

Ma per quanto anticonvenzionale nel modo di porsi di fronte al mondo, assumendo abitudini prettamente maschili al punto da guadagnarsi il soprannome di Gentleman Jack nei quartieracci di Halifax, Anne sa rivelarsi profondamente tradizionalista: di intensa fede anglicana (che non fatica a conciliare con la propria «strana natura»), la relazione con Mariana è irrimediabilmente irregolare ai suoi occhi. Nel 1817 comincia a vestirsi di nero, in parte in segno di lutto, in parte per sottrarsi ai commenti di parenti e conoscenti: non è raro che la gente si chieda ad alta voce, vedendola passare, se si tratti di un uomo o di una donna.

«Sono rimasta in piedi a discutere di matrimonio con mio zio fino alle undici di sera… Ho provveduto a dire, tuttavia, che non ho mai avuto intenzione di sposarmi affatto. Non comprendo se sospetti la mia situazione circa M- [Mariana, ndr]… Comincio a perdere la speranza che io e M- staremo mai insieme.»

La sua reazione è gettarsi a capofitto nei rapporti con altre signore: al suo ritorno, intreccia varie relazioni sessuali e tra le sue nuove conquiste figura infatti la sorella maggiore di Mariana. Nonostante questo, non dimentica il dolore causato dalla sua amata.

Si rivedono solo un anno più tardi, a casa del padre di Mariana, dove lei è a letto per un dolore ai denti: in questa occasione, Mariana invita Anne a sgattaiolare nella sua stanza e le due, nuovamente, consumano il rapporto.

Lei stessa ha suggerito un bacio [eufemismo per un rapporto fisico, ndr]. Pensavo fosse pericoloso e avrei rifiutato, ma lei ha insistito.

– Anne Lister, nel suo diario

Entrambe, allora, comprendono di non poter stare lontane. La relazione riprende, per quanto con difficoltà. Mariana si sposta regolarmente a bordo di carrozza percorrendo le quaranta miglia che separano il Cheshire dallo Yorkshire, dove passa due o tre notti con Anne; oppure è Anne a recarsi a Manchester, dove si danno appuntamento in un hotel.

Sono stata sveglia fino a tardi a fare l’amore. Mi [ha chiesto di giurare] di essere fedele, di considerarmi sposata. Da oggi in poi inizierò a pensare a comportarmi come se fosse mia moglie.

– Anne, nel diario dopo una notte con Mariana

Ma per Anne non è abbastanza. Giunge l’inevitabile crisi. Accade che, una volta che Mariana si sta recando da lei, le vada incontro a piedi, percorrendo dodici fangose miglia armata solo di acqua e biscotti, unicamente per guardare la sua carrozza arrivare; ogni altro pensiero svanisce dalla sua mente, racconta, e quando la carrozza si ferma sale rapida i tre predellini, i capelli sconvolti dal vento, la gonna macchiata di terra. Mariana, svegliatasi bruscamente, è scioccata di vederla così conciata, e di fronte agli altri occupanti (la sorella, una passeggero e la di lei cameriera) la rimprovera aspramente per essersi presentata da lei con quell’aspetto selvatico. Un atteggiamento tanto ostile da cambiare qualcosa nel sentimento, seppur forte, che Anne prova per Mariana. Per quanto incline a perdonarla, l’orgoglio ferito di Anne non si riprenderà più dal colpo subito: più e più volte «the three steps business», ovvero la faccenda dei tre predellini, torna ossessivamente nel diario.

Ma non è il solo episodio a gettare un velo sul loro legame. Proseguito il viaggio fino a Scarborough, le due passano quattordici giorni nella dimora del padre di Mariana; mentre passeggiano lungo la spiaggia incrociano delle conoscenti, che conversano con Mariana invitandola per il tè il giorno seguente – ignorando Anne completamente, quasi sia invisibile. Una volta a casa, a letto, Anne le domanda se si vergogni a esser vista con lei e Mariana replica che, in effetti, è proprio così.

Mariana è «plus femme que moi», sostiene Anne riportando le parole di una comune amica. «Io ho la figura e la natura di un uomo. Non possiedo bellezza, ma fattezze piacevoli, anche se non da donna», scrive. Anche Mariana ritiene che abbia un aspetto mascolino e la chiama Fred nell’intimità. Ma proprio ciò che di lei l’attrae, l’aria poco femminile di Anne, è per Mariana fonte di imbarazzo: se solo Anne si decidesse a comportarsi più da donna… Ma io sono una donna d’intelletto, risponde Anne. Se per farlo dovessi rinunciare alla mia mente brillante a beneficio di atteggiamenti più sciocchi e superficiali, vorresti che cambiassi? La risposta di Mariana è affermativa e di fronte al pianto di Anne, non fa nulla per confortarla. È l’inizio della fine: per quanto Mariana impari a sopportare le insinuazioni e a camminare con lei a testa alta, da quel fatto in poi non c’è ritorno, per loro.

