INTERVISTA: Francesco Vincentini Orgnani e Fabiana Mascolo raccontano “Ruggine” 🏰 📲 💔

Ci siamo: oggi si chiude ufficialmente il #RUGGINEBLOGTOUR, dedicato alla graphic novel Ruggine (edita Edizioni BD) che vede Francesco Vincentini Orgnani alla sceneggiatura e Fabiana Mascolo alle illustrazioni. Un’avventura lunga più di un mese che ha visto Ruggine comparire sugli account di intrepidi paladini che si sono uniti a questo viaggio, e che ancora una volta ringraziamo.

Il cerchio si chiude, e tocca a noi concludere in bellezza, interpellando proprio chi questo progetto lo ha pensato e creato.

Prima, un ripasso: la storia è quella di Tullio, universitario patito di cronache arturiane che, per sfuggire dalla realtà di un tradimento non così diverso da quello subìto dal suo eroe, indosserà un’armatura… vera e propria! Armatura che però si arrugginisce peripezia dopo peripezia. Riuscirà il nostro campione a ritrovare la fiducia in sé stesso senza ferire chi più desidera stargli accanto?

Diamo ora la parola agli autori: saranno loro a trasportarci nel loro mondo in bilico tra presente e passato, tra realtà e fantasia.

Ecco i link ai profili dei partecipanti, e i temi trattati: Ashurascorner (Il valore dell’amicizia); Lostpaloma (Lasciarsi e rinascere nel mondo del cinema); Louchobi(La comunità per i millennials); Paolacalefato (Il fallimento come incentivo); Noizez_reads (recensione).

SOTTOLACOPERTINA: Partiamo dall’inizio: come nasce la coppia Vincentini Orgnani-Mascolo, e soprattutto come nasce Ruggine.

FRANCESCO VINCENTINI ORGAGNI, FABIANA MASCOLO: Ci siamo conosciuti alla Scuola Internazionale di Comics di Roma, periodo durante il quale abbiamo legato molto, parlando spesso di collaborazioni future. Influenzandoci a vicenda, abbiamo lavorato a varie storie che sono state la nostra palestra. Ruggine è il risultato di questa esperienza, oltre che il racconto – ampiamente romanzato – di come la nostra amicizia sia diventata altro, e del superamento di un periodo complicato e doloroso per entrambi. Pensavamo che grazie a quel vissuto avremmo potuto toccare le corde di quanti si fossero trovati in situazioni simili, magari ancora bloccati nella propria armatura. Il libro vuole essere un invito a non nascondere la testa sotto la sabbia nella speranza che le difficoltà ci passino sopra.

S: Perchéavete scelto proprio le cronache arturiane per fare da contraltare a un’ambientazione che vuole essere così realistica?

FVO, FM: In primo luogo per gusto. Siamo entrambi molto legati a quell’immaginario, sia dal punto di vista narrativo che per quanto concerne l’arte che nei secoli lo ha rappresentato. In secondo luogo, il parallelo con il ciclo arturiano ci è sembrato un modo efficace per raccontare la sofferenza di Tullio più di quanto avremmo potuto fare con le parole o basandoci soltanto sulla sua quotidianità. Artù, Lancillotto, Ginevra e Camelot sono diventati una lente per mettere a fuoco dettagli scomodi e dolorosi, senza doverli mostrare. Infine, ci piaceva l’idea di accentuare l’anima romantica e cavalleresca del protagonista rendendo quella concezione di amor cortese un riferimento irraggiungibile, e dunque ancora più micidiale.

S: Fabiana, quanto è stato difficile, a livello visuale, portare su carta questo mondo? Come vi è venuta l’idea di rendere le parti dedicate alle cronache un silent-book, diversamente dalle ambientazioni attuali, molto dialogate?

