#JUSTREAD ✍️ – Recensione di “Ruggine” di F. Vicentini Orgnani & F. Mascolo 🏰 📲 💔

Per certi versi, settembre è sempre un po’ un inizio: lentamente, la stagione calda si consuma e giunge al capolinea, le giornate si fanno più corte (ma i giorni più lunghi, con scuola e lavoro che ritornano a scandire il tempo). E come al meglio salutare questo mese se non facendo partire una nuova avventura tutta nostra?

Madrine del progetto, abbiamo organizzato questo blog tour in sette tappe. Non perdete le prossime: Ashurascorner (Il valore dell’amicizia); Lostpaloma (Lasciarsi e rinascere nel mondo del cinema); Louchobi (La comunità per i millennials); Paolacalefato (Il fallimento come incentivo); Noizez_reads (Relazioni tossiche e dipendenza affettiva). E nell’ultima tappa si torna qui, per un’intervista agli autori!

Per Ruggine, opera prima di Francesco Vincentini Orgnani (sceneggiatura) e Fabiana Mascolo (disegni e colori), la nostra recensione è solo la prima fermata di un percorso di nome #RUGGINEBLOGTOUR, che porterà la graphic novel su varie piattaforme di altri cinque blogger, che diranno la loro su questa pubblicazione targata Edizioni BD a meno di una settimana dal suo esordio sul mercato editoriale.

Mettiamoci in cammino, dunque, perché di questo si tratta: per dirla alla Joseph Campbell, siamo in viaggio con un eroe. E sfogliando le prime pagine di Ruggine si direbbe di ritrovarsi in Medioevo arturiano dalle tinte pastello, al fianco dell’omonimo re, della sua fedifraga regina Ginevra e dell’infido cavaliere Lancillotto.

E in parte è così, perché un tradimento c’è stato, ma nel nostro secolo: niente sontuosi banchetti e rotoli di pergamena, ma una colazione solitaria e una valanga di notifiche che aspettano Tullio, universitario in quel di Roma, al risveglio da una notte onirica.

Nonostante il cellulare intasato, è solo, con l’assenza che pervade una casa ormai vuota: la sua Ginevra (ops, volevo dire Giuliana), lo ha lasciato per Stefano, uno dei suoi più cari amici. E con questa verità Tullio si confronta ogni giorno, nel tragitto verso una sede di Lettere della Sapienza (perfettamente ricreata), durante le lezioni a cui si sforza di prestare attenzione e all’ora di pranzo, mentre divide il suo panino con un randagio chiacchierone.

A circondarlo, una tavola rotonda di paladini, che non aspettano altro che lui scenda dalla torre e dia loro udienza, e pare che il grande evento sia finalmente alle porte: Tullio, sotto le gentili pressioni della migliore amica Margherita, acconsente a «concedersi ar pubblico», per citare il personaggio del buon Carlo (riferimento al Sir Kay di arturiana memoria? In ogni caso, meriterebbe uno spin-off solo per sé!), dopo ben due mesi: un’eternità in cui la vita è andata avanti senza di lui. C’è chi si è laureato e chi si è tagliato i capelli a zero; e in tutto quel tempo, sulla bocca di tutti c’è stato lui e la rottura con Giuliana, il solo argomento di cui Tullio non vuole parlare e su cui, invece, pare che ognuno voglia dir la sua.

A peggiorare una serata non delle più facili, ci si mette anche il drago, che si palesa al nostro provato protagonista sotto forma dell’ennesima notifica indesiderata sul cellulare: è Giuliana, che ha bisogno degli appunti che ha lasciato a casa sua, e che con quei messaggi sembra quasi scagliargli una tempesta di frecce; allo stomaco, alla schiena, sulle braccia, all’altezza del cuore.

Se i cavalieri dei libri di cui Tullio è appassionato possono infilarsi l’elmo e partire al galoppo senza voltarsi indietro, a lui non è concesso. Ma cosa se ne fa di un elmo, poi? Gli servirebbe un’armatura intera. Una che, inspiegabilmente, gli addosso come una seconda pelle.

Inizia così una bizzarra convivenza tra Tullio e il suo guscio di ferraglia: continuano le colazioni e i concerti solitari in bagno, la mattina; le giornate all’università; i momenti in compagnia della sua piccola corte (soprattutto, la fidatissima Margherita). Un presente che sembra resettarsi al mattino e continuare eterno, oltre lo spaventoso passato e l’altrettanto terrificante futuro.

Ma un viaggio non è un viaggio, se l’eroe non è in cerca di un tesoro: missione in nome del quale è persino disposto a una discesa infernale, con demoni che si frappongono tra lui e l’obbiettivo finale. Spaventosi avversari che, per Tullio, vivono tutti nella sua testa, sotto all’elmo, e nel suo cuore, sotto la corazza.

Con l’armatura che si fa sempre più fragile, riuscirà il nostro eroe a raggiungere la saggezza senza far del male a chi gli sta più vicino? Questo dovrete scoprirlo da voi. Posso dirvi che non sarà un percorso facile.

Ma d’altra parte, quando siamo posti di fronte a un evento doloroso, quando mai è facile uscirne?

Ruggine è una storia semplice, dal canovaccio antico come il tempo. Lui, lei, l’altro; lei e l’altro; il dolore di lui. D’altra parte, è una storia che parla di tutti noi. Almeno una volta nella vita, abbiamo sofferto come i protagonisti, e non solo ritrovandoci nei panni di Tullio (forse siamo stati anche Margherita, quella che aspetta qualcosa che sembra non arrivare mai; o persino Stefano e Ginevra, che hanno ferito, ma forse sono stati feriti a loro volta); abbiamo i nostri cavalieri della Tavola rotonda, con consigli ben intenzionati ma spesso un po’ troppo pressanti.