Nel 1823, l’ostinato attaccamento di Charles alle sue spoglie mortali (nonché i difficili rapporti dell’uomo con Anne, deterioratisi con la scoperta delle sue speranze e di quelle della giovane moglie circa una propria rapida dipartita) e l’esclusione di Mariana dal testamento, che lascerebbe così in totale povertà una volta morto, dividono ulteriormente le due amanti.

Anne, per parte sua sempre più sofisticata, si imbarca in una serie di relazioni puramente fisiche, a casa come all’estero. Tutte con donne, come scrive nel 1821.

Amo solo ed esclusivamente il gentil sesso e, poiché sono ricambiata, il mio cuore si rivolta ad ogni altro amore che non sia il loro.

Una delle sue tecniche di seduzione è quella di citare opere classiche che menzionino relazioni dello stesso sesso (seppur tra uomini) di fronte alle possibili conquiste, e studiarne le reazioni. Una Miss Pickford, apprendiamo tra le pagine del diario di Anne, ha letto la Sesta satira di Giovenale e ne sa abbastanza di queste cose, mentre una Mme Galvani non comprende l’allusione ai liberi costumi di Svetonio.

Nel 1824 Anne, a Parigi per lenire un’incurabile infezione venerea (probabilmente cortesia di Charles, che l’ha contratta da una cameriera e l’ha passata a sua volta alla moglie Mariana). Lungi dall’avvertire la mancanza di casa, è totalmente a proprio agio in quella città così distante da Halifax per atmosfera e costumi e intende imparare la lingua e avvicinarsi alla cultura del Paese. Si gode la musica che riempie le strade e il nuovo senso di libertà che le pervade l’animo. Più apertamente segue il proprio istinto nel porsi verso le donne che la circondano: ad esempio, quando una francese la saluta con due baci sulle guance alla maniera europea, Anne ricambia baciandola sulle labbra: «Si fa così nello Yorkshire», dichiara.

Cova anche la speranza di qualche interessante incontro amoroso: abbandona il flirt con la fragile Mlle de Sans per rivolgere le sue attenzioni alla vedova Mrs Barlow, un’altra «raffinata e graziosa» ospite della pensione in cui alloggia originaria del Guernsey.

La questione della sua sessualità si gioca, ovviamente, sul campo dei classici: la donna le passa un biglietto confidenziale in cui le chiede, riferendosi a una loro precedente conversazione sull’Iliade: «Ho una domanda da porvi. Êtes-vous Achilles?». Impressionata dalla sua arguzia e intelligenza, Anne fa presto a sedurla (non senza prima aver discusso con lei le accuse di saffismo rivolte a Maria Antonietta e sull’uso di falli artificiali, verso non si mostra particolarmente favorevole): nel giro di un mese la donna è consapevole dell’interesse di Anne e ne contraccambia le attenzioni. Curiosa, Mrs Barlow domanda ad Anne fino a che punto i suoi intimi conoscano la sua natura; l’altra l’informa anche che la sua dama di compagnia non pensa male della sua condotta, «semplicemente che io sia fatta a modo mio», e che la sua amata zia, che porta il suo stesso nome, afferma spesso che lei sia la persona più strana che abbia mai conosciuto ma che l’accetta, nonostante tutto.

La lettera di una Anne undicenne alla zia che porta il suo nome. Nel 1836 erediterà da lei l’amata Shibden Hall.

Per parte sua, Anne non risparmia dettagli sull’evoluzione sessuale del rapporto (che nel diario descrive fin nei più intimi dettagli) che presto, però, pone i primi problemi. Anne è molto più propensa a dare che a ricevere e i tentativi di Mrs Barlow di «trattarla troppo come una donna» a letto, ricambiando le sue attenzioni, il suo menzionare le mestruazioni e parlare troppo liberamente con Anne di questioni femminili contribuiscono ad allontanarle. Le due finiscono per vivere insieme per qualche tempo, ma quando Mrs Barlow le domanda di travestirsi da uomo e celebrare una cerimonia legale basata su una bugia, questo, insieme all’impressione di vivere una relazione clandestina con un’amante più che un legame matrimoniale con una sposa, le conduce alla separazione definitiva. Tanto per indole, quanto per posizione e patrimonio, Maria Barlow non è degna di lei, pensa Anne, e così la lascia in lacrime senza nemmeno voltarsi indietro.

C’è però chi attende nell’ombra, pronta ad entrare nel cuore di Anne… Ma di questo vi racconteremo nella prossima puntata, dove rivedremo facce conosciute e faremo nuove, fondamentali conoscenze. Al prossimo martedì!

– Lucrezia 🐵

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