FM: La sintesi stilistica di Ruggine è il risultato di una serie di prove che hanno avuto inizio con le prime pagine del proposal e che si è protratta lungo tutta la lavorazione del volume. Il percorso non è stato privo di ostacoli ma non lo definiremmo difficile. Riguardo gli inserti onirici era nostra intenzione creare un distacco netto rispetto alla realtà, non solo dal punto di vista stilistico. Se da una parte le situazioni più difficili sono costellate di uscite infelici, frasi fatte, scambi accesi e messaggi dolorosi, dall’altra il sogno parla per suggestioni e immagini. Non servono parole per interpretare lo sguardo che Lancillotto lancia a Ginevra, o quello di Artù mentre lascia la mano della regina. Sulle rive del lago, il re sconfitto vede il volto degli affetti perduti nelle fronde degli alberi ed è sufficiente l’immagine per comunicare al lettore che nonostante tutta la vicenda, re Artù così come Tullio, li ama ancora. Il silenzio ci ha dunque permesso di giocare con simboli e composizione, senza che il testo distogliesse l’attenzione dalla scena.

S: Parlando di dialoghi, il mondo di Ruggine è affollato di personaggi ma i protagonisti indiscussi sono Tullio e Margherita: ci parlate un po’ di loro?

FVO, FM: Tullio e Margherita raccolgono una parte di noi, ma anche di persone a noi vicine, che sappiamo aver vissuto momenti del genere. Tullio è un ragazzo che non ha paura di mostrarsi fragile e di allontanarsi dall’archetipo del macho stoico, ma al contempo teme il dolore che il cambiamento e la crescita comportano. In questo senso, l’armatura è qualcosa che costruisce per sé stesso e non per quello che potrebbero pensare gli altri. Crediamo che la chiave di volta per il suo cambiamento sia proprio questo suo lato tenero e malinconico, piuttosto che la corazza. Margherita è invece una ragazza forte e risoluta, che sa quello che vuole e perché lo vuole, sovvertendo il mito della principessa da salvare. Se la lotta di Tullio è prettamente interiore, quella di Margherita si fa azione sul campo di battaglia che è la vita di tutti i giorni accanto all’amico.

S: Tullio ha subito un tradimento che ricalca quello dell’Artù delle cronache e che fatica a superare. Qual è il freno che non gli permette di andare avanti, perché sceglie (anche se inconsciamente) di indossare un’armatura?

FVO, FM: Tullio non vuole provare altro dolore. Si illude che ergendo un muro intorno a sé potrà isolarsi da qualsiasi nuova fonte di sofferenze. Nel farlo, smette di cogliere le opportunità, di mettersi in gioco e di osare. La possibilità di un nuovo amore con Margherita gli sembra un errore e si fa distante. In parte perché è ancora legato alla storia passata, non accettandone l’esito, e in parte perché non si sente pronto. Teme che non riuscirebbe ad essere sincero con Margherita, che non potrebbe darle l’affetto che merita. Ci piace pensare che alle ragioni egoistiche si unisca anche un animo nobile e sincero.

S: Poiché la storia è raccontata dal suo punto di vista, siamo portati a vedere Tullio come la sola vittima di quella che era a tutti gli effetti una relazione tossica. Ma è davvero così?

FVO, FM: Più che tossica, diremmo “disfunzionale”. Nessuno è perfetto, tantomeno all’interno di una relazione. Quando l’equilibrio tra i compromessi e l’affermazione personale viene meno, qualcosa si spezza nel rapporto, e alla lunga ne provoca il crollo. Crediamo che sia importante individuare la propria parte di responsabilità nel quadro, anche quando si sente il bisogno di vittimizzarsi e di dipingere l’altro come l’unico cattivo della storia. Per andare avanti tendiamo a sottrarci da questo esercizio di autoanalisi, ma col tempo finisce col raggiungerci. Due persone troppo simili persevereranno nel difetto senza migliorarsi, due troppo diverse non riusciranno mai a capirsi del tutto, rinunciando a parti importanti di sé stesse per mantenere la relazione in vita. Nel caso di Giuliana e Arturo è successo qualcosa di simile. Cosa di preciso? Non ci è dato saperlo, ma crediamo che il lettore possa immaginarlo, ripensando alle proprie esperienze.

S: Una parte importante della narrazione è la stretta comunità degli amici. L’amicizia ha un ruolo chiave nell’opera, tanto nel bene quanto nel male: viene in mente la bellissima tavola in cui Tullio è schiacciato dai consigli dei paladini della sua “tavola rotonda”. Secondo voi, quanta influenza hanno le amicizie su scelte che dovrebbero essere personalissime? Quando decidiamo di “andare avanti” quanto è per stare meglio noi stessi e quanto, invece, per liberarci dalle pressioni esterne? Soprattutto in un mondo in cui siamo sempre raggiungibili a distanza di un click o di un tap?