L’impatto dell’altro (con le sue aspettative per noi e sui di noi) è forse uno dei temi centrali della graphic novel.

Nel mondo di internet, in cui la soluzione ai più comuni drammi che affliggono è alla comoda distanza di un click, quelle ai problemi più essenziali rimangono elusive; e per quanto ci si isoli dalla realtà, non si possono spegnere gli amici in carne e ossa come si chiude la tab di Reddit per restarsene soli e crogiolarsi nei propri dolori (per citare l’amico randagio di Tullio). La complessa relazione tra le distanze accorciate (realmente?) dai social, i meccanismi perversi che ci portano a spiare chi ci taglia e tagliamo fuori dalle nostre vite e l’impossibilità di fuggire al mondo reale (che inevitabilmente busserà alla nostra porta) si intreccia conquestioni ataviche come l’amore non corrisposto, il fallimento e la resilienza.

Avvolto nell’armatura, Tullio continua la sua routine di tutti i giorni così come gli amici gli hanno consigliato, ma la ruggine che ne consuma il ferro dà da pensare: in quanta parte sceglie di seguire le loro indicazioni per migliorare, convinto dei loro suggerimenti, e in quanta per metterli a tacere? E, forse, le loro voci non danno solo carne ai suoi stessi sensi di colpa?

Prendendo il punto di vista speculare degli amici di Tullio (Margherita in primis) tutto si può dire tranne che non vogliano dargli una mano; ma nell’offrire la loro guida, non lo stanno forse spingendo a conformarsi a quelli che in un certo senso sono i comuni “rimedi della nonna” per riprendersi da un trauma che, in realtà, solo lui stesso può superare?

E da qui, viene spontaneo riflettere sull’unicità del dolore, oltre la sua universalità.

Spontaneo il paragone con i fiocchi di neve, così uguali all’apparenza, ma di fatto unici come le impronte digitali. O come l’esperienza umana. © bmccracken2010

Ruggine è una storia semplice e onesta. Onesta nel linguaggio scelto, che non si lascia andare a pomposità inutili, e nei dialoghi, che non vogliono raccontarci di massimi sistemi, ma di lezioni, esami, lauree e corna; onesta nelle ambientazioni tangibili, nei personaggi imperfetti, a volte inavvertitamente (o meno inavvertitamente) crudeli ma umani.

Persino i traditori, Giuliana e Stefano, possono essere antipatici, possono avere uno spazio ristretto, ma non sono piatti. Hanno le loro motivazioni, buone o cattive che siano; hanno avuto le loro solitudini, i loro rimpianti e anche loro hanno perso, come Ginevra e Lancillotto (anche se, forse, questa storia concederà loro una seconda chance).

E anche l’Artù dei giorni nostri non è totalmente senza macchia. Proprio come racconta una parte della graphic novel, il re di Camelot/Tullio, pur sforzandosi di assolvere ai compiti così come gli altri si aspettano da lui, resta una figura fallibile, per cui anche le relazioni che stabilisce sono prove per raggiungere quell’unico tesoro verso cui, come esseri umani, tendiamo.

Ma la chiave è, per l’appunto, la sua fallibilità. Se il tradimento non è mai giustificato di per sé, diviene almeno umanamente comprensibile se visto sotto la lente del fallimento. E fallire è normale. Umano. Come è umano tentennare, temere, ferire e ferirsi. Ma è umano anche rialzarsi e tendere una mano a chi è a terra.

Come fa Margherita, amica onnipresente, la cui forza è la capacità di costruire un ponte per giungere fino a Tullio senza perdere quella essenziale diversità (fatta di positività e incapacità di arrendersi) che è proprio quanto le rende possibile mostrargli un punto di vista diverso.

E qui arriviamo ad un altro punto a favore della graphic novel: la cura dei dettagli. Da una parte, una costruzione del cast ben bilanciata ma comunque mai forzata (così come ben bilanciato e mai forzato è il cast stesso), che si allontana quel tanto che basta dallo stereotipo per dar l’impressione di avere a che fare con persone reali e non con figurine su carta; dall’altra, le ambientazioni e i suoi abitanti, che ritornano consistenti in modo da creare un intimo micromondo in cui il lettore si sente membro silente della combriccola di Tullio, parte degli stessi scherzi, habitué degli stessi locali, compagno delle stesse ubriacature immoderate.

Allo stesso tempo, si mantiene abbastanza distacco da poter osservare tutti quei microcomportamenti di cui ci rendiamo autori e colpevoli, delle infinite piccole pressioni che subiamo e facciamo subire agli altri, delle nostre reazioni a drammi universali e personali.

Ruggine è una graphic novel perfetta, insomma? No. A volte si cade in qualche ingenuità, oppure c’è entusiasmo eccessivo nel voler spiegare quello che si potrebbe anche solo intuire (ma la resa grafica di questi momenti è talmente originale si soprassiede); e il finale è quello che ci si aspetta (ma non completamente, forse…) da una storia dall’impostazione fondamentalmente sentimentale, nel senso di fortemente incentrata sui sentimenti.

Ma Ruggine è anche un esordio, e come tale solida prova. Due autori promettenti, un’atmosfera che risucchia, scene che vi faranno sorridere e meravigliare, colori brillanti (tranne qualche tavola un po’ troppo scura), personaggi che vi resteranno un pochino nel cuore. E che vi consiglio di leggere.

– Lucrezia 🐵

Titolo: Ruggine

Autori: Francesco Vicentini Orgnani, Fabiana Mascolo

Casa editrice: Edizioni BD (collana BD Next)

Pagine: 136

Anno (Italia): 2019

ISBN: 9788832757965

Prezzo: 17,00 €

Ebook: //

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