#LEGGIAMOANGELACARTER ✍️ – Le fiabe: e vissero (!) feriti e contenti 🏰 👑 💋

Nuovo anno e nuovo ospite per il progetto #LEGGIAMOAngelaCarter, alla riscoperta della giornalista, saggista, scrittrice e signora inglese del fantastico prematuramente scomparsa nel 1992; e ritornata di recente sugli scaffali italiani grazie alla riedizione de Nell’antro dell’alchimista ad opera di Fazi Editore

Dopo un’incursione nell’infanzia di Angela Carter con Alessia Dulbecco e ormai prossime alla conclusione della lettura della raccolta La camera di sangue insieme al gruppo dedicato, è Sara Silvera Darnich, educatrice specializzata in disabilità, autrice ABEditore con La favola del Sole e della Luna, nonché divulgatrice culturale sul web con lo pseudonimo di Sarai Sangue di Drago, a darci il suo contributo sul tema delle fiabe, filone principe nella raccolta capolavoro di Angela.

Da molti considerata l’apoteosi creativa di Angela, La camera di sangue è stata riproposta all’interno de Nell’antro dell’alchimista, raccolta in due volumi di tutti i racconti dell’autrice. Qui il nostro focus.

Diamo il benvenuto sul nostro blog a Sara, che ci parla della loro origine e del ruolo fondamentale che svolgono nell’educazione infantile.


Dieci anni fa, quando internet era un luogo ancora più selvaggio ma sicuramente più creativo, girava nel vortice delle condivisioni una serie di disegni chiamata Twisted Princesses creata dal talentuoso illustratore Jeffrey Thomas, che ha scelto di rappresentare le principesse Disney in chiave horror: Ariel è uno zombie, Cenerentola un’inquietante spaventapasseri, Biancaneve è una regina demoniaca e Aurora è più morta che addormentata… Paura, eh? 

Un collage con alcune delle protagoniste dei film Disney secondo la visione dark e horror di Jeffrey Thomas.

Cambiamo prospettiva: 2010, il fumettista e illustratore J. Scott Campbell pubblica Fairytales Fantasiesuna serie di stampe super sexy che ritraeva le eroine delle fiabe in mise succinte. Gretel con le parigine, Wendy in sottoveste trasparente, Capitan Uncino che spia una Campanellino semisvestita e Belle che ha abbandonato il famoso abito giallo per la lingerie. Le pose sono esplicite, gli sguardi ammiccanti.

A una prima occhiata, le visioni di questi due artisti possono sembrare audaci rielaborazioni di fiabe per bambini, eppure, che ci crediate o no, in realtà sono le rappresentazioni più valide delle forze che costituiscono il cuore delle fiabe come sono state concepite in origine. Eros e Thánatos.

È ormai noto che dietro le modifiche e gli adattamenti edulcorati della Disney, le fiabe celano un mondo di sesso, violenza e morte. 

Ed è proprio questo che piace ai bambini: i racconti sono sfrenati, sanguinosi e catartici.

La Favola conserva nel suo intimo le tracce del più antico paganesimo, gli usi e i riti arcaici. 

– Vladimir Propp, Morfologia della fiaba
Il celebre saggio di Vladimir Propp, pubblicato nel 1928 e uscito in Italia nel 1966 per Einaudi, ha influenzato le ricerche di Roland Barthes e Claude Lévi-Strauss.

Mito e fiaba sono legati a doppio filo e possiamo ritrovare nel primo le origini di molti racconti popolari; entrambi parlano la lingua magica dei simboli e contengono significati ben più profondi di quanto possa sembrare. 

Bruno Bettelheim, nel suo saggio Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, dice a proposito: «Le fiabe recano importanti messaggi alla mente conscia, preconscia e subconscia» ed è importante che i bambini vengano esposti alla natura aggressiva, maligna e violenta degli esseri umani, narrata in questi racconti.

La cultura dominante preferisce fingere, soprattutto quando si tratta di bambini, che il lato oscuro dell’uomo non esista e professa di credere in un’ottimistica filosofia del miglioramento.

Attraverso la fiaba il bambino viene esposto in un contesto protetto e simbolico ai problemi esistenziali, alla fascinazione temporanea del male e al trionfo del bene nell’arco della lettura di un racconto. 

I bambini raramente verranno abbandonati in un bosco, mangiati da una strega o inseguiti da un gigante ma spesso si troveranno a fronteggiare prove altrettanto difficili lungo tutto l’arco della loro crescita. Il pensiero magico, la potenza catartica delle fiabe permettono di sfogare tutte le pulsioni ataviche ma socialmente inaccettabili: uccidere la madre e il padre, morire e rinascere, provare passioni sfrenate e proibite («Chi avrebbe mai potuto amare una bestia?») e osservare indisturbati violenze, omicidi e menomazioni. 

La celebre intro dell’apprezzato, benché edulcorato, film d’animazione del 1991 della The Walt Disney Company, basato sulla fiaba La Bella e la Bestia di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont.

Il bambino che ascolta un racconto vive sospeso tra due dimensioni: quella della sua quotidianità e quella di una realtà magica dove tutto è possibile. 

Angela Carter con La Camera di Sangue rinnova e fa proprio il linguaggio simbolico e psicoanalitico della fiaba e racchiude tutti gli archetipi dei racconti popolari in una serie di trasposizioni moderne dove immaginario erotico e horror si sposano alla riflessione sul femminile, riuscendo a costituirsi come ponte tra la tradizione esplicita e gli adattamenti per bambini. 

Mr. Lyon, il lupo mannaro, la bambina di neve e la contessa-vampira, signora della casa dell’amore, si ergono a nuove icone della mitologia contemporanea dove sesso, violenza e trasfigurazioni non fanno distinzioni di genere, età o rango sociale. 

Leggere i racconti di  Angela Carter in età adulta ha la stessa funzione della fiaba per i bambini: è come perdersi nella stanza degli specchi di un circo e riuscire a ritrovare sé stessi dopo aver osservato, nel riflesso, una galleria di figure ambigue e seducenti.

– Sara Silvera Darnich

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