FVO, FM: Sicuramente gli amici sono un elemento fondamentale per le nostre scelte. Che si tratti di influenze o di semplici consigli, quando facciamo parte di una cerchia ristretta di persone molto vicine, che diventa a tutti gli effetti una seconda famiglia, è impossibile sottrarsi a certi meccanismi. Purtroppo, l’empatia non sempre rientra nell’equazione, e talvolta è facile dimenticarsi come ci si sente in certi frangenti, lasciandosi sfuggire tutti quei luoghi comuni e quei giudizi superficiali che arrivano all’interessato come una valanga di mattoni sulla testa. Per quanto questo sia accaduto anche con Tullio, la presenza dei suoi amici gli ha sicuramente permesso di fare un passo in più. Si può dire che Carlo in particolare sia stato determinante nello spingere Tullio e Margherita oltre determinate soglie, e che lo sforzo stesso della ragazza abbia fatto la differenza affinché Tullio riprendesse in mano le redini della sua vita. Risollevarsi da queste cadute è un processo lento, fatto di piccoli passi, non sempre giusti, e la tentazione di rifugiarsi in noi stessi è fortissima. In questi casi è importante mantenere un contatto con le persone a noi care e quindi con la realtà che ci mostra tutte le possibilità ancora celate nel futuro.

S: Una buona parte della graphic novel riprende nel dettaglio l’aspetto e il linguaggio delle piattaforme di instant messaging. Questo senso di istantaneità sembra aleggiare anche nelle relazioni umane: ci si aspetta che i sentimenti abbiano una data di scadenza, che soluzioni a problemi millenari vengano offerte e attuate molto rapidamente e che le relazioni evolvano molto rapidamente. Voi cosa ne pensate?

FVO, FM: I social sono entrati a gamba tesa nella nostra quotidianità, ma soprattutto nei rapporti. Le ultime generazioni sono state influenzate a tal punto che ormai l’utilizzo delle varie piattaforme è imprescindibile, tanto che buona parte della relazione prende luogo a distanza, fra like, profili bloccati, messaggi e stories. Li usiamo per mettere in vetrina la nostra unione, ma anche per scavare nella vita di chi ci piace, o, peggio ancora, per rivangare il passato, in uno strascico infinito di cui il web si fa complice inconsapevole con ricordi e suggerimenti sempre più molesti. La velocità deforma la comunicazione fino a privarla delle sfumature, rendendo enormi le cose più insignificanti, e sminuendo quello che potrebbe essere realmente importante. Per quanto sia facile trovarsi, parlare apertamente sembra essere sempre più difficile. Sicuramente non ci sono solo aspetti negativi: internet è uno strumento, il resto sta alle singole persone.

S: Si può dire in un certo senso che l’assenza sia una delle protagoniste della graphic novel. Si può essere assenti anche quando si crede di esserci, di stare ad ascoltare. Vale anche per sé stessi? Direste che per Tullio l’assenza è una sorta di rifugio? O è una maledizione?

FVO, FM: L’assenza è un tema interessante. Per un narratore è sempre una sfida lavorare in sottrazione. In questo caso ci siamo posti l’obbiettivo di raccontare il dolore e la “rinascita” di un ragazzo. Della causa di questo dolore abbiamo solo riferimenti, testimonianze dirette e indirette, dialoghi; eppure è facile calarci nei panni di Tullio. Anche l’assenza di Giuliana la rende un personaggio molto più temibile di quanto non sia quando finalmente si palesa. Per quanto riguarda Tullio, l’assenza è sicuramente uno scudo. La vera armatura, che troppo spesso vediamo nel mondo reale, è proprio l’isolamento. Non solo nel senso di rinunciare alla vita sociale, ma proprio di istinto di negarsi agli altri, anche quando sembreremmo perfettamente padroni della situazione e sicuri sulle nostre gambe.

S: Anche se tutti proviamo dolore, ciascuno soffre a modo proprio. Sarebbero d’accordo Tullio e Margherita con questa affermazione?

FVO, FM: Sicuramente sì. Nonostante certi dolori siano vecchi quanto l’uomo e comuni a tutti, è pur vero che la nostra diversità detta tempistiche e bisogni del tutto personali. La strada che ha permesso a Tullio di rialzarsi non necessariamente è quella giusta per chi leggerà il libro. Le sue scelte e i suoi sbagli non vogliono essere un’indicazione su come uscire da una brutta situazione, quanto piuttosto un invito a non rinunciare per paura di subire altri colpi.

S: Altro tema chiave è quello del fallimento. Viviamo in una realtà che, se apparentemente pare accettare il fallimento e incoraggiare la resilienza, di fatto promuove e premia il “vincere facile”. Quand’è che il fallimento può essere davvero un incentivo per ripartire? Qual è il quid che permette a Tullio di rialzarsi in piedi?

FVO, FM: Di base, sempre. Il fallimento ci inibisce, ma può anche diventare uno dei motori più potenti a disposizione dell’uomo. Che si tratti della cocente delusione di un amore infranto o dell’orgoglio ferito all’idea di non aver fatto abbastanza, non c’è niente che spinga a migliorarsi quanto la consapevolezza dei propri errori. Nel caso di Tullio, la spinta è venuta dal prendere atto che, su quella china, avrebbe perso un nuovo mondo oltre a quello che si era lasciato alle spalle. La paura di fallire di nuovo, che inizialmente lo tratteneva, è diventata quella di non riuscire a riscattarsi e di perdere un’occasione importante.

S: Anche Margherita fallisce, eppure il suo approccio è piuttosto differente (direi complementare) a quello di Tullio. Una diversità che pare cementare il loro legame tanto quanto li allontana inizialmente. Si può dire che Margherita sia una sorta di “anti-Tullio”?

FVO, FM: Margherita è l’altra faccia della medaglia. Anche lei sta vivendo un amore totalmente romantico, ma a differenza di Tullio non si mette mai completamente da parte. Rimane un elemento attivo in tutta la vicenda, ed è risolutiva per la sua sorte. Più che un anti-Tullio, Margherita è la rappresentazione vivente di quegli ultimatum che a volte la vita ci pone. Tutte quelle situazioni in cui si potrebbe dire “o la va o la spacca”, e che spesso fanno da spartiacque fra il prima e il dopo.

S: Leggendo, si ha l’impressione di essere un altro componente della tavola rotonda attorno a Tullio e Margherita; magari quell’amico che se ne sta più sulle sue ma è proprio quello col consiglio giusto. Come siete riusciti a creare questo senso di cameratismo col lettore? Quanto è importante la cura dei dettagli, delle ambientazioni, dell’impostazione scenica in questo senso?

FVO, FM: Abbiamo cercato di rendere ogni personaggio riconoscibile senza dargli un’eccessiva caratterizzazione estetica. Volevamo che ciascuno potesse riconoscersi in Tullio o Margherita, così come in qualsiasi altro membro del gruppo, al pari delle maschere di uno spettacolo. L’armatura stessa vuole porsi come icona, prescindere da un volto e un sesso: una figura neutra eppure tremendamente espressiva, che potrebbe celare sotto l’elmo il viso di chiunque, lettore incluso. Oltre alla scelta stilistica, abbiamo optato per degli espedienti narrativi e registici che guidassero il lettore all’interno delle conversazioni. Non è solo un’impressione, quindi, è proprio la telecamera che invita ad abbandonare la propria posizione di spettatore esterno e a sedersi alla tavola rotonda di Tullio. Il lettore diventa così partecipe degli avvenimenti, coinvolto e complice.

S: Ultimissima domanda: il finale (non facciamo spoiler, promettiamo) è lasciato aperto. Quasi spalancato. Vuol dire che siete aperti a sequel o spin-off? Diteci di sì!

FVO, FM: Chi può dirlo? La storia di Tullio si interrompe volutamente con un epilogo che lascia aperte nuove possibilità, per diverse ragioni. Ci piacerebbe sicuramente raccontare di più del suo passato e degli altri personaggi. Per il momento non abbiamo niente in cantiere ma, come si dice, mai dire mai.


Ringraziamo ancora gli autori per essere stati nostri ospiti e averci portato dietro le quinte di Ruggine, una degna conclusione per una fantastica avventura.

– Lucrezia 🐵

